I funzionari di Wuhan sapevano che cosa stava succedendo in città. Erano a conoscenza delle decine e decine di polmoniti atipiche che affollavano i reparti degli ospedali. Ma hanno volutamente tenuto nascosta l’emergenza sanitaria ai vertici politici di Pechino. Probabilmente per evitare problemi con il governo centrale a pochi giorni dal Capodanno cinese, una delle più importanti feste nazionali.
È questa la narrazione che emerge leggendo un rapporto dell’intelligence Usa riportato dal New York Times in merito all’origine della pandemia di Covid. Secondo quanto riportato dal documento, i politici di Wuhan e della provincia dello Hubei, presunto epicentro dell’epidemia di Sars-CoV-2 nel gennaio 2020, avrebbero glissato sul coronavirus per timore di rappresaglie provenienti da Pechino.
Se fino a qualche mese fa Donald Trump e i repubblicani puntavano il dito contro il governo cinese, reo di aver consentito al virus di diffondersi in tutto il mondo, il rapporto riservato ha offerto uno spaccato ben differente. Il Partito Comunista cinese, fulcro dell’azione politica della Repubblica Popolare, sarebbe stato a sua volta colto di sorpresa. E avrebbe agito solo dopo esser venuto a conoscenza del coronavirus. Cioè quando ormai l’agente patogeno si era già diffuso in patria, così come all’estero.
Il rapporto dell’intellingence Usa
La colpa, stando sempre al rapporto citato dal Nyt, non sarebbe tanto da ricercare all’interno della Città Proibita, quanto nello Hubei. Il sistema di informazione interno cinese, che in teoria mette in contatto il centro del potere con le varie periferie dell’ex Impero di Mezzo, non avrebbe funzionato a dovere per colpa della base e non del vertice. Detto altrimenti, all’inizio di gennaio gli alti funzionari di Pechino sarebbero stati all’oscuro dei veri pericoli del virus e non avrebbero potuto fare niente per evitare il peggio.
“I funzionari di Pechino sono stati tenuti all’oscuro per settimane sulla potenziale devastazione del virus da parte di funzionari locali nella Cina centrale”, si legge nel testo dell’intelligence. Scendendo nel dettaglio, hanno spiegato alcuni funzionari americani, il documento sposa ancora l’idea che il Pcc abbia nascosto dati fondamentali al mondo intero. I vertici di Pechino avrebbero svolto “un ruolo nell’oscurare l’epidemia nascondendo le informazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Eppure il rapporto dimostra anche come l’oscurantismo dei funzionari cinesi locali sia stato “un fattore decisivo nella diffusione del virus a Wuhan e oltre”.
Colpa di Wuhan o di Pechino?
C’è un’enorme differenza tra l’attribuire la colpa al leader Xi Jinping e agli alti funzionari di Pechino e ai politici di Wuhan e dello Hubei. Nel primo caso vorrebbe dire accusare l’intero governo cinese del disastro sanitario, mentre nel secondo la colpa dei vertici del Pcc deriverebbe da funzionari locali. Dal canto suo la Cina ha affermato di aver agito il più in fretta possibile per limitare la diffusione del Sars-CoV-2 e mettere in allerta il mondo intero.
È pur vero che quest’inverno le autorità centrali hanno fatto piazza pulita di vari funzionari locali del partito di Wuhan e dello Hubei, incolpandoli per quanto accaduto. Il Nyt ha scritto che i leader del Pcc sovrintendono a un sistema che impedisce ai politici locali di condividere liberamente informazioni con i funzionari a livello nazionale.
Tutto ciò avrebbe scatenato il cosiddetto “effetto Chernobyl“. Un effetto che si verifica ogni volta che i funzionari locali evitano di avvisare il potere centrale di un evento catastrofico finché non è troppo tardi. In ogni caso, a detta della CIA, almeno da febbraio i politici centrali cinesi non avrebbero condiviso ciò che sapevano sul virus con il resto del pianeta.