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Qualcosa adesso nei Paesi Bassi andrà rivista: il governo del premier Mark Rutte è stato tra i pochi in Europa a non introdurre misure restrittive molto forti per contenere il coronavirus. Si è scelta invece la strada dell’immunità di gregge, la stessa quindi che inizialmente aveva previsto il governo britannico di Boris Johnson. Ma non tutto sta andando per come era nelle previsioni: giorno dopo giorno stanno aumentando i contagiati e soprattutto coloro che devono far ricorso alle terapie intensive. Ed ora quindi potrebbe essere prossimo un dietrofront, con un possibile via libera ad un vero e proprio lockdown.

L’attuale situazione nei Paesi Bassi

Già da giorni bar, locali, coffee shop, scuole ed università nel Paese sono chiusi. Per il resto però, non c’è alcun obbligo di restare a casa: diversi negozi sono aperti, seppur con l’imperativo di far mantenere le distanze al loro interno, i supermercati appaiono in molti casi affollati e senza che il metro salvavita di sicurezza in qualche modo possa essere rispettato. Parchi ed aree attrezzate fino alla settimana scorsa erano frequentati, la gente in assenza di locali aperti si è comunque riversata nelle zone dove ha potuto mantenere una certa vita sociale. Il governo ha lasciato fare, del resto la strategia era proprio questa: evitare grandi assembramenti, ma al contempo dare spazio alla continuità delle attività sociali ed economiche, prevedendo soltanto per fine maggio il picco dei casi di contagio.

La situazione adesso è però ben diversa: in tutto nei Paesi Bassi si contano 17.851 caso di contagio, con 1.766 decessi riscontrati, persino di più che nella vicina e ben più popolosa Germania. Numeri che, per una nazione che conta 17 milioni di abitanti, appaiono molto gravi. E questo lo si sta riscontrando soprattutto negli ospedali: le terapie intensive sono quasi sature, i posti sono quasi terminati. L’Istituto Superiore di Sanità olandese, aveva previsto l’attuale numero di ricoverati per il mese prossimo. E dunque ora il governo si ritrova a dover far fronte ad una più grave emergenza sanitaria. Serve creare al più presto nuovi posti letto, far arrivare quanto prima nuovi macchinari per le intensive e per le sub intensive. La regione più colpita è quella del Brabante, da lì molti ricoverati gravi ogni giorno vengono portati nelle strutture di altre zone del Paese, ma i nosocomi stanno rischiando di saturarsi ovunque.

Verso un lockdown più duro

Allestire nuovi ospedali e mettere in condizione quelli attuali di accogliere tutti i malati sarà un’impresa. Anche perché nel mercato, vista la pandemia globale, molte apparecchiature sono state già vendute o prenotate ed i tempi per reperire nuovi mezzi per il governo olandese potrebbero dilatarsi. Dunque, nell’immediato, l’obiettivo deve essere quello di alleggerire la pressione negli ospedali. Fare in modo cioè che, da qui alle prossime settimane, la curva dei contagi inizi ad appiattirsi evitando ulteriori repentine crescite nel numero dei casi riscontrati. Ecco quindi che Mark Rutte è prossimo al dietrofront: stop alla strategia dell’immunità di gregge, via libera a nuove e più decise serrate nelle varie attività commerciali ed economiche ritenute non prioritarie.

Per il premier ammettere che la strada intrapresa è stata errata, non sembra affatto semplice. Negli ultimi suoi discorsi ha tessuto lodi verso la “democrazia matura” del suo Paese, riscontrando come i cittadini abbiano risposto con senso di responsabilità negli ultimi giorni di fronte all’aggravarsi della crisi. Questo perché gli olandesi, sempre più impauriti dalla crescita del numero dei casi di coronavirus, negli ultimi giorni hanno preferito far da sé, evitando di uscire almeno nelle ore di punta nonostante il governo consentisse loro di farlo. Una sconfessione, nei fatti, dell’operato dell’esecutivo guidato da Rutte. E tra i collaboratori del primo ministro adesso si sta facendo strada l’ipotesi di un lockdown che contempli più vigorosi divieti. Un modo diverso per chiamare la serrata generale già decisa nel resto del vecchio continente, che nei fatti però sarà analoga: tutto a breve dovrebbe essere chiuso, con i cittadini obbligati questa volta a restare a casa. Intanto, il governo ha prolungato le attuali misure fino al 29 aprile, già nei prossimi giorni dovrebbe arrivare il disco verde anche alle nuove norme.

Ci si muove anche sul fronte dei tamponi: più di tremila test al giorno vengono eseguiti dalle autorità sanitarie, partendo da chi lavori negli ospedali. L’obiettivo è scovare chi è immune, per poter permettere quindi a chi è guarito od a chi ha sviluppato gli anticorpi al virus di tornare a lavoro. Ma la strada è ancora lunga ed il problema principale è quello di non far collassare il sistema sanitario.