Che formazione, in Francia, può attrarre il voto utile dei più tenaci avversari del presidente Emmanuel Macron e, al tempo stesso, quelli di coloro che vedono come un problema l’ascesa costante del Rassemblement National di Marine Le Pen? Le elezioni amministrative francesi di domenica sembrano aver indicato nei Repubblicani un attore sempre più competitivo in vista delle prossime sfide elettorali e, in prospettiva, della corsa all’Eliseo che culminerà nell’aprile 2022.

La destra gollista risorge dopo le disfatte elettorali delle presidenziali 2017 e delle Europee 2019 ed è la grande sorpresa del primo turno delle regionali segnate dal tracollo dell’affluenza alle urne da parte dei cittadini transalpini (tra il 66 e il 68% l’astensione alle urne secondo i dati). Pesa il Covid, pesa l’anomala chiamata alle urne di inizio estate, ma pesa soprattutto la stanchezza di una nazione che negli ultimi anni sta conoscendo sempre più aspre polarizzazioni politiche e si trova, a meno di un anno dal voto presidenziale, a dover ancora capire chi siano le figure e i partiti in grado di ambire a prospettive di potere. Ma l’alchimia politica che si va determinando sta sicuramente riportando il vento in poppa per i conservatori. Dopo una lunga traversata del deserto iniziata con la sconfitta di Nicolas Sarkozy nel 2012, proseguita con il protagonismo di Marine Le Pen negli anni successivi e culminata nella crisi di identità seguita all’ascesa di Macron i Repubblicani sono ora pronti a riconquistarsi un posto nell’agone politico nazionale.

In una tornata di elezioni regionali che sancisce il crollo di En Marche, il partito del presidente, condannato a una sottorappresentanza a livello amministrativo e territoriale paragonabile a quella del Movimento Cinque Stelle italiano, e mostra al contrario la vitalità dei Socialisti nelle loro roccaforti, in un travaso di voti che mostra i limiti della classe dirigente macroniana, i Repubblicani appaiono la formazione maggiormente attrezzata. L’ex segretario Laurent Wauquiez, ad esempio, nella regione Auvergne-Rhône-Alpes va oltre il 44% dei voti e si posiziona in testa in vista dei ballottaggi di settimana prossima; nel Grand-Est, invece Jean Rottner (31,15%) ha staccato notevolmente il lepenista Laurent Jacobelli, fermo poco sopra il 20%, aprendo a un possibile derby interno alla destra al ballottaggio. Laddove i conservatori scelgono di giocare tra il campo tradizionale della destra liberale e quello sovranista, insomma, si crea uno spazio di manovra che favorisce queste terze vie. Quanto riscontrabile in Italia con l’ascesa nei sondaggi di Fratelli d’Italia, insomma, si può vedere anche negli esiti concreti del voto amministrativo francese.

Chi vede la propria corsa frenata, al momento, è Marine Le Pen. La quale puntava fortemente a questo voto regionale come viatico per presentarsi sulla scia di un successo e di un ampliamento delle prospettive amministrative del suo partito al voto del 2022. In vista del quale l’ex Front National mira ad acquisire una posa più istituzionale, attirando il discorso politico su temi quali l’ecologismo, la ricostruzione post-Covid, il contrasto alla globalizzazione selvaggia. Se nel 2015 centro-destra e centro-sinistra dovettero attivare il “fronte repubblicano” contro l’exploit lepenista al primo turno, oggi la realtà è ben diversa. Sono i Repubblicani a dominare la scena, a creare un blocco sociale coeso, a puntare sull’unione tra valori tradizionali della destra, identità repubblicana e sovranità nazionale per rilanciare il Paese.

La debolezza delle prospettive dei Repubblicani sta, in particolar modo, nell’incertezza sui candidati e sulla presenza di forte rivalità intestine al partito. Da Wauquiez all’ex capo-negoziatore per la Brexit Michel Barnier i nomi in ballo per sfidare Macron e Le Pen sono numerosi, ma non è da escludere anche la chiamata di un papa straniero. Non a caso il calo del Rassemblement alle recenti elezioni è stato garantito anche dal successo di Xavier Bertrand, ex membro dei Repubblicani presentatosi ora come indipendente alle presidenziali, nell’Haute de France storica roccaforte frontista, ove i lepenisti andranno al ballottaggio solo da secondi. E in queste settimane circola con crescente insistenza la possibilità di una chiamata dell’ex premier Edouard Philippe come candidato “terzo” in grado di sfidare il presidente e la Le Pen. Tutti “coccolano” Philippe: Macron gli ha conferito la Legion d’onore, l’ex sindaco gollista di Bordeaux Gerard Collomb si è incontrato con lui a Le Havre, città di cui è sindaco, il centrodestra pensa seriamente a lui. Tutto è in movimento oltralpe. E il ritorno degli eredi politici del Generale può essere la grande novità di questi mesi che ci separano dal decisivo voto del 2022.

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