Un vertice delicato, una riunione da cui esce un comunicato ufficiale che entra su diversi argomenti oggetto di spaccatura politica in seno al mondo arabo ed islamico: ecco il responso della tre giorni che a La Mecca riunisce tutti i leader dei paesi musulmani. Da Israele all’Iran, dalla questione palestinese fino a quella dei Rohingya nel Myanmar. Tanti i punti toccati, tante le relative polemiche.

La questione palestinese

Nel documento diffuso al termine del vertice nella città santa dei musulmani, con la sottoscrizione di tutti i leader presenti, un posto particolare appare occupato come prevedibile ancora una volta dalla vicenda legata alla questione palestinese. Il mondo islamico appare preoccupato dai recenti riconoscimenti da parte statunitense delle alture del Golan e di Gerusalemme Est quali territori israeliani: “L’organizzazione dei paesi islamici – si legge nel comunicato – si oppone a qualsivoglia misura israeliana illegale volta a cambiare lo status quo nella regione, e minare, così facendo, la “soluzione dei due Stati” progettata per porre fine al conflitto israelo-palestinese. Inoltre, l’OIC esorta tutti i suoi Stati membri a prendere le misure appropriate contro i Paesi che sposteranno la propria ambasciata a Gerusalemme”.

Dunque, l’organizzazione degli Stati islamici condanna le recenti mosse degli Usa e chiede di prendere decisioni volte a rispettare i diritti inalienabili dei palestinesi. Ad intervenire, durante la tre giorni del vertice, è anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas il quale punta il dito contro i tentativi americani volti, secondo il leader dell’Anp, ad avvantaggiare soltanto la controparte israeliana. Il suo governo, fa sapere ancora Abbas, non parteciperà al workshop di Manama del 25 giugno organizzato e voluto dalla Casa Bianca.

Teheran: “L’Arabia Saudita prova a spaccare il mondo islamico”

Ma se sulla questione palestinese i leader islamici appaiono divergenti con gli Usa, è sull’Iran invece che la posizione sposata dagli ospitanti Saud converge e parecchio con quella di Washington e con le paure di Israele. Re Salman, ad apertura del vertice, chiede una comune presa di posizione contro quelli che definisce “atti terroristici” compiuti da Teheran contro gli stessi sauditi e gli emiratini. Il riferimento è al sabotaggio di alcune petroliere nelle scorse settimane, che sia Riad che Washington imputano ad azioni di marca iraniane. La posizione dell’Arabia Saudita è sposata dagli alleati regionali, a partire dal presidente egiziano Al Sisi. Al coro si unisce anche Re Abdullah di Giordania, secondo cui all’interno del mondo islamico i paesi arabi devono prendere posizione contro le intrusioni da parte di altri Stati, con chiaro riferimento all’Iran.

Dunque buona parte del mondo arabo si schiera seguendo posizioni in linea con le preoccupazioni di Israele. Una circostanza che viene sottolineata dal governo di Teheran: “L’Arabia Saudita vuole strumentalizzare il vertice di La Mecca – dichiara Abbas Mousavi, ministro degli esteri iraniano – Per attaccare l’Iran unendosi agli sforzi profusi da Usa ed Israele. In questo modo si perde un’occasione per mettere al centro la questione palestinese”. Inoltre, secondo Teheran, la dichiarazione congiunta del vertice in cui pur senza nominare l’Iran si fa riferimento alla necessità di non interferenza di paesi della regione nelle questioni arabe, non è condivisa da tutti i leader presenti a La Mecca: “In questo modo – si legge in una nota dell’esecutivo iraniano – Si spacca il mondo islamico”.