L’operazione lanciata dal generale Haftar nel sud della Libia sta nuovamente mescolando le sabbie del deserto nel cuore del Fezzan. Partita lo scorso 15 gennaio, l’azione dell’uomo forte della Cirenaica mira a conquistare gran parte di questa regione sfruttando le necessità di una popolazione allo stremo che da tempo richiede una maggiore sicurezza. Nel Fezzan, infatti, operano diversi gruppi etnici e milizie che si contendono il territorio e che lasciano ulteriormente nel disastro economico e sociale i cittadini di questa regione. L’operazione va avanti, ma qualche giorno fa le forze fedeli ad Haftar sono costrette ad usare l’aviazione per aver ragione di un presunto gruppo di mercenari ciadiani presenti nel sud della Libia. È questo il segnale che indica una prossima rapida evoluzione sul campo

Raid aerei svolti in coordinamento con la Francia?

La data è la stessa, i tempi ed i luoghi altrettanto: sia l’aviazione fedele ad Haftar che quella francese bombardano lo scorso 3 febbraio una stessa porzione di deserto. L’unica differenza è che gli aerei libici si fermano entro il confine libico, quelli francesi invece entrano in azione in territorio ciadiano. Ma anche gli obiettivi sembrano gli stessi, ossia bombardare alcuni gruppi legati ai mercenari ed ai ribelli ciadiani che da mesi effettuano incursioni nel Fezzan. Troppi gli elementi in comune per non pensare ad un coordinamento tra l’aviazione francese ed il generale Haftar. Quest’ultimo usa i suoi datati ma operativi caccia soprattutto nell’area di Murzuq. Il suo portavoce, Ahmed al Mismari, conferma i raid aerei ed afferma che essi sono svolti per “proteggere la popolazione” con riferimento per l’appunto ai gruppi provenienti dal Ciad che da mesi entrano nel Fezzan. 

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Nel giro di poche ore e, sempre lo scorso 3 febbraio, si ha notizia di bombardamenti effettuati dai francesi in territorio ciadiano. È lo stesso esercito transalpino a confermarlo, specificando che l’obiettivo della pattuglia dei Mirage 2000 alzatisi in volo dalla base di N’Djamena è un gruppo di 40 pick up con a bordo miliziani ciadiani provenienti dalla Libia. Lo stesso forse parzialmente sfuggito dagli attacchi di Haftar. Anche se dalla difesa francese fanno sapere che l’attacco ha luogo su richiesta delle stesse autorità ciadiane, è probabile un coordinamento con le forze fedeli all’uomo forte della Cirenaica. Questo implicherebbe, di conseguenza, la conferma di una forte vicinanza anche politica tra Haftar e la Francia. Non certo una novità, ma nemmeno una notizia da prendere sottogamba per l’Italia: guardando una cartina infatti, ben si nota come l’avanzata di Haftar nel sud della Libia vada a chiudere un cerchio filo francese costituito dalla forte presenza transalpina nei confinanti Ciad e Niger. 

Le accuse dei Tebu ad Haftar

Intanto anche dal Fezzan non emerge una certa unanimità nei confronti delle operazioni del generale della Cirenaica. Se è vero che Sebha, capoluogo di queste regione, vive momenti di tranquillità e sicurezza mai avuti negli ultimi anni, nelle zone circostanti l’approvazione popolare non sembra così scontata. Anzi, al contrario si rischiano ulteriori frammentazioni e divisioni su base etnica e tribale. A partire dai Tebu, la popolazione di etnia etiopica, i quali denunciano un tentativo di discriminazione nei loro confronti da parte dell’esercito di Haftar. Suleiman Sida, un arrivista libico del sud del paese, accusa le forze fedeli al generale della Cirenaica di colpire appositamente proprio i Tebu. Secondo quanto dichiarato da Sida al giornale “Al Ayam”, i raid di Haftar non avrebbero colpito i mercenari ciadiani bensì alcuni civili appartenenti al gruppo etnico dei Tebu. 

C’è inoltre chi tira in ballo il ruolo di alcuni gruppi sudanesi e, in particolare, quelli legati ai ribelli del Darfour. Questi ultimi appoggerebbero le forze di Haftar e sarebbero molto attivi nella zona più meridionale del Fezzan. Una situazione confusa dunque, dove non mancano scontri e defezioni tra piccoli o grandi gruppi a volte non soltanto libici. Di certo c’è  che l’azione di Haftar ha sparigliato le carte e le pedine da troppo tempo ferme in questa profonda regione desertica ed adesso, tra alleanze interne ed internazionali, il quadro potrebbe nuovamente cambiare.