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Il Partito Conservatore si appresta ad ottenere, almeno secondo i dati riportati dagli istituti demoscopici, una facile vittoria alle consultazioni legislative previste per il 12 dicembre. Un sondaggio di YouGov, diffuso nella giornata di sabato, assegna ai Tories il 45 per cento dei voti, il più alto livello di supporto dal 2017, ai Laburisti il 28 per cento, ai Liberali il 15 ed al Brexit Party appena il 4 per cento dei suffragi. Anche altri tre sondaggi certificano il predominio dei Conservatori: per Opinum i Tories hanno sedici punti di vantaggio sul Labour, per il Mail on Sunday le lunghezze sarebbero quindici mentre secondo Savanta ComRes il partito di Boris Johnson otterrebbe il 41 per cento dei suffragi contro il 33 per cento dei rivali progressisti. La scelta del primo ministro di voler andare ad elezioni anticipate sembra aver pagato e qualora le previsioni venissero rispettate potrà godere della maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni.

Il segreto del successo

I Tories, grazie ad un atteggiamento pugnace e determinato sul tema Brexit, che ha di fatto dominato la campagna elettorale, sono riusciti a svuotare il bacino elettorale del movimento radicale di Nigel Farage. Il Brexit Party, infatti, rischiava di minacciarli da destra ma il sistema elettorale maggioritario inglese ed il parziale patto di desistenza tra Farage e Johnson potrebbe aver spinto molti elettori tra le braccia dei Conservatori. I progressisti, invece, non hanno formato un fronte unito e le diverse anime del centro sinistra inglese, dai Laburisti al Liberaldemocratici passando per i nazionalisti scozzesi, gallesi ed i Verdi continuano a suonare spartiti diversi frammentando, di fatto, le chance di vittoria elettorale. L’unico patto di desistenza è stato siglato dai LibDem, dai Verdi e dai nazionalisti gallesi del Plaid Cymru che, in alcuni collegi, presenteranno un candidato comune. Troppo poco per fermare la corazzata conservatrice che sembra procedere, inesorabile, verso la vittoria. L’unica speranza, per i Laburisti, di imporsi ai comizi elettorali era proprio quella di porsi alla testa di un vasto schieramento progressista. Le dinamiche inglesi non hanno però facilitato questo sviluppo.

Il fattore meteo

Boris Johnson commetterebbe comunque un grave errore politico se pensasse di aver vinto. Le elezioni nel mese di dicembre sono una vera e propria rarità per il Regno Unito, le ultime hanno avuto luogo nel 1923 e le condizioni meteorologiche potrebbero influire in maniera determinante sull’affluenza alle urne, in particolare per quanto riguarda gli elettori più anziani che rappresentano un ottimo bacino elettorale per i Tories. Il fattore atmosferico è di certo imprevedibile e Johnson potrà semplicemente sperare nelle migliori condizioni possibili.

Il Regno Unito sembra così avviarsi verso la fine del lungo periodo di stallo politico che ha rischiato di danneggiare seriamente le fondamenta istituzionali del Paese. Gli elettori sono probabilmente stufi dei continui rinvii della Brexit, dell’ostruzionismo progressista nei confronti dei Tories e preoccupati che il pantano elettorale possa trascinare tutto il Paese verso una grave crisi. Johnson ha mostrato coerenza in materia di uscita dall’Unione Europea, è riuscito a sopravanzare ai rivali del Brexit Party ed è stato probabilmente più incisivo del leader laburista Jeremy Corbyn che, in caso di sconfitta, potrebbe avere qualche problema politico in più.





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