Il dirottamento del volo Ryanair FR4978 partito da Atene e diretto a Vilnius rischia di avere serie conseguenze sulle relazioni tra Unione europea e Bielorussia. L’arresto del giornalista e dissidente Roman Protasevich, che si trovava a bordo dell’areo, ha suscitato la ferma condanna da parte delle nazioni occidentali. Il fatto che ad impartire l’ordine di far atterrare il volo, come confermato dai media bielorussi, sia stato proprio il presidente Aleksandr Lukashenko aggiunge ulteriore gravità ad una vicenda già sorprendente. Lukashenko, al potere dal 1994, ha represso con durezza le opposizioni politiche dopo aver vinto le contestate elezioni presidenziali dell’agosto 2020.

Alcuni oppositori sono stati arrestati, altri sono fuggiti in esilio mentre dozzine di alti ufficiali bielorussi, incluso lo stesso Lukashenko, sono stati oggetto di sanzioni comunitarie che includono il divieto di ingresso nel territorio dell’Unione e la confisca dei beni depositati negli istituti di credito europei. I rapporti tra le parti erano, dunque, già compromessi prima della vicenda Protasevich, di cui è comunque stato richiesto l’immediato rilascio da parte di Bruxelles. I fatti dell’ultimo anno dimostrano due cose. Da un lato la politica europea a Est mostra i suoi limiti, in particolare con quelle forme autoritarie al proprio interno e una politica estera più accorda, come appunto quella di Minsk. Dall’altro le prossime settimane saranno un banco di prova fondamentale per l’Unione per vedere se è in grado o meno di difendere sul serio i valori democratici e sociali di cui si fa portatrice e se è disposta ad accettarne le conseguenze.

Cosa succede a Bruxelles

L’incidente bielorusso ha dominato l’inizio del Consiglio europeo straordinario, programmato tra il 24 e 25 maggio. Il Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen ha già dichiarato che un pacchetto di aiuti economici dal valore di 3 miliardi di euro e destinato a Minsk è stato congelato “nell’attesa che la Bielorussia diventi democratica”.  Il Consiglio Europeo, si legge nelle conclusioni sulla Bielorussia adottate dai capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles, “invita tutte le compagnie aeree con sede nell’Ue ad evitare di sorvolare la Bielorussia” e chiede al Consiglio Ue “di adottare le misure necessarie ad evitare il sorvolo dello spazio aereo Ue da parte della Bielorusian Airlines, nota come Belavia, e di impedire l’accesso agli aeroporti dell’Ue ai voli operati da tale compagnia”.

Un eventuale bando di Belavia dagli aeroporti dell’Unione europea contribuirebbe ad isolare Minsk dato che è proprio questa linea aerea ad assicurare la maggior parte dei collegamenti internazionali tra la Bielorussia ed il resto d’Europa  e del mondo. I leader Ue nelle loro conclusioni puntano comunque a voler indagare sui fatti del 23 maggio, invitando l’Icao, l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, ad avviare un’investigazione urgente sul dirottamento. Poi hanno invitato il Consiglio Ue, cui spetta adottare le sanzioni indicate dal Consiglio Europeo, ad “includere nella lista” dei soggetti colpiti da misure interdittive e di congelamento dei beni altre “persone ed entità”, e di farlo “prima possibile”. Chiedono inoltre al Consiglio di adottare “ulteriori sanzioni economiche mirate” e invitano l’Alto Rappresentante e la Commissione a presentare proposte “senza indugio” a questo fine.

Un alto funzionario Ue ha fatto sapere all’Adnkronos che i leader europei avrebbero “dato un chiaro segnale” a favore di “sanzioni economiche mirate o settoriali sulla base dell’articolo 215” dei Trattati Ue contro la Bielorussia. La disposizione citata prevede l’applicazione di sanzioni tramite una delibera a maggioranza qualificata. I leader, ha detto il funzionario, “hanno approvato le pesanti azioni in linea con la proposta del presidente del Consiglio europeo e il testo è stato approvato molto rapidamente”.

Non è detto, però, che qualsivoglia tipo di azione venga intrapreso in breve tempo. Ci sono, infatti, una serie di ostacoli di tipo politico e legale che impediscono a Bruxelles di agire immediatamente e bisogna inoltre fare i conti con le divisioni esistenti all’interno del blocco comunitario. Si va dall’indifferenza mostrata dal primo ministro ungherese Viktor Orban, che non ha ancora fatto menzione della vicenda bielorussa, alle parole al vetriolo pronunciate dal premier greco Kyriakos Mitsotakis, che ha chiesto che vengano intraprese azioni sostanziali contro la Bielorussia.

I rischi per l’Ue e le opportunità di Mosca

L’Unione europea ha assunto il ruolo di sostenitore e difensore dei diritti umani e della democrazia su scala globale e questo elemento non può che riverberarsi sul suo approccio nei confronti della Bielorussia. L’Unione sembra aver imparato dal passato e, negli ultimi mesi, ha preferito una reazione unitaria seppur ritardata ad un eccesso di interventismo. In questo senso vanno lette le decisioni di redistribuire l’assistenza finanziaria dal governo bielorusso alla società civile, di aprire i propri confini e le proprie strutture agli studenti bielorussi espulsi e la risoluzione del Parlamento europeo con cui si chiedeva una revisione ed una sospensione dei negoziati per l’EU—Belarus Partnership Priorities fino all’organizzazione di elezioni presidenziali libere e democratiche.

L’approccio dell’Unione può avere un duplice effetto. Da un lato ne rinforza l’autorità ed il prestigio nell’ambito dell’Eastern Partnership ma dall’altro rischia di consegnare la Bielorussia al controllo esercitato dalla Federazione Russa. Non è un mistero, infatti, che il Cremlino voglia esercitare una posizione dominante nello spazio post-sovietico e che Mosca sia interessata a rinforzare l’integrazione con la Bielorussia. Bruxelles, in parole povere, continua a prendere parte ad un gioco che non può ragionevolmente vincere ma che, al tempo stesso, non può nemmeno abbandonare per non perdere del tutto la faccia. Il rischio, però, è quello di ritardare l’inevitabile.