Prima il Parlamento, ora anche la capitale. La Moldavia in neppure un anno sembra aver cambiato il proprio volto, spostandosi verso posizioni sempre più filo-russe. Questa è la lettura che si può fornire dopo l’esito delle elezioni locali tenutesi nella giornata di ieri. In particolare ha sorpreso il trionfo dei socialisti a Chisinau, che secondo la testata giornalistica Balkan Insight era la roccaforte delle forze politiche più propense a un dialogo con l’Unione europea. Non solo, la vittoria del candidato Ion Ceban porta per la prima volta un uomo di sinistra a guidare la principale città moldava. Un risultato che nel Paese si può affermare essere storico.

I presupposti della svolta a sinistra

A ben vedere i segnali di questo cambiamento erano se non evidenti, quantomeno ravvisabili. Bisogna però partire da luglio 2018, quando si sono tenute le elezioni nella capitale moldava, poi annullate dalla Corte Costituzione a causa di alcune irregolarità commesse dal vincitore, Andrei Nastase (Blocco elettorale Acum), che nel ballottaggio ottenne il 52% dei voti.

A distanza di neppure un anno, nel febbraio 2019, il popolo moldavo è stato chiamato per votare il parlamento. Dai seggi elettorali è uscito vincitore il Partito socialista, guidato dalla leader Zinaida Greceani, passato dal 20% del 2015 al 31%; lo sconfitto per eccellenza il magnate Vladimi Plahotniuc e il suo Partito democratico.

La vittoria dei socialisti, tuttavia, non basta per governare. Questo conduce le due forze politiche principali, il Partito socialista e il Blocco elettorale Acum, a trovare l’intesa per formare una coalizione in grado di guidare il Paese per i prossimi quattro anni. Un esperimento quantomeno originale, considerato che unisce rispettivamente filo-russi con filo-europeisti e trova il sostegno di tutte le principali potenze straniere che guardano alla Moldavia: Russia, Stati Uniti e Unione europea. Le stesse che portano a far fare un passo indietro alla Corte Costituzionale – vicina a Plahotniuc – che nei primi giorni di giugno aveva tentato di far cadere lo Stato in una crisi parlamentare.

La vittoria di Ion Ceban

La partita di Chisinau rivestiva un’importanza simbolica per le due forze politiche che formano la coalizione di governo. Per il Blocco elettoral Acum poteva significare un maggior peso durante l’attuale legislatura, per i socialisti una conferma del risultato di febbraio.

Inevitabilmente la rilevanza che possedeva l’appuntamento del 3 novembre ha portato a un raffreddamento nei rapporti tra i due partiti, a causa delle accuse mosse dal candidato del centro-destra, Andrei Nastase, ai danni dello schieramento rappresentato dal suo avversario, da lui ritenuti collusi con la criminalità organizzata presente nella capitale. Un J’accuse pesante e non passato inosservato al Presidente Igor Dodon (Socialisti), de facto il rappresentante degli alleati di governo, che all’emittente televisiva Moldova 1 ha dichiarato di essere “a favore della continuazione della maggioranza parlamentare” ma che, al tempo stesso, alcuni dettagli devono essere chiariti. Una maniera diplomatica per prendere tempo e attendere l’esito del voto di Chisinau.

Un esito che si è rivelato favorevole. Il candidato della sinistra, Ion Ceban, ha trionfato con il circa del 52% dei voti, benché l’affluenza sia stata inferiore al precedente ballottaggio, diventando il primo sindaco di sinistra a guidare la capitale moldava. I filo-europeisti perdono la loro roccaforte in favore di un movimento più vicino alle posizioni della Russia e più restio al dialogo con l’Unione europea. Nel frattempo il neo sindaco ha già dichiarato che sostiene l’attuale coalizione di governo ma si sa che in politica i dietro front non sono impossibili.