È scattata oggi a mezzanotte l’ora x per i migranti della rotta balcanica. Macedonia, Serbia Croazia e Slovenia hanno annunciato da oggi la chiusura del proprio territorio ai migranti in transito verso nord.Nelle ore convulse in cui si definiscono gli ultimi dettagli dell’accordo con la Turchia, i Paesi dei Balcani hanno già preso la loro decisione: non accetteranno più di fare da passatori per le masse di profughi diretti in Germania.In principio era stata l’Ungheria, isolata nel dire no ad ogni forma di immigrazione clandestina: ma era agosto, quando la Merkel dichiarava pubblicamente che le porte dei tedeschi non si sarebbero mai chiuse per chi scappa dalla guerra e quando gli altri Stati, dall’Austria alla Macedonia, avevano acconsentito a imbarcare i migranti su treni e bus a patto che non si fermassero troppo a lungo durante il percorso.Da allora però le cose sono molto cambiate: nel solo 2015 è arrivato in Germania oltre un milione di persone e anche l’opinione pubblica interna ha iniziato a mostrare segni di insofferenza. Guidati dall’Austria, gli Stati balcanici hanno iniziato a costruire muri alle frontiere, relegando l’onere dell’accoglienza all’unico Paese le cui frontiere sono indifendibili per motivi geografici: la Grecia.In attesa di capire che sarà delle decine di migliaia di disperati che attendono in territorio ellenico, è utile dare uno sguardo ai dati che fotografano il cambiamento della situazione lungo la rotta balcanica. Ancora a metà gennaio si parlava di diverse migliaia di persone che entravano ogni giorno in Germania: oggi i dati forniti dal ministero dell’Interno tedesco ci dicono che a febbraio il numero di richiedenti asilo è calato di un terzo rispetto a gennaio: “appena” 61.428.”La chiusura dei confini nei Balcani verrà comunicata molto rapidamente ai migranti che stanno viaggiando verso la Germania”, spiega il direttore per l’Istituto per le Migrazioni di Berlino, Wolfgang Kaschuba.Ancora più eloquenti i dati forniti dalla “Winter operation cells” dell’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati: al 7 marzo la stima degli ingressi dalla Grecia alla Macedonia non superava di molto le cento persone, mentre dalla Macedonia alla Serbia sarebbero passate appena quindici persone. Poco più di cento dalla Serbia all’Ungheria, zero dalla Serbia alla Croazia e dalla Croazia alla Slovenia. Dalla Slovenia all’Austria appena 150 persone (Leggi il report dell’UNHCR).Può essere utile raffrontare questi dati con quelli del 14 febbraio: un mese fa, prima della decisione austriaca di chiudere le frontiere, in Austria arrivavano 2.300 persone al giorno, in Slovenia 2700 e in Croazia 1700. Dati che evidenziano una verità scomoda per l’Italia: se gli Stati balcanici si coordinano efficacemente per bloccare i migranti, possono raggiungere l’obiettivo.A rimanere col cerino in mano saranno, ancora una volta, Italia e Grecia.@giovannimasini