Qualche mese fa Hikvision, una delle aziende di videosorveglianza più importanti della Cina, è finita nell’occhio del ciclone, accusata di aver svolto un ruolo di primo piano nel ferreo sistema di sorveglianza implementato da Pechino nello Xinjiang. In questa regione, dove vive la minoranza etnica cinese degli uiguri, popolazione turcofona e musulmana, il governo cinese ha scelto di usare il pugno duro per estirpare la piaga dell’estremismo islamico. Telecamere, complesse banche dati, schedatura degli abitanti, limitazioni individuali e, accusa l’Occidente, anche campi di prigionia in cui gli uiguri sono obbligati a lavorare gratis e seguire un pressante indottrinamento ideologico. La Cina rigetta ogni accusa e continua a ribadire che le pratiche attuate nello Xinjiang sono necessarie per difendere la sicurezza nazionale. In ogni caso, gli Stati Uniti hanno puntato il dito contro Hikvision, rea di aver fornito alle autorità cinesi la propria apparecchiatura per violare i diritti degli uiguri.

Il ban americano

Hikvision è stata quindi inserita nella entity list americana assieme a Huawei e altre società cinesi. Chi fa parte di questa lista non può più vendere attrezzature e prodotti alle agenzie governative statunitnesi; l’ufficialità della misura stabilita dal Congresso è partita lo scorso 13 agosto, con un anno di anticipo rispetto ai piani, visto che l’applicazione sarebbe dovuta partire nel 2020. Hikvision non può più fare affari con Washington, ma nel resto del mondo nessuno le ha imposto particolari divieti. È così che la Hangzhou Hikvision Digital Technology continua a essere molto attiva sui mercati occidentali. Sua, ad esempio, è l’apparecchiatura di vigilanza dell’aeroporto di Linate e sempre sue sono le tantissime videocamere presenti in Germania. Addirittura, secondo quanto riportato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, la controversa società cinese sta letteralmente conquistando il mercato tedesco. Creando non pochi imbarazzi a Berlino.

Hikvision alla conquista della Germania

A Francoforte, la polizia locale si è rivolta proprioalla Hikvision per installare un sistema di videosorveglianza sul famoso Eiserne Steg, uno dei ponti cittadini che attraversa il fiume Main. Tra molestie, furti e pericoli vari legati al terrorismo islamico, le autorità hanno deciso di trasformare la zona in un’area videosorvegliata. Nel 2018 Hikvision ha aperto un ufficio a Francoforte, e da lì si è espansa nel resto della Germania (e non solo), approfittando della crescente domanda di sicurezza. L’azienda in questione non fornisce paccottaglia cinese a basso costo; è una leader del mercato globale dei sistemi di videosorveglianza e ha piani ben definiti in vista del futuro. Sempre nella cittadina tedesca, Hikvision, dopo aver vinto un bando, ha fornito alla compagnia di trasporti di Francoforte VGF 31 pilastri da piazzare alle fermate per consentire ai cittadini di effettuare chiamate di emergenza in caso di aggressione, oltre che varie telecamere. VGF sostiene che si tratti di una rete chiusa, i cui dati non sono disponibili al pubblico e che gli occhi elettronici si accenderebbero solo quando i passanti o i passeggeri attivano l’allarme. Non è finita qui, perché anche il quartier generale della polizia di Francoforte utilizza modelli di telecamere di Hikvision. Neppure il ministero federale dell’Interno ha potuto fare a meno di questa aziende cinese, visto che si affida allo stesso tipo di telecamere per monitorare il suo edificio.

Un enorme giro di affari

Nonostante sia messa al bando dagli Stati Uniti, Hikvision continua legittimamente a pensare al proprio business e, almeno finché gli altri partner globali valuteranno i suoi prodotti all’altezza, l’azienda cinese colleziona un affare dietro l’altro. Hikvision è un’azienda a partecipazione statale ma controllata dall’Esercito popolare di liberazione. Ha un valore di mercato di circa 37 miliardi di dollari ed è il primo produttore al mondo di sistemi di sicurezza.

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