In una risoluzione passata il 31 agosto del 2025 l’IAGS, la più importante associazione internazionale di esperti di genocidio dal punto di vista legale – storico, con una maggioranza del’86% ha dichiarato come (riprendendo il testo che si può leggere per intero qui):
Le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione legale di genocidio di cui all’ Articolo II della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio.
Perché secondo l’IAGS a Gaza c’è un genocidio? E perché noi di Inside Over siamo d’accordo con la risoluzione dell’associazione?
Cosa è un genocidio e perché le operazioni israeliane su Gaza rispettano i criteri.
Subito dopo il 7 ottobre 2023 e gli attacchi di Hamas, Jihad islamica ed altri partiti armati palestinesi nel sud di Israele che hanno causato quasi 1140 morti e 251 ostaggi, e che la stessa IAGS dichiara come il 7 ottobre 2023 costituisce di per sé crimini internazionali, la risposta d’Israele è stata classificata dal’IAGS come genocidaria.
La definizione internazionale legale di genocidio è chiara, per quanto ne voglia un certo giornalismo “bipartisan” o dichiaratamente a favore di tel Aviv, e si trova nella Convenzione sulla prevenzione e repressione del crimine del genocidio adottata nel 1948 e entrata in vigore nel 1951 da parte dell’ONU.
Ai sensi dell’articolo 2, le condotte genocidarie che devono avvenire con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religiose devono essere almeno una di queste 5:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.
Le condotte israeliano rientrano in 4 di queste.
Uccisione di membri: secondo gli ultimi dati del Ministero della salute a Gaza, confermati anche dalle Nazioni Unite, il “death tool” a Gaza è di 63.633 persone uccise (in data 2 settembre 2025). Secondo una recente inchiesta condotta in maniera congiunta dal Guardian, dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine e dal quotidiano in lingua ebraica Local Call, l’83% delle morti dal 7 ottobre 2023 è composta da civili, rendendola uno dei conflitti più letali per la popolazione civile globali dal 1989 ad oggi.
Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo: secondo gli ultimi dati del Ministero della salute a Gaza, confermati anche dalle Nazioni Unite, i feriti sarebbero più di 160.914. Come spiega la stessa Unicef in una recente dichiarazione ha descritto come più di 300.000 infanti a causa degli attacchi israeliani hanno forti problemi di salute mentale.
Il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale: l’uso della fame come strumento di genocidio da parte d’Israele su Gaza; ; quasi la totalità delle infrastrutture ospedaliere, abitative, scolastiche e culturali sono state distrutte; più del 90% dei gazawi sono stati costretti ad esodo forzato in altre zone della Striscia di Gaza.
Misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo: le Nazioni Unite, in un rapporto dal titolo “Più di quanto un essere umano possa sopportare”, hanno accertato come l’esercito israeliano utilizzi mezzi coercitivi per compiere violenze sessuali nei confronti della popolazione palestinesi e per impedirne le nascite.
La problematicità dell’individuazione del dolo.
La problematica più grande nei tribunali internazionali che aprono casi sul genocidio è “l’individuazione del dolo”, ossia dell’intento di compiere un genocidio. Come dichiara la stessa IAGS, vari ministri e massime figure militari, e lo stesso primo ministro Netanyahu, hanno espresso la loro volontà genocidaria attraverso dichiarazioni pubbliche di vario tipo.
All’inizio delle operazioni militari l’allora ministro per la difesa Yoav Gallant, oggi ricercato dalla Corte Penale Internazionale con un mandato per crimini i guerra e contro l’umanità commessi proprio a Gaza, aveva dichiarato come “Stiamo combattendo contro gli animali umani e stiamo agendo di conseguenza”.
In una recente affermazione uno degli ex leader dell’intelligence israeliana, riportato dal Guardian, ha espresso come “Per tutto quello che è successo il 7 ottobre, per ogni persona (uccisa) il 7 ottobre, 50 palestinesi devono morire. Non importa se sono bambini”.
Ed ora, la giustizia internazionale?
La giustizia internazionale non fa rima con rapidità. Basta vedere come la giustizia internazionale abbia conseguito, attraverso condanne personali e o nei confronti degli Stati, ciò che è successo in ex Jugoslavia negli anni 90, in particolare con il genocidio avvenuto a Srebrenica.
Il genocidio a Srebrenica è stato consumato nel luglio del 1995 e la prima pronuncia dell’ICTY nei confronti del comandante Krstic è arrivata solamente nell’aprile 2004; anche la sentenza che condanno la Serbia per violazione della convenzione sul genocidio per non aver bloccato i fatti di Srebrenica solamente nel 2007.
Come ricorda la IAGS “La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito, in tre ordinanze provvisorie nel caso Sudafrica contro Israele – gennaio, marzo e maggio 2024 – che è plausibile che Israele stia commettendo un genocidio con il suo attacco a Gaza e ha ordinato a Israele di adottare tutte le misure in suo potere per prevenire e punire l’incitamento diretto e pubblico al genocidio e per garantire la fornitura di assistenza umanitaria ai civili a Gaza”.
Perché è importante per noi l’uso del termine genocidio.
L’uso del termine genocidio è importante per almeno due punti di vista: il primo è legale, il secondo è politico.
Il genocidio rientra nella categoria giuridica dei fatti internazionali che procurano “effetti erga omnes” tra gli stati e gli individui. Con questa terminologia latina si intende che tutti gli Stati e individui, ossia tutti i soggetti di diritto internazionale, si impegnano affinché determinati fatti o non avvengano o che nel momento in cui avvengano debbano terminare il prima possibile. La stessa convenzione sul genocidio non si titola infatti solo con la nomenclatura “Convenzione sulla punizione del genocidio” ma sulla prevenzione, che vuol dire un lavoro da parte degli stati affinché non si consumi il reato. Lo specifica lo stesso articolo 1 della convenzione:
Le Parti contraenti confermano che il genocidio, sia che venga commesso in tempo di pace sia che venga commesso in tempo di guerra, è un crimine di diritto internazionale che esse si impegnano a prevenire ed a punire.
Inoltre, la mancata prevenzione da parte degli altri Stati firmatari della convenzione potrebbe tradursi da un punto di vista legale nella complicità del crimine di genocidio come ha recentemente William Schabas, uno dei giuristi più autorevoli di diritto internazionale.
Da un punto di vista politico, l’importanza del termine genocidio l’ha spiegata in maniera precisa lo storico ebreo israeliano Omer Bartov. Omer Bartov è professore di studi sull’Olocausto e il genocidio alla Brown University, ed è una delle figure più importanti nell’ambito storico a livello globale sul tema. Nell’editoriale che ha scritto pubblicato dal New York Times il 15 giugno 2025 scrive così :
Ciò che temo è che, dopo il genocidio di Gaza, non sarà più possibile continuare a insegnare e fare ricerca sull’Olocausto come facevamo prima. Poiché l’Olocausto è stato così incessantemente invocato dallo Stato di Israele e dai suoi difensori come copertura per i crimini delle Forze di Difesa Israeliane, lo studio e la memoria dell’Olocausto potrebbero perdere la loro pretesa di essere interessati alla giustizia universale e ritirarsi nello stesso ghetto etnico in cui hanno avuto inizio alla fine della Seconda Guerra Mondiale – come una preoccupazione marginalizzata dei resti di un popolo emarginato, un evento etnicamente specifico, prima di riuscire, decenni dopo, a trovare il suo giusto posto come lezione e monito per l’umanità nel suo insieme.
L’uso del termine genocidio è alla base della politica e del diritto che gli Stati hanno cercato di conseguire dopo gli orrori della seconda guerra mondiale. Nonostante nel corso della storia post 1945 sono avvenuti altri genocidi, con questo in particolare si ha come la sensazione che nulla sarà come prima. In particolare perché la parte che sta commettendo il genocidio è la prima ad appellarsi al genocidio per antonomasia, l’Olocausto, per giustificare i suoi crimini.
Quel “mai più” che ci eravamo professati come “società civile europea e occidentale” a Gaza muore e continua a morire. E se le cause della totale distruzione sono da cercare ben prima prima del 7 ottobre 2023, il fatto che sta cagionando in maniera determinante ciò è il genocidio che in diretta streaming vediamo da 23 mesi.
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