Contrordine: Donald Trump non è più il male assoluto. Anzi, tutti gli americani devono stringersi attorno a The Donald perché l’attuale presidente degli Stati Uniti è l’unico politico in grado di salvare l’umanità da un futuro in cui la Cina dominerà il mondo. Un editoriale del Wall Street Journal non solo regala ai lettori un ritratto inedito di Trump, ma sposa anche il concetto di sovranità, cioè uno dei temi politici sbandierati dal tycoon. Perché questo cambio improvviso di vedute? Tutta colpa di Xi Jinping, il presidentissimo cinese pronto a mangiarsi il pianeta a son di investimenti milionari e progetti infrastrutturali. Secondo la tesi del quotidiano, la Cina, con la sua ascesa silenziosa, starebbe violando a più riprese la sovranità di ogni altra nazione, e con essa gli interessi e i diritti dei popoli.
Trump ultimo baluardo per arginare la Cina
Trump viene concepito quasi come il male minore: tra la ruspante ma innocua retorica del presidente americano e la concezione neoimperiale di Xi, meglio scegliere la prima. Nonostante la Cina abbia più volte spiegato che la Nuova Via della Seta altro non è che un progetto volto a creare rapporti win win con la maggior parte dei paesi africani ed europei, vari analisti sostengono che Pechino voglia imporre il proprio dominio sui partner coinvolti. In ogni caso, il citato disegno di Xi Jinping, unito alle altre pratiche commerciali adottate dalla Cina, minerebbe la sovranità di ogni paese libero. Per capire meglio di cosa stiamo parlando bisogna uscire dalla narrazione dominante, che pone Stati Uniti e Cina sullo stesso piano all’interno di un ideale testa a testa; in realtà Washington e Pechino non sono allo stesso livello, e il primo non è certamente in una posizione così tanto migliore rispetto al secondo. Certo, da un punto di vista tecnico, le due potenze sono impegnate in una gara per il dominio globale, ma la Cina in cuor suo sa che gli Stati Uniti sono in declino. Proprio per questo il governo cinese accusa gli americani di impedire al Dragone di spiccare il volo.
Tianxia: la sovranità cinese
Siamo di fronte a uno scenario del genere: da una parte gli Stati Uniti stanno cercando di conservare il loro ruolo difendendo il sistema internazionale (puro conservatorismo); dall’altra la Cina lavora per rovesciare lo status quo iniettando nel sistema valori e concetti cinesi, antichi retaggi dell’epoca imperiale (puro reazionarismo). Pechino non vuole una rivoluzione ma un sistema come quello attuale a trazione cinese. Xi Jinping si rifà al sistema tributario imperiale cinese, in cui gli stati vicini e lontani erano obbligati a riconoscere il dominio cinese sul resto del mondo. All’epoca, gli imperatori cinesi affermavano di avere il mandato del cielo sulla Tianxia, ovvero sull’intero mondo. È questo il concetto di sovranità a cui si rifà Pechino, molto più pericoloso della sovranità sbandierata da Trump che si limita ai confini degli Stati Uniti.
L’obiettivo di Pechino
Il concetto di Tianxia è stato ripudiato dalla Cina nella prima metà del XX secolo, minimizzato nella seconda e ripreso in questo inizio di ventunesimo secolo. Se la Cina, come hanno appurato diversi analisti, intende riaffidarsi alla Tianxia, vuol dire che Pechino mira a diventare leader di un sistema gerarchico di impero mondiale. La stessa narrazione di Xi, il “sogno cinese”, altro non sarebbe che un ideale che mirerebbe a identificare i sogni dei singoli cittadini cinesi con lo stato cinese e, di riflesso, con il mondo intero. In questo disegno, i vicini della Cina finiranno per essere trattati come vassalli a cui prendere il territorio, chiedere beni e tanto altro ancora.
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