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La corsa all’Artico ha cessato di essere una partita a tre fra Russia, Stati Uniti e Cina. Un’altra potenza, consapevole dell’influenza esercitata dal termine “stato quasi-artico” coniato da Xi Jinping per legittimare le proprie ambizioni nel polo nord, ha deciso che è il turno di entrare nella competizione: l’India.

Verso un’agenda per l’Artico

Il 2021 è iniziato all’insegna dello stupore per gli internauti del subcontinente indiano. In rete, infatti, ha fatto comparsa un nuovo sito web, “India’s Arctic Policy”, di proprietà governativa, per annunciare che “il governo dell’India sta formulando un’agenda artica […] e si richiedono commenti e riscontri sulla bozza entro il 26 gennaio 2021”.

La bozza di strategia, liberamente leggibile sul sito, si articola in cinque punti ed è preceduta da un capitolo introduttivo spiegante le ragioni dell’interesse di Nuova Delhi e la lunga – quanto sconosciuta – storia del suo rapporto con le terre del polo nord, iniziata nel 1920 con la firma del trattato delle Svalbard. I pilastri dell’agenda con cui l’India vuole inserirsi nella competizione per l’Artico, come già scritto, sono cinque: scienza e attività di ricerca, cooperazione per lo sviluppo umano ed economico, trasporti e connettività, cooperazione internazionale, rafforzamento delle capacità (capacity building).

Nella bozza di piano si può leggere che l’India “cerca di giocare un ruolo costruttivo nell’Artico facendo leva sulla sua vasta esperienza scientifica nella ricerca polare e himalayana e vorrebbe contribuire a garantire che l’Artico diventi più accessibile e che lo sfruttamento delle sue risorse sia sostenibile e in consonanza con le migliori pratiche formulate da corpi come il Consiglio Artico”.

L’obiettivo conclamato di Nuova Delhi è lo sviluppo pacifico e multilaterale dell’Artico, un’area di importanza pivotale per ragioni ambientali (il riscaldamento climatico), economiche (la progressiva trasformazione in realtà della rotta del Mare del Nord e la presenza di giacimenti incontaminati di petrolio e gas) e geopolitiche (la competizione tra grandi potenze). Queste ultime, naturalmente, nella bozza non compaiono, ma è chiaro che rivestano un ruolo primario: l’entrata dell’Elefante nel polo nord è funzionale a contrastare l’espansione del Dragone, con il beneplacito silenzioso dell’Orso.

Le ambizioni polari vengono giustificate intelligentemente superando ed estendendo il pensiero strategico alla base dell’agenda cinese: l’India non è interessata al destino dell’Artico per ragioni puramente geografiche (la concezione di stato quasi-artico), ma perché esso viene visto come “un patrimonio comune dell’umanità”. In conformità con questa visione, il governo “aumenterà il proprio impegno in questa regione vitale e nei corpi che la governano in qualità di partner responsabile”.

Fra Russia, Cina e Stati Uniti

La formulazione di una strategia per l’Artico è una delle molteplici manifestazioni del connubio su cui si regge la politica estera di Nuova Delhi sin dalla guerra sino-indiana del 1962: ricerca del multipolarismo e contrasto dell’espansionismo cinese. L’India, che ha iniziato a palesare un interesse nella partecipazione attiva ai processi decisionali riguardanti le dinamiche polari nel 2013 – anno dell’entrata nel Consiglio Artico in qualità di osservatore –, negli ultimi tre anni ha investito cinque miliardi di dollari in una serie di progetti petroliferi nell’Estremo Oriente della Russia con il duplice obiettivo di controbilanciare la sovraesposizione cinese e ritagliarsi un ruolo nel nuovo ordine commerciale che va formandosi con l’apertura della rotta del Mare del Nord.

Il Cremlino ha accolto positivamente il dinamismo indiano all’interno del proprio territorio perché anch’esso interessato ad arginare gli appetiti di Pechino, preferibilmente con un collaboratore di lunga data e affidabile, e necessitante di liquidità e capitale umano per portare avanti la propria ambiziosa agenda per lo sviluppo di Artico, Siberia ed Estremo Oriente.

L’India può dare alla Russia ciò che cerca, ottenendo in cambio maggiore sicurezza energetica e un ruolo di primo piano nel corridoio marittimo Vladivostok-Chennai, ma dovrà tenere in considerazione il fattore Stati Uniti, i quali rivestono un’importanza ed esercitano un’influenza pari a quelle del Cremlino nelle stanze dei bottoni indiane. Non è da escludere, infatti, che la Casa Bianca, impegnata in una corsa contro il tempo per impedire e rallentare la fine del sistema egemonico americano-centrico, possa tentare di giocare la carta India nell’Artico in chiave antirussa facendo leva su uno strumento – il diritto internazionale – al quale è stato già dedicato dello spazio nella bozza suscritta.

L’India, in breve, scegliendo di entrare volontariamente nella competizione tra grandi potenze, dovrà ponderare ogni variabile e non sottovalutare la probabilità di uno scenario in cui potrebbe essere chiamata ad abbandonare la tradizione del non-allineamento e ad effettuare una scelta di campo. Fra l’Orso e il Dragone, infatti, aleggia l’ombra dell’Aquila.