L’assegnazione dei Mondiali del 2034 all’Arabia Saudita è stata accompagnata da una cerimonia che anche sulla stampa internazionale è stata definita “grottesca”. Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha voluto fare del Congresso un grande evento – con tanto di diretta streaming sul canale YouTube di DAZN – sebbene tutti sapessero da prima che il torneo era stato già di fatto assegnato. Quella saudita era infatti l’unica candidatura per l’edizione del 2034, e Infantino ha voluto che venisse celebrata con una votazione per acclamazione in diretta via Zoom. Ai vari delegati delle federazioni nazionali è stato chiesto di esprimersi in favore dell’unico candidato presente applaudendo da remoto. Un metodo che ha avuto l’indubbio vantaggio, dal punto di vista della FIFA, di rendere impossibile alcun tipo di dibattito e di marginalizzare ogni forma di dissenso. Se infatti inquadrando una platea di persone sedute sarebbe stato più facile scorgere chi non applaudiva, questo è stato praticamente impossibile con un pubblico di minuscole finestrelle disseminate su di uno schermo.
Tuttavia, niente avrebbe impedito alle voci di dissenso di farsi sentire prima del Congresso, rendendo palese la propria opposizione. Invece il mondo dei governanti del calcio mondiale è stato rumorosamente silenzioso sulla scelta dell’Arabia Saudita come Paese ospite della Coppa che si disputerà tra dieci anni. Solo la Norvegia ha contestato la procedura messa in atto dalla FIFA e ha sollevato criticità sulle ben note violazioni dei diritti umani che avvengono su base quotidiana a Riad. Come annunciato in precedenza dalla presidente Lise Klaveness – già in prima linea, unica tra i dirigenti del calcio mondiale, contro il Mondiale del 2022 in Qatar – la federazione scandinava si è astenuta dal voto, dato che il rifiuto di applaudire era l’unica protesta possibile.
Tutte le altre federazioni si sono fermate un passo prima, se non di più. Vale anche per quelle generalmente più sensibili alle tematiche sociali, come l’Inghilterra e la Germania. Dopo l’assegnazione, la Football Association ha comunicato di aver votato a favore dopo aver ricevuto rassicurazioni da parte della federazione saudita che tutti i tifosi – compresi quelli appartenenti alla comunità LGBTQ+ – sarebbero stati accolti e rispettati senza discriminazioni. La settimana prima del Congresso, il presidente della federazione tedesca DFB Bernd Neuendorf aveva confermato il voto a favore del Mondiale aggiungendo solo la sua volontà di lavorare con l’Arabia Saudita e la FIFA per portare miglioramenti concreti alla “critica” situazione dei diritti umani nel Paese. I tifosi in Danimarca avevano sollecitato la loro federcalcio a chiedere un rinvio dell’assegnazione, ma sono stati ignorati.
Per la scorsa edizione del Mondiale, in Qatar, si era vista una protesta senza precedenti da parte dei calciatori e delle tifoserie di molti paesi europei. Una protesta dai risultati infruttuosi, ovviamente, dato che il Mondiale infine si è giocato regolarmente, e fu detto che il torneo sarebbe dovuto essere contestato dodici anni prima, al momento dell’assegnazione. Oggi, praticamente nessun calciatore in attività ha parlato contro la Coppa del Mondo del 2034 in Arabia Saudita: molti degli attuali professionisti forse nemmeno saranno più in attività tra dieci anni, e una delle poche voci critiche – il tedesco Toni Kroos – si è ritirato la scorsa estate.
Nel silenzio assoluto della politica – quella del calcio e quella extra-calcio – solo le calciatrici hanno avuto qualcosa da ridire. Un anno fa avevano costretto la FIFA a rinunciare a uno sponsor statale saudita per il Mondiale femminile in Australia, e lo scorso ottobre un centinaio di giocatrici ha scritto a Infantino contestando l’accordo tra la sua organizzazione e Aramco, denunciando le violazioni dei diritti umani commesse dalla monarchia di Riad. Ad assegnazione avvenuta, a loro si è unito il sindacato dei calciatori e delle calciatrici dell’Australia, una delle associazioni di categoria nel calcio più sensibili sui diritti umani, che già aveva contestato il Mondiale in Qatar.