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I militari mettono in guardia Emmanuel Macron: la Francia rischia la guerra civile. E questo allarme di decine di generali, contenuto in una lettera pubblicata da Valeurs Actuelles a firma di da Jean-Pierre Fabre-Bernadac, scatena le reazioni di tutta la Francia che si interroga non solo sul ruolo dei militari, ma anche della stessa condizione del paese.

La paura della “disintegrazione”

La lettera ha un titolo molto chiaro: “Per un recupero dell’onore dei nostri governanti: 20 generali chiedono a Macron di difendere il patriottismo”. La richiesta dei generali è principalmente di fermare un fenomeno che terrorizza i militari francesi: la “disintegrazione”. È un fenomeno che gli alti militari d’Oltralpe legano principalmente a fenomeni culturali specifici: l’antirazzismo e l’islamismo. E questi elementi, uniti a una politica che i generali considerano lassista, se non completamente favorevole a certe dinamiche, starebbero favorendo un clima di guerra civile dai contorni inquietanti e poco definibili.

“L’ora è seria, la Francia è in pericolo, diversi pericoli mortali la minacciano” dicono i generali. “Le nostre bandiere tricolori non sono solo un pezzo di stoffa, simboleggiano la tradizione, attraverso i secoli, di coloro che, qualunque sia il loro colore della pelle o la loro fede, hanno servito la Francia e hanno dato la vita per essa. Su queste bandiere, troviamo in lettere d’oro le parole ‘Onore e Patria’. Tuttavia, il nostro onore oggi sta nella denuncia della disgregazione che colpisce la nostra patria”. E la disintegrazione nasce da “un certo antirazzismo” che secondo i militari crea il presupposto per l’odio tra comunità diverse.

Un fenomeno che con islamismo e clan delle periferie degradate “porta al distacco di pezzi di nazione per trasformarli in territori soggetti a dogmi contrari alla nostra costituzione”. La lettera si conclude con la richiesta di intervento immediato da parte del presidente e della politica e con un monito: “Se non si interviene, il lassismo continuerà a diffondersi inesorabilmente nella società, provocando alla fine un’esplosione e l’intervento dei nostri compagni attivi per ​​una pericolosa missione di protezione dei nostri valori di civiltà e salvaguardia dei nostri concittadini su tutto il territorio nazionale”.

La posizione della politica

La lettera non poteva passare inosservata. Il ministro della Difesa, Florence Parly, ha condannato la lettera chiedendo che sia vagliata l’ipotesi di “sanzioni” verso i militari in pensione che hanno firmato l’appello, mentre Jean-Luc Mélenchon di France Insoumise ha annunciato che farà un esposto in procura per accertarsi di cosa ci sia dietro la lettera dei generali. Di diverso tono Marine Le Pen: la leader di Rassemblement National, ai microfoni di “France info”, ha dato il pieno sostegno ai militari dicendo che in quell’appello si chiede solo di “applicare la legge”.

La Francia appare quindi divisa. C’è chi ritiene che questi generali abbiano solo voluto mandare un segnale. Altri pensano che vi sia veramente l’ipotesi di un golpe, dal momento che la missiva è stata pubblicata in occasione del 60esimo anniversario del putsch di Algeri contro Charles de Gaulle. Altri ancora ritengono che sia una lettera che dimostra l’infiltrazione della destra radicale nel mondo militare. Infine c’è chi minimizza il contenuto parlando di generali sostanzialmente ininfluenti, che anche in servizio non hanno mai rappresentato dei pesi massimi delle forze armate.

L’insoddisfazione dei militari

Quello che però è abbastanza chiaro è che questa lettera indica (ancora una volta) che una parte delle forze armate francesi sembra essere sempre meno soddisfatta dell’attuale situazione sociale e politica che vive la Francia. E negli ultimi tempi, questa insoddisfazione appare sempre più in superficie e non solo relegata nei corridoi delle caserme o del ministero della Difesa. Quel sottobosco di malcontento inizia a poco a poco ad affiorare. E i segnali sono molti, specialmente in una fase di avvicinamento a elezioni presidenziali che si preannunciano bollenti.

C’è questa lettera, che, per quanto non necessariamente fondamentale, può certamente essere considerata un momento “clamoroso” nelle logiche del rapporto tra politica e forze armate in Francia. C’è poi il lungo flirt dei gilet gialli con il generale Pierre de Villiers, ex capo di stato maggiore silurato proprio da Emmanuel Macron, e che da tempo è considerato un “populista” che potrebbe creare non pochi problemi ai partiti tradizionali. Anche lui ha spesso parlato del pericolo di un imminente guerra civile, proprio come i firmatari della lettera a Valeurs Actuelles.

E nelle sue interviste e nei suoi testi fa spesso riferimento al pericolo di una Francia disintegrata, senza valori condivisi, senza tradizioni, invasa e incapace di esprimere una propria potenza internazionale. I punti in comune con i contenuti espressi dai generali della lettera sono tanti. E per la Francia, che nella sua storia ha avuto generali considerati gli unici leader in grado di unire il paese, il segnale non va certamente sottovalutato. La presenza di questo sistema parallelo e interno alle forze armate, preoccupato dalla deriva intrapresa dalla società francese, è un sintomo di un male molto radicato.

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