Nel periodo tra il mese di settembre e maggio 2019 l’Italia affronterà numerosi appuntamenti importanti sotto il profilo politico ed economico che determineranno tanto le prospettive del governo Conte quanto quelle del sistema Paese.

La mutevole incertezza del contesto internazionale in cui l’Italia si trova a agire aggiunge ulteriore aleatorietà alle sue prospettive, ma certamente con un buon grado di progettualità Roma può potenzialmente affrontare qualsiasi tensione. Partiamo dal quadro generale degli scenari globali.

L’Italia tra l’incertezza globale e la fine del quantitative easing

Scenari come quello della crisi monetaria turca hanno segnalato come geopolitica ed economia siano, in numerose occasioni, due facce della stessa medaglia: e la guerra economica lanciata da Washington ad  Ankara ha palesato le grandi criticità del sistema monetario turco, paragonabile a quelle di numerosi altri mercati emergenti (Pakistan, India, Iran ad esempio), che si inseriscono in uno scenario di generale rallentamento della crescita mondiale.

A ciò si aggiunge la grande incognita del contesto europeo: l’annunciata fine del quantitative easing potrebbe in futuro esporre il debito italiano, che nella manovra della Bce ha avuto un solido scudo negli ultimi anni, a numerosi scossoni legati all’aumento dello spread e della speculazione internazionale, già manifestatasi nel periodo della crisi di governo primaverile, mentre sullo sfondo potrebbe aprirsi la grande partita della collateralizzazione dei saldi Target2 perorata dalla Germania.

La sfida del rating e l’attesa per un attacco speculativo

Come segnala il Sole 24 Oremolto del destino futuro dell’Italia dipenderà dal verdetto delle agenzie di rating sul debito italiano. “Le principali agenzie di rating stanno per emettere i loro giudizi, e i rischi di downgrade sono alti. Secondo Fitch, Moody’s, S&P e Dbrs, le prospettive macroeconomiche e di finanza pubblica sono preoccupanti. Il debito pubblico è solo due gradini sopra la soglia “livello speculativo/junk”. Con un downgrade a junk, l’Italia potrebbe perdere l’accesso agli investitori istituzionali (e.g.: fondi comuni, fondi pensione, Bce) e rischierebbe un attacco speculativo”.

I timori di esponenti del governo come il sottosegretario di Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti e il Ministro Paolo Savona per una possibile offensiva finanziaria sono coincisi con le azioni concrete del Ministro dell’Economia Giovanni Tria per presentare un programma economico credibile e coraggioso e per sollecitare l’interesse per l’Italia da parte di altri investitori come quelli basati in Cina, Paese che potrebbe coprire parte dei 400 miliardi di euro di emissioni di titoli previsti per il 2019.

Il peso politico del Def del governo Conte

Il primo Documento di Economia e Finanza (Def) dell’esecutivo a guida leghista e pentastellata segnerà, in questo contesto, il solco per il futuro approccio di Roma negli equilibri europei.

Giorgio La Malfa,  ha invitato, in un intervento sul Corriere della Sera,  il governo Conte a muoversi in anticipo sulle scadenze europee per la presentazione del bilancio, che deve arrivare alle camere entro il 15 ottobre dopo la presentazione del Def entro il 27 settembre, puntando sugli obiettivi concreti da raggiungere in termini di crescita e occupazione, in modo tale da controbattere in partenza a potenziali bocciature o offensive finanziarie.

Oltre a contenere l’impostazione dei cavalli di battaglia economici dei partiti di governo (flat tax e reddito di cittadinanza), la manovra dovrà necessariamente, alla luce della tragedia del Ponte Morandi di Genova, impostare un serio ragionamento per imponenti investimenti infrastrutturali, del resto già previsti parzialmente nelle prime bozze.

Dalla presentazione del Def alle elezioni europee

Ciò di cui l’Italia ha bisogno è una manovra ambiziosa, ma capace di incidere nel lungo periodo. In ogni caso, Lega e Movimento Cinque Stelle dovranno tenere presente che il loro programma economico andrà a pieno regime nel periodo in cui per l’Eurozona si prevedono nuovi, importanti sussulti sulla scia della fine del Qe, dell’uscita di scena di Mario Draghi dalla Bce e, soprattutto, delle elezioni europee previste per il maggio del 2019.

Il voto delle elezioni europee nel 2019 sarà uno spartiacque storico per l’Unione, dato che per la prima volta alla tradizionale dicotomia tra Partito Popolare Europeo (Ppe) e Partito Socialista Europeo (Pse) si sostituirà la sfida tra i fautori dello status quo oggi dominante in Europa e l’eterogena galassia di forze che auspicano cambiamenti radicali, divisi tra le forze sovraniste di destra (Lega, Front National, Fpo e così via) e la nuova sinistra radicale incarnata da leader come Jean-Luc Mélenchon e Pablo Iglesias.

L’Italia nella battaglia politica delle europee

L’Italia sarà l’epicentro di questa battaglia, in quanto primo Paese del gruppo di testa dell’Ue ad aver conosciuto un governo “populista” di partiti fortemente critici della leadership europea. La Lega di Matteo Salvini punta a mettersi al centro di un grande progetto che coniughi le frange più conservatrici del Ppe (come la Csu di Horst Seehofer e Fidesz, la forza del leader ungherese Orban) con i suoi tradizionali alleati; più sfumata la posizione del Movimento Cinque Stelle, che non ha ancora indicato dove andrà a posizionarsi dopo essersi alleato in passato con l’Ukip di Nigel Farage, ma il cui leader Luigi Di Maio appare determinato a render ostica la vita alle tradizionali forze europeiste.

“Questo governo ha oltre il 60% di consensi, mentre l’establishment Ue sarà spazzato via da elezioni storiche”, ha dichiarato Di Maio al Corriere della Sera. L’obiettivo dei partiti di governo, è chiaro: amplificare la base di consenso per diventare, come previsto da Marcello Foa, i referenti di un nuovo bipolarismo. Se così succedesse, al termine dei suoi nove mesi di fuoco l’Italia sarebbe confermata nel suo ruolo di epicentro della critica alla linea politica di Bruxelles e i partiti di governo potrebbero avere voce nella nuova linea politica di una Commissione non più egemonizzata dalle classiche forze europeiste.

Ma queste valutazioni sono, per ora, solo aleatorie: le scelte dei partiti potranno essere profondamente condizionate da elementi esterni come possibili perturbazioni nei mercati finanziari che da tempo hanno messo l’Italia nel mirino. Il cigno nero, l’imprevedibile, è dietro l’angolo, come ricordato da Paolo Savona. Solo un’azione ben ponderata, dalla manovra economica in avanti, potrà prevenirne l’entrata in scena.