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Politica

I processi contro Trump e i due stati che segneranno il suo destino

La percezione di Trump nei due stati chiave è emblematica della confusione attraversata dal partito repubblicano

Sale la febbre in vista delle elezioni presidenziali americane del 2024. Il partito repubblicano è già in fermento con i suoi candidati alla nomination in giro per il Paese per cercare di conquistare cuori e menti degli elettori. Anche per questa tornata elettorale è l’Iowa, primo a votare nei caucus il 15 gennaio ed epicentro della campagna politica estiva, ad accogliere visite e comizi degli aspiranti anti-Biden, ben consapevoli che però il vero nemico al momento è solo uno: Donald Trump

È nel cuore della Corn belt, che si svolgerà il primo test, in passato decisivo, per capire chi ha le più alte possibilità di presentarsi da vincitore alla convention del Gop di Milwaukee. Un saggio dello stato della corsa repubblicana, e non solo, lo si è avuto all’Iowa State Fair, la fiera agricola che, tra i chioschi di burro fritto e corn dog, a metà agosto ha visto sfilare a Des Moines i pesi massimi della politica a stelle e strisce. Mentre il governatore della Florida Ron DeSantis, l’ex governatrice della Carolina del Sud Nikki Haley, l’ex vicepresidente Mike Pence e il senatore Tim Scott si affannavano per guadagnarsi il loro posto al sole e lo spazio sui notiziari, Trump si è limitato ad una toccata e fuga di un paio d’ore sufficiente a ricordare che contro di lui non c’è partita. Come dichiara Steven Cheung, portavoce dell’ex presidente: “Qualcuno è interessato a sapere cosa fanno gli altri candidati? Non credo. Non rimane ossigeno per gli altri”. 

Numerosi sondaggi svolti negli swing states mostrano come la maggioranza degli intervistati sia a favore di un ticket di candidati indipendenti in caso di una nuova competizione tra il presidente Joe Biden e il miliardario newyorkese. Eppure, nonostante le quattro incriminazioni a suo carico, almeno tra i simpatizzanti del Partito repubblicano è proprio Trump il favorito sui suoi sfidanti. In particolare in Iowa, secondo un recente sondaggio condotto dal New York Times il tycoon è al primo posto delle preferenze con il 44%, seguito a distanza da DeSantis con il 20%. A livello nazionale, secondo le stesse rilevazioni, il suo vantaggio sale al 55%.  

Negli ultimi anni l’Iowa è passato sotto il controllo del partito repubblicano. Pur se sconfitto, nel 2020 Trump ha vinto a Des Moines con il 53.1% dei voti contro il 44.9% di Biden e per i democratici le elezioni di midterm, svoltesi nel 2022, qui sono state un disastro. “Non sono neanche in grado di descrivere quanto siamo messi male” dichiara al New York Times Claire Celsi, senatore del partito dell’asinello. 

Le cose vanno diversamente in Georgia dove qualche giorno fa il miliardario è stato incriminato per il tentativo di sovvertire i risultati delle presidenziali del 2020. Secondo il Wall Street Journal il peach state è diventato il “ground zero di un legal drama” che per diversi strateghi repubblicani sta generando una Trump fatigue tra gli elettori indipendenti e i simpatizzanti disillusi del partito. Qui Joe Biden ha vinto con un margine di 12.000 voti, una sconfitta per il Gop in Georgia che non si verificava dal 1992. La vittoria dem è stata poi confermata qualche settimana dopo dall’elezione dei senatori Jon Ossoff e Raphael Warnock che ha regalato il controllo del Senato ai democratici.

Se i sondaggi mostrano come a livello nazionale i guai giudiziari di Trump lo abbiano sino ad ora favorito, ad Atlanta il vantaggio sui contendenti è inferiore e potrebbe segnalare una platea elettorale più demotivata che altrove. Tale circostanza, se abilmente sfruttata, potrebbe permettere una resurrezione della campagna di DeSantis che non è mai davvero decollata.

È impossibile prevedere in questa fase della corsa alla Casa Bianca chi la spunterà ma, in ogni caso, sia l’Iowa che la Georgia faranno da cartina di tornasole degli effetti sul partito repubblicano di un movimento, il trumpismo, su cui dal 2016 ci si continua ad interrogare. 

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