Libia, Fratelli Musulmani ai margini: adesso lascia pure Khalid Al Mishri

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Politica /

In Libia, tra le offensive di Haftar nel sud e gli screzi ancora ben evidenti lungo l’asse Tripoli-Misurata, la fase di stallo e di continui mutamenti anche di natura politica produce importanti colpi di scena. In varie parti del paese ci si chiede ancora la reale valenza delle dimissioni di Khalid Al Mishri dal “Partito della Giustizia e dello Sviluppo”, una delle tante costole dei Fratelli Musulmani in Libia. C’è chi parla in merito di mero opportunismo politico, chi invece di una circostanza di secondo piano nella politica libica. Di certo, questo episodio segna ancora una volta il processo di ridimensionamento del potere dei Fratelli Musulmani nel paese africano. 

Chi è Khalid Al Mishri

A Palermo l’oramai ex appartenente alla Fratellanza Musulmana si presenta, in occasione del vertice per la Libia voluto dall’Italia, come uno dei quattro attori più importanti del contesto libico. In particolare, Al Mishri è presidente dell’Alto Consiglio di Stato, ossia l’organismo che riunisce gran parte dei deputati eletti nel 2012 in occasione delle prime elezioni post Gheddafi. Con le successive consultazioni del 2014, nasce un nuovo parlamento che avrebbe dovuto insediarsi a Bengasi ma, per via della presenza islamista nella città più grande della Cirenaica, esso si riunisce a Tobruck. Nel frattempo però a Tripoli il vecchio parlamento, in maggioranza formato dai Fratelli Musulmani, entra in contrasto con la nuova Camera dei Rappresentanti di Tobruck e continua a considerarsi in carica ed a sostenere il governo di Khalifa Ghwell, anch’egli legato ai Fratelli Musulmani ed al Qatar in particolar modo. 



Poi nel novembre 2015, con gli accordi di Skhirat, alla vecchia camera viene comunque riconosciuto un ruolo e viene nominata per l’appunto “Alto Consiglio di Stato”. Tale ente, a differenza della Camera dei Rappresentanti di Tobruck, riconosce il governo del consiglio presidenziale di Fayez Al Sarraj. Ma soprattutto, viene vista come l’istituzione che più rappresenta le istanze dei Fratelli Musulmani in Libia. Dall’aprile 2018 a presiedere l’Alto Consiglio di Stato è proprio Khalid Al Mishri. Nato nel 1976 a Zawiya, cittadina sulla costa della Tripolitania, Al Mishri nel dopo Gheddafi viene fuori come uno dei più importanti rappresentanti del Partito per lo Sviluppo e la Giustizia ed è dunque strettamente legato ai Fratelli Musulmani. L’elezione nel 2018 a presidente dell’Alto Consiglio di Stato gli conferisce un ruolo delicato e, come detto in precedenza, appare come uno dei quattro attori libici più importanti nel quadro istituzionale del paese. Le sue dimissioni dai Fratelli Musulmani dunque, appaiono significative ed importanti sia per la sua storia personale che per l’istituzione parlamentare da lui rappresentata. 

Cosa significa la presa di distanze di Khalid Al Mishri dai Fratelli Musulmani 

C’è discrepanza in Libia sul reale peso dell’allontanamento di Al Mishri dalla fratellanza. Come si legge su AgenziaNova, a Tobruck c’è scetticismo circa la possibilità che cambi qualcosa a Tripoli dopo la mossa del presidente dell’Alto Consiglio di Stato. Secondo molti deputati della Camera dei Rappresentanti, l’addio di Al Mishri al suo partito non impedisce nell’immediato futuro ai Fratelli Musulmani di avere molta influenza su Tripoli e sullo stesso Consiglio di Stato. È bene ribadire come la Camera dei Rappresentanti, braccio politico di Haftar, vede nella fratellanza un elemento negativo per il futuro del paese e del cammino verso la riconciliazione nazionale. Lo si può evincere anche dalle interviste rilasciate dal deputato Ali Al Saidi su Occhi della Guerra nei mesi scorsi, sia dopo il vertice di Palermo che in seguito alla nomina del nuovo ambasciatore italiano. 

Dunque per i “colleghi” di Tobruck non cambia nulla: anche se Al Mishri non fa più parte della fratellanza, i partiti della galassia islamista legati a Turchia e Qatar sono ancora in grado di imporre il proprio peso. Secondo molti, sia a Tripoli che in Cirenaica, la mossa di Al Mishri ha il sapore di mero opportunismo politico: in particolare, in vista dei colloqui per la conferenza nazionale ed in vista dei prossimi appuntamenti della road map dell’Onu, il presidente dell’Alto Consiglio di Stato avrebbe come unico obiettivo quello di ricostruirsi una più positiva immagine politica. Di certo però, l’allontanamento dalla Fratellanza di uno dei suoi più importanti esponenti, è possibile inquadrarla nel contesto di marginalizzazione della stessa nel dopo Palermo. Anzi, proprio nel capoluogo siciliano la Turchia, tra i maggiori sostenitori in Libia dei Fratelli Musulmani, si alza dai tavoli del vertice proprio per protestare contro una presunta emarginazione della fratellanza a favore invece delle forze più vicine ad Haftar. Da lì, è un crescendo di episodi che mostrano la progressiva perdita di potere dei Fratelli Musulmani.

La lettera che tre dei nove membri del consiglio presidenziale inviano ad Al Sarraj, con la quale nei giorni scorsi intendono aprire una crisi di governo, appare come uno dei tentativi dei Fratelli Musulmani di evitare la definitiva marginalizzazione. Tutti e tre i firmatari infatti, tra cui il misuratino Ahmed Maitiq, sono legati alla fratellanza. Il passo indietro di Al Mishri adesso segna un ulteriore passo in questo senso. Passa infatti il messaggio, da ora in poi, che essere internazionalmente considerati legati ai Fratelli Musulmani è politicamente sconveniente. E questo, a lungo andare, non può non avere conseguenze.