Da quanto esistono (1999), i Griffin – “Family Guy”, in lingua originale – hanno praticamente irriso e preso in giro tutti: ebrei, italiani, islamici, vip, politici, cantanti, attori, minoranze, persone con handicap, persino Madre Teresa di Calcutta e il Papa. Sempre con quello stile unico ed irriverente, di cui Seth MacFarlane, il creatore della serie animata, è alfiere.
I tempi però sono cambiati. Ciò che prima lecito ora e faceva ridere, in tempi di #MeToo e politicamente corretto imperante, è drasticamente cambiato e anche la famiglia Griffin si deve adeguare per non urtare le diverse sensibilità che animano il pubblico occidentale. Come? Rinunciando, per esempio, a prendere di mira la comunità omosessuale. Lo scherzo è finito.
La svolta politicamente corretta dei Griffin: “Basta barzellette sui gay”
Ad annunciare la svolta sono i produttori Alec Sulkin e Rich Appel, intervistati da TvLine. “Se guardate una puntata del 2005 o del 2006 e la affiancate ad una puntata del 2018 o del 2019, noterete alcune differenze. Alcune delle cose su cui scherzavamo un tempo, perché ci sentivamo a nostro agio nel farlo, ora capiamo che non sono più ammissibili”, hanno spiegato. “Se uno spettacolo va letteralmente in onda da 20 anni, cambia. Perché anche la cultura è cambiata. Il clima è diverso, la cultura è diversa e le nostre opinioni sono diverse. Siamo stati plasmati dalla realtà che ci circonda, quindi penso che lo spettacolo debba cambiare ed evolversi in molti modi diversi“.
Nella puntata andata in onda domenica scorsa, il personaggio principale dello show, Peter Griffin, dice al presidente Donald Trump che la serie “tenterà di eliminare gradualmente” le barzellette sui gay. Uno scherzo? No, come ha confermato l’intervista rilasciata dai due produttori è tutto vero. E pensare che, nello stesso episodio, Peter diventa per un breve periodo portavoce di Donald Trump: il suo mandato termina quando scopre che il presidente molesta sessualmente sua figlia Meg.
Il politicamente corretto uccide la satira, parola di Mel Brooks
Perché i Griffin, che nel corso di 17 stagioni hanno “offeso” e scherzato praticamente su tutto e tutti ora devono “adattarsi ai tempi”. Che significa? Semplicemente che, rispetto a vent’anni fa, il politicamente corretto si è insinuato nella nostra cultura pop e la sta distruggendo dall’interno. Perché dopo incredibile “autocensura” sui gay qualche altra “minoranza” chiederà ai produttori della serie di non esagerare con le battute. E così uno show volutamente provocatorio ed irriverente rischia di diventare annacquato, patinato e senza quel mordente che l’ha reso famoso e celebre.
La verità è che se continuiamo con questa paranoia politicamente corretta non saremo più in grado di ridere di nulla. Nemmeno di noi stessi. Come ha sottolineato in un’intervista del settembre 2017 Mel Brooks, regista di capolavori come Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankestein Junior, oggi “siamo diventati stupidamente politicamente corretti, il che è la morte della comicità”. Per il celebre regista “la commedia deve destreggiarsi sul filo del rasoio, deve correre rischi. La commedia è il piccolo elfo lascivo che sussurra nell’orecchio del re, dicendo sempre la verità sul comportamento umano”.
Per favore non toccate le vecchiette e Mezzogiorno e mezzo di fuoco, dice “oggi non potrei più produrli. Forse Frankenstein Junior. E spiega: “In Mezzogiorno e mezzo di fuoco uno sceriffo nero verrebbe visto come un’offesa alle persone di colore”, mentre per quanto riguarda il famoso balletto pro-nazista di Per favore non toccate le vecchiette, dice, “mi accuserebbero di normalizzare il nazismo”. Mel Brooks ha ragione: e se non fermiamo questa piega buonista possiamo dire addio alla comicità.
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