Palermo si riscopre meta di leader internazionali. In città c’è molta curiosità ed attesa per la visita di Xi Jinping, il quale dopo aver siglato l’accordo sulla via della Seta a Roma il 22 marzo, il giorno seguente ha in programma una visita nel capoluogo siciliano. Dopo aver ospitato Papa Francesco lo scorso 15 settembre ed il vertice internazionale sulla Libia a novembre, la città viene dunque anche toccata dal leader della più importante potenza asiatica.

Il perché della visita di Xi a Palermo

E sul motivo dell’approdo del presidente cinese in terra di Sicilia ovviamente da alcune settimane, da quando cioè la notizia inizia ad essere ufficiosa, circolano svariate versioni. Da possibili investimenti infrastrutturali sull’isola, alla semplice visita ad una delle più importanti comunità cinesi d’Italia. Pur tuttavia, seguendo questa strada, a Xi Jinping dovrebbe interessare maggiormente una visita a Trieste, fulcro della strategia futura della nuova via della Seta, oppure nella città toscana di Prato, la quale per via della sua storica industria tessile ospita la comunità cinese più importante (in termini numerici ed economici) del nostro paese.

C’è chi, come Giulia Pompili su Il Foglio, parla di un’ipotesi “interna” all’esecutivo. Buona parte della visita sarebbe gestita non dalla Farnesina, come accade solitamente, bensì dal ministero dello Sviluppo Economico. Uno dei sottosegretari più attivi del dicastero su questo fronte, è il palermitano Michele Geraci.

Ci sarebbe il suo zampino quindi sul “dirottamento” di Xi a Palermo. Qui il presidente cinese non se la passerà affatto male. Il suo alloggio è previsto all’Hotel Villa Igiea, lo stesso che a novembre ospita il vertice sulla Libia: camera con vista sul golfo e sul quartiere dell’Arenella, da lì si vede pure parte dei cantieri navali e chissà che, grazie al panorama, venga magari in mente per davvero qualche corposo investimento di Pechino sull’industria palermitana. Il 23 marzo, giorno della visita, Xi dovrebbe raggiungere anche il teatro Massimo: non molto distante da lì vi è la zona di via Maqueda dove, negli ultimi dieci anni, sono diverse le attività commerciali aperte dai cinesi.

Gli investimenti cinesi in Sicilia di cui si parla da anni

Ed a proposito di possibili investimenti da parte della potenza asiatica sull’isola, torna in mente, prima ancora che il porto di Palermo, il nome di un piccolo paese adagiato su una collina in provincia di Enna: Centuripe.

Il suo territorio ospita una vasta pianura, il confine tra la provincia ennese e quella di Catania è molto vicino, con l’autostrada non molto lontana da qui raggiungere il porto etneo appare molto semplice. Tra il 2008 ed il 2010, si parla della costruzione proprio qui di un maxi aeroporto internazionale proprio ad opera dei cinesi. La Nuova Via della Seta di Xi è ancora lontana in quegli anni, la Cina è già una potenza emergente ma non ancora ben conosciuta se non per le immagini arrivate nelle case del vecchio continente grazie alle olimpiadi di Pechino.

Anche in Sicilia ci sono in quegli anni diverse “ChinaTown”: da Palermo a Catania, passando per molte altre grandi e medie città dell’isola insegne e bandiere cinesi caratterizzano diversi quartieri. Dunque, seppur in un contesto diverso da quello attuale, la Cina è già presente e l’idea di un grande scalo intercontinentale piace a molti siciliani.

Si tratterebbe del più grande aeroporto del sud Italia e quest’area dell’isola verrebbe scelta sia per la centralità della Sicilia nel Mediterraneo che per la vicinanza di Centuripe a Fontanarossa, lì dove u scalo aeroportuale c’è già ed è il sesto più trafficato d’Italia. Ma poi di quel progetto non si è mai saputo più nulla.

Nella campagna di Centuripe ci sono ancora (forse per fortuna) alberi e sentieri, niente piste ed hangar. Seppur mai realizzato, quell’aeroporto è forse il primo vero contatto tra il sud Italia e la via della Seta cinese. E chissà che, proprio mentre Xi Jinping è a Palermo, qualcuno ricordi al leader cinese quella lingua d’asfalto per che due anni attira le attenzioni di tutta la Sicilia.

Intanto nel capoluogo siciliano si potrebbe parlare di un’altra opera strategica, quella cioè del porto palermitano: nei giorni scorsi, indiscrezioni parlano di un investimento cinese di cinque miliardi di euro. Cifre che, in un’isola dall’economia in affanno, il solo nominarle creano veri capogiri a molti siciliani.

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