Lotta al coronavirus, crisi economica, immigrazione, politica estera. È già tempo di bilanci per il presidente Usa Joe Biden, a circa 100 giorni dal suo insediamento. Secondo gli ultimi sondaggi, pur essendo apprezzato dalla maggioranza degli americani, l’operato di Biden non lascia il segno. Secondo la media stilata da RealClearPolitics, il gradimento di Joe Biden si aggira sul 53%, mentre il 41,5% degli intervistati disapprova quanto fatto dal Presidente Usa in questi primi 100 giorni. Come riporta Forbes, la stragrande maggioranza degli elettori è ancora fortemente preoccupata per la situazione economica del Paese. E anche l’immigrazione – con la crisi al confine meridionale – ricomincia a essere un tema centrale, secondo gli ultimi sondaggi pubblicati nelle scorse ore. Nei primi 100 giorni Joe Biden fa meglio del suo predecessore – solo il 45% approvava l’operato di Trump nello stesso periodo di riferimento – ma fa nettamente peggio di Barack Obama e George W. Bush, che al tempo raccolsero rispettivamente il 62% e il 62% dei pareri favorevoli.

La maggioranza degli americani approva Joe Biden ma non sfonda: ecco perché

Gli americani sembrano apprezzare particolarmente la gestione della pandemia da parte del presidente Usa – il 58% degli intervistati approvato il suo operato in tal senso – ma non sembrano gradire affatto come si sta comportando la sua amministrazione su temi “caldi” quali l’immigrazione e la sicurezza (34% di approvazione). Nonostante le valutazioni complessivamente elevate, solo il 45% degli intervistati si è dichiarato soddisfatto di come stanno andando le cose nel Paese oggi, con oltre il 75% degli americani che afferma di essere ancora molto o estremamente preoccupato per lo stato dell’economia. Almeno due terzi degli americani hanno anche affermato di essere molto o estremamente preoccupati per le leggi sulle armi (74%), l’assistenza sanitaria (73%), le infrastrutture della nazione (68%) e l’immigrazione illegale (67%).

Bene la pandemia, male l’immigrazione

La maggioranza degli americani ha affermato di essere favorevole agli aumenti fiscali proposti da Biden per le famiglie che guadagnano oltre 400.000 all’anno dollari (63%) e le società (56%) per pagare il suo piano infrastrutturale da 2 trilioni di dollari, che circa il 49% degli intervistati ha dichiarato di sostenere. Insomma, benché Biden registri un’approvazione migliore di Trump, va peggio della maggior parte degli altri presidenti moderni, come nota anche Forbes. E secondo un sondaggio pubblicato domenica scorsa da ABC News e Washington Post , il tasso di approvazione di Biden di circa il 52% è il secondo peggiore nei primi 100 giorni dal 1974, quando Gerald Ford divenne presidente dopo le dimissioni di Richard Nixon. Per quanto riguarda l’immigrazione illegale, circa l’85% degli americani incolpa il presidente dell’aumento dei migranti al confine meridionale e quasi la metà (46%) ha affermato che la sicurezza delle frontiere degli Stati Uniti è peggiore oggi rispetto a due anni fa.

Cosa ha fatto Biden nei primi 100 giorni

Nei primi del suo mandato, Joe Biden ha voluto dare importanti segnali di discontinuità rispetto alla precedente amministrazione, anche se alcuni elementi di continuità permangono. Nel suo primo giorno, Biden ha firmato 17 ordini esecutivi che hanno ribaltato alcune delle decisione prese dall’amministrazione Trump, fra cui il rientro nell’Accordo di Parigi sul clima e nell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e lo stop alla costruzione del muro al confine con il Messico. Il presidente eletto ha inoltre firmato un ordine di revoca del permesso per il controverso gasdotto Keystone Xl (che si estende dal bacino sedimentario dell’Alberta, in Canada, fino alle raffinerie dell’Illinois e del Texas), uno per imporre l’uso delle mascherine a livello federale e un altro per porre fine al divieto di viaggio in alcuni Paesi prevalentemente musulmani e africani.

Se a livello di politica economica interna ha presentato il suo ambizioso piano infrastrutturale, in politica estera Joe Biden ha chiarito – attraverso i fatti e le dichiarazioni – che la Russia, per la sua  amministrazione, rimane l’avversario strategico numero uno: come abbiamo già rilevato su InsideOver, Joe Biden ha chiamato Vladimir Putin nella giornata del 13 aprile, in quello che è stato descritto come un apparente tentativo di seppellire l’ascia di guerra e tentare il disgelo. Il presidente statunitense, invero, dopo aver alimentato un’escalation a mezzo di azioni militari (la mobilitazione navale nel Mar Nero) e diplomatiche (le pressioni sugli alleati europei e non affinché non acquistino lo Sputnik V), nonché di impiego di retorica reaganiana (la demonizzazione di Putin), ha voluto raggiungere telefonicamente l’omologo russo con l’obiettivo di proporgli un incontro chiarificatore, che potrebbe avvenire, secondo le ultime notizie, nel mese di giugno. Coesistenza competitiva o confronto? L’amministrazione Biden sembra aver scelto indubbiamente la seconda. 

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