Nell’attesa che comincino i colloqui tecnici tra Grecia e Turchia mediati dai negoziatori dell’Alleanza Atlantica, il cui inizio è stato rimandato da ieri a domani, il clima tra i due Paesi si è scaldato ulteriormente per l’entrata in scena del cosiddetto Esercito Nazionale Siriano, un gruppo paramilitare che ha combattuto contro Bashar al Assad negli anni della guerra civile siriana.

Sdebitarsi con una guerra

La notizia proviene direttamente dal profilo Twitter di Suhail Hammoud, un capofila dell’Esercito Nazionale Siriano (ENS), che il 5 settembre ha scritto un tweet con doppio destinatario: le cancellerie di Atene ed Ankara. Quella di Hammoud è una dichiarazione in cui si ricorda ai commilitoni il dovere di lealtà verso un Paese, la Turchia, che negli anni della guerra civile siriana ha supportato l’Ens con denaro, addestratori e armi, e prima o poi quel debito andrà ripagato. “Siamo grati alla Turchia. Adesso è il momento di estinguere questo debito. Se mi chiedessero: ‘Andresti al confine con la Grecia?’, con molta felicità risponderei ‘sì!'”.

Il tweet è divenuto virale in breve tempo ed è stato ripreso anche da alcuni media turchi, finendo sulla prima pagina di uno dei principali quotidiani, il Türkiye. Con l’entrata in scena dell’Ens si allarga il fronte dei giocatori disposti ad unirsi ad Erdogan nel caso di una guerra aperta con la Grecia; infatti nei giorni scorsi sono state rilasciate dichiarazioni di supporto da parte di Azerbaigian e Pakistan.

L’Ens, che cos’è?

L’Ens viene fondato il 30 dicembre 2017 nella città di Azaz con l’obiettivo ufficiale di aiutare la Turchia a creare una zona cuscinetto nella Siria settentrionale in funzione anticurda e ripulita dalle ultime sacche di resistenza dello Stato Islamico.

Il gruppo paramilitare risponde per le sue azioni soltanto a due entità: Ankara e il governo siriano non riconosciuto di Anas al-Abdah. L’Ens fa parte della galassia di organizzazioni, fazioni e micro-fazioni che dal 2011 sono coinvolte a vario titolo e in diverso modo nella guerra civile siriana ma, contrariamente ad altri attori attivi nel conflitto, non ha mai nascosto di essere uno strumento altrui, palesando sin dai primordi la fedeltà ad Ankara.

Le dimensioni numeriche dell’Ens hanno registrato un incremento significativo a partire da ottobre dello scorso anno, mese in cui il Fronte Nazionale di Liberazione, una coalizione di ribelli antigovernativi nata nel 2018, si è sciolto su ordine del governo turco, legandosi e fondendosi con il gruppo e contribuendo al potenziamento di quattro legioni.

Se all’annuncio di Hammoud seguissero dei fatti, ovvero la comparsa di membri dell’Ens nel fronte greco, non dovrebbe destare sorpresa: non sarebbe la prima volta che i soldati di questo esercito irregolare fermamente fedele ad Erdogan vengono dirottati al di fuori della Siria, obbligatoriamente o volontariamente. Infatti, è da inizio gennaio che la loro presenza è stata segnalata in Libia, dove almeno 2mila combattenti sono stati dispiegati in funzione di supporto al Governo di accordo nazionale di Fayez Al Sarraj.