La chiamano “Putin generation”. Sono i Millennials russi. Quelli nati quando Vladimir Vladimirovich metteva piede per la prima volta al Cremlino. Erano gli anni dei carri armati in Cecenia e della guerra agli oligarchi. Da allora la Russia non è più la stessa, plasmata e trasformata dal suo nuovo zar. Un leader che continua a piacere anche ai più giovani che, del resto, ancora non hanno avuto modo di sperimentare un’alternativa. Ad essere decisivo nell’orientare il consenso degli under 30 nei prossimi anni, infatti, secondo gli esperti, come quelli intervistati dall’emittente americana Cnbc in un recente approfondimento sul tema, sarà l’andamento dell’economia nel Paese.

Il tasso di disoccupazione giovanile in linea con la media europea e gli standard di vita elevati rispetto a quelli dei propri genitori portano molti ragazzi ad appoggiare il partito di governo. Le proteste di quest’estate a Mosca contro l’esclusione di alcuni candidati dalle elezioni comunali e il calo del consenso registrato da Russia Unita, non sembrano scalfire il sentimento della maggioranza della popolazione, che secondo gli analisti è favorevole il “mantenimento dello status quo”. Compresi i giovani.

Sono 170mila quelli che fanno parte della Giovane Guardia, la branca giovanile del partito di Putin, nata nel 2005 per formare i futuri rappresentanti politici del Paese. “I giovani vogliono semplicemente che la politica influisca positivamente sulle loro vite, per questo ci appoggiano”, ci spiega Daria Sharova, ventisettenne originaria di San Pietroburgo che dal 2016 gestisce le relazioni internazionali della formazione. “Il fatto che abbiamo perso voti alle ultime consultazioni elettorali – aggiunge subito dopo – fa parte della democrazia e dimostra che siamo un Paese democratico”.

È questa ragazza bionda ad aver accolto nel novembre del 2018 la delegazione di giovani padani guidata da Andrea Crippa, arrivata a Mosca per stringere un accordo di cooperazione tra i due movimenti giovanili che ricalcava quello siglato un anno prima da Matteo Salvini. “Ideologicamente siamo vicini alla Lega e spero che possiamo collaborare più intensamente in futuro”. “Combattiamo per le stesse idee e abbiamo gli stessi valori”, assicura Sharova. Se i partiti sovranisti hanno un merito, ci spiega, è quello di “aver scosso il sistema europeo, spingendo i politici a mettersi in discussione e a domandarsi cosa fare per i cittadini”. “La crescita del populismo è una reazione del popolo stanco di non avere risposte su questioni fondamentali, come ad esempio quella dell’immigrazione – continua – mentre l’Europa sta sperimentando una crisi a tutti i livelli, politico, economico e sociale, e la stessa integrazione europea viene messa in discussione, come è accaduto con la Brexit”.

Tra i partiti che dialogano con l’organizzazione, però, ci sono anche quelli progressisti. Due deputate della République En Marche del presidente francese Emmanuel Macron, ad esempio, hanno preso parte la scorsa settimana ad una conferenza organizzata dall’Agenzia Federale per la Cooperazione umanitaria internazionale, con il contributo della Giovane Guardia, a Kaliningrad. “Il presidente francese ha fatto delle dichiarazioni positive, ad esempio, sul ritorno della Russia al G7”, dice la responsabile delle relazioni esterne della formazione. Che però precisa: “Preferisco giudicare i politici dalle loro azioni, non dalle parole: staremo a vedere cosa proporrà e cosa sarà capace di costruire”. Ma il capo dell’Eliseo non è l’unico a scommettere sulla Russia. Del resto, spiega la giovane dirigente del partito, “oggi far fronte alle sfide globali è impossibile senza il contributo di Mosca”.

“Credo fermamente in un’Europa che vada da Lisbona a Vladivostok – chiarisce – anche se siamo un paese eurasiatico abbiamo la stessa mentalità europea, gli stessi valori cristiani e condividiamo la stessa storia”. Insomma, taglia corto, “abbiamo più cose in comune noi con l’Europa, che l’Europa con gli Stati Uniti”. Ben vengano, quindi, gli sforzi “di tutti i partiti che si impegnano per il dialogo” perché l’atteggiamento di chiusura “fa male ad entrambe le parti”. Sullo scandalo del Metropol sui presunti fondi alla Lega la risposta è netta: “Abbiamo decine di cose da fare per i nostri cittadini prima di pensare ad interferire nelle elezioni di un altro Paese”.

“Penso che ormai vada di moda attaccare i politici che acquistano troppo potere con la questione della Russia – sottolinea subito dopo – e questo non vale soltanto per l’Italia: lo abbiamo visto con gli Stati Uniti, le proteste ad Hong Kong o le elezioni in Argentina”. “Quando hai un problema all’interno del tuo Paese – continua – è facile incolpare qualcun altro per nascondere la tua debolezza”. “Noi ci battiamo per un mondo multipolare, dove ognuno possa avere le proprie opportunità, la propria sovranità e il proprio diritto di esprimersi, senza ingerenze negli affari interni degli altri Paesi”.

Tra il Movimento 5 Stelle e i giovani putiniani, invece, non potrebbe esserci nessuna alleanza: “Le loro idee vanno dall’estrema destra all’estrema sinistra, quindi non vedo su che punto potremmo trovare un terreno comune”. In realtà una questione su cui essere d’accordo ci sarebbe. Anche per la Giovane Guardia, infatti, la sostenibilità ambientale è una priorità. Con la differenza, però, che i futuri dirigenti di Russia Unita non vogliono unirsi all’esercito green di Greta Thunberg. “È un movimento pieno di idee brillanti, ma è stato strumentalizzato politicamente fino a diventare estremamente divisivo”, accusa Sharova. “Protestare anziché frequentare le lezioni, ad esempio – rimarca la giovane leader – è insostenibile per la nostra società”.