La geopolitica della corsa allo spazio
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“Noi dovremmo preoccuparci di arrivare alla fine del conflitto e l’Italia ha fatto delle proposte al riguardo in questi giorni. Le basi devono essere che la Russia non ottenga dei vantaggi da questa aggressione e avere il consenso del popolo ucraino. Questa è stata un’aggressione non giustificata”. Parola di Tony Blair, ex premier britannico nonché uno degli artefici dell’invasione dell’Iraq nel 2003 contro Saddam Hussein (guerra ingiustificata poiché lo stesso Blair sapeva, in realtà, che il dittatore iracheno non era in possesso di armi di distruzione di massa, come poi determinò il rapporto Chilcot). In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Blair sottolinea che la “sindrome di accerchiamento della Russia”, nonostante l’espansione a est della Nato, è del tutto ingiustificata. “Quest’idea che sia stato circondato da potenze ostili, che l’America, il Regno Unito e l’Europa stessero cercando di umiliare la Russia, quest’idea è infondata” spiega, rivendicando gli sforzi diplomatici compiuti quando era Primo ministro. Blair, infatti, è stato il primo leader occidentale a far visita l’ex Kgb a San Pietroburgo, nel 2000, quando era ancora primo ministro in attesa.

L’ex leader premier laburista e l’incontro a S.Pietroburgo

Più tardi l’ex premier inglese lo ricevette a Londra, in visita ufficiale. “Ho ricevuto Putin a Downing Street, abbiamo accolto la Russia al summit della Nato, abbiamo fatto ogni sforzo per rassicurarlo. L’accerchiamento non è reale, è nella sua mente purtroppo. Se si riuscirà a negoziare una fine del conflitto su basi giuste, dobbiamo farlo. Il problema è che nelle prime settimane di guerra, prima che si compiessero atrocità, trovare una soluzione era relativamente semplice”. Ora è tutto più complesso. “Gli ucraini – spiega – sentono di aver respinto i russi ma anche che la Russia occupa ancora una grande porzione del loro territorio, quindi vorranno recuperare terreno prima di sedersi al tavolo”.

Uno degli spunti più interessanti arriva quando l’ex leader laburista racconta della sua attività filantropica in Ucraina. “La mia fondazione”, racconta, “ha un progetto in Ucraina e sono stato lì ogni anno da quando mi sono dimesso da premier. Nessuno che conosca il Paese e abbia familiarità con la sua gente può pensare che avrebbero accolto con favore un’invasione”. Eppure, sottolinea Blair, “Putin era convinto del contrario e nessuno del suo entourage lo ha fatto ragionare. Quindi Putin ora è circondato da persone che non osano dirgli la verità. Questo è pericoloso”.

La fondazione di Blair: “Più armi all’Ucraina”

Mentre uno degli artefici della guerra in Iraq – che ebbe come conseguenza la nascita dell’Isis – dispensa lezioni diplomazia sulle pagine del Corriere, la sua fondazione filantropica – la Tony Blair Institute for Global Change – si schiera a favore dell’invio di armi all’esercito ucraino, spiegando che quello che hanno fatto finora i Paesi occidentali è insufficiente. Trattasi di una fondazione sostenuta da partner illustri come la Bill & Melinda Gates Foundation, il Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, DC, lo United States Agency for International Development (USAID) del governo degli Stati Uniti, la Rockefeller Foundation e molti altri ancora.

Come si legge in un post pubblicato sul sito web dell’ente, le squadre di addestramento occidentali e le forniture di lanciamissili anticarro e antiaerei “sono state fondamentali per consentire all’Ucraina di sconfiggere e respingere gli assalti russi a Kiev, Chernihiv, Sumy, Kharkiv e Mykolaiv durante la prima fase dell’invasione”. Gli Stati Uniti e il Regno Unito, in particolare, hanno preso l’iniziativa nello stanziare “proporzioni significative delle loro scorte di Javelin e NLAW (Arma anticarro leggera di nuova generazione) in Ucraina in tempo per essere utilizzate con effetti devastanti contro carri armati russi e colonne di veicoli corazzati su tutti i fronti”. Tuttavia, tutto questo non basta. Secondo la fondazione dell’ex premier, Kiev ha urgente bisogno di “artiglieria, carri armati, veicoli corazzati” e soprattutto “munizioni di ogni tipo per resistere all’attuale offensiva russa”. Queste stesse categorie di equipaggiamenti pesanti saranno di “vitale importanza per il successo delle operazioni di controffensiva ucraine”, che sono già in corso intorno a Kherson e Kharkiv. Tuttavia, ci deve essere realismo sui tempi per impostare la “logistica, la manutenzione e l’addestramento necessari alle forze ucraine per far funzionare l’equipaggiamento standard della Nato”. A breve termine, dunque, “i sistemi di fabbricazione sovietica e russa saranno più utili”.

I legami di Blair con l’oligarca ucraino

L’ex premier inglese ha un rapporto davvero speciale con l’Ucraina. Come riportava il Guardian il 18 giugno del 2015, Blair aveva partecipato a una cena privata a Kiev ospitato dall’amico oligarca ucraino di lunga data Viktor Pinchuk e alla presenza di altre figure politiche e imprenditoriali dell’Ucraina post-Maidan. A Tony Blair, infatti, veniva offerto in quei giorni un ruolo di consulente dall’allora presidente dell’Ucraina Petro Proshenko dopo che i due si erano incontrati nella capitale. “Si dice che Blair, che ha legami di lunga data con un oligarca ucraino, stia considerando il ruolo” scriveva all’epoca il quotidiano inglese di orientamento progressista. Infatti, la fondazione di Pinchuk ha stanziato 500.000 dollari alla fondazione di Blair nel 2011 e 2012, 230.000 dollari nel 2013 e 330.000 dollari nel 2014. Un portavoce di Pinchuk ha confermato che esiste relazione d’amicizia fra i due, da anni, tant’è che Pinchuk ha ospitato diverse visite dell’ex primo ministro in Ucraina. A dimostrazione del profondo legame fra l’ex premier inglese e il Paese ex-sovietico.

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