Skip to content
Politica

I fantasmi dell’URSS: passaporti grigi e reclutamento russo nei Paesi baltici

L'eredità dell'Urss, le minoranze russofone nel Baltico e i problemi dei tentativi di influenza da parte del Cremlino.
baltico

Il 4 agosto 2025 lo scalo di Lipsia, in Germania, entra nella cronaca della guerra ibrida russa. Il ritrovamento di tre droni carichi di esplosivo svela, secondo polizia e intelligence tedesca, una rete di sabotatori coordinati da Mosca. Gli inquirenti federali identificano, tra quattro indagati, due presunti responsabili: un cittadino russo con passaporto lettone, affiancato da un complice bielorusso con passaporto russo, ritenuto legato ai servizi segreti di Mosca. Nelle prime fasi dell’inchiesta si ipotizza che quest’ultimo sia entrato in Europa con un visto turistico italiano, ricostruzione poi smentita. La pista, per quanto caduta, riporta al centro del dibattito le vulnerabilità di Schengen, specialmente nelle pieghe burocratiche ereditate dalla transizione post-sovietica nei Paesi baltici, la frontiera più calda d’Europa.

Dall’invasione russa dell’Ucraina circolano ammonimenti su una possibile seconda invasione in Europa, a Narva, cittadina estone che confina con la russa Ivangorod, separata da un fiume e da un ponte dell’amicizia il cui passaggio resta interdetto dal 2022. Analisti geopolitici, tra cui Carlo Masala, hanno indicato Narva come possibile scenario di evoluzione del conflitto. A febbraio 2026 un canale Telegram russo con pochi iscritti, individuato dal blog anti-disinformazione Propastop, annuncia la nascita di una presunta “Repubblica popolare di Narva”, sul modello di quelle proclamate a Donetsk e Luhansk. A Narva oltre il 90% della popolazione è russofona, e l’Estonia sta gradualmente vietando l’insegnamento in russo entro il 2030 — una misura che genera tensioni interne, benché la maggioranza dei russofoni della città si dichiari più vicina a Tallinn che a San Pietroburgo e nessun monitoraggio abbia rilevato reali sentimenti separatisti. Per bilanciare la narrativa del “Narva is next”, che rischiava di allontanare investitori e turisti, il ministero degli Esteri estone ha risposto in queste settimane lanciando la campagna “Visit Narva Next”, per restituire alla città il ruolo di soggetto, e non di bersaglio, della propria immagine.

Con l’invasione dell’Ucraina, Tallinn e Riga hanno quasi azzerato i visti turistici per i russi, temendo infiltrazioni. Eppure Schengen continua a mostrare crepe strutturali a causa della complessa eredità demografica lasciata dall’URSS nei Baltici. La presenza di centinaia di migliaia di residenti russofoni nei Baltici rappresenta infatti per i servizi di Mosca un bacino di reclutamento ideale. Come denunciato dal Servizio di Sicurezza Interna dell’Estonia (KAPO) nel suo ultimo rapporto annuale, gli agenti russi profilano i viaggiatori ai valichi di frontiera, raccogliendo dati privati per poi ricattarli o arruolarli in operazioni di spionaggio e sabotaggio a basso costo, sfruttando i loro legami economici e familiari in Russia.

Tra i più esposti e vulnerabili ci sono i detentori del cosiddetto passaporto grigio (välismaalase pass): i suoi possessori — circa 65.000 persone, ovvero un terzo della popolazione di origine straniera in Estonia — possono viaggiare senza visto sia nello spazio Schengen sia in Russia, grazie a una misura introdotta da Mosca nel 2008. E i russofoni delle aree di confine come Narva, insieme ai lavoratori transfrontalieri, sono indicati dal rapporto tra i bersagli privilegiati.

Per comprendere meglio questa dinamica occorre guardare allo status giuridico dei “non-cittadini”. Nel 1991 Estonia e Lettonia concessero la cittadinanza automatica solo a chi risiedeva nel Paese prima del 1940 e ai discendenti. Chi era arrivato durante i decenni della russificazione sovietica si trovò escluso, privo di una patria riconosciuta.

Per scongiurare l’apolidia, l’Estonia introdusse il passaporto grigio. In Lettonia il documento equivalente, storicamente viola, riguarda ancora circa 160.000 persone (nepilsoņi) — l’8,7% della popolazione residente nel 2026 — di cui due terzi di etnia russa. Chi detiene questi documenti viaggia senza visto in Schengen e risiede legalmente nei Baltici, ma non vota alle elezioni nazionali e non possiede un passaporto UE: dal 2008 Mosca consente loro l’ingresso in Russia senza visto, una concessione che il Cremlino usa per mantenere un canale di influenza sulla minoranza russofona, a conferma che i mosaici identitari ereditati dal crollo dell’URSS restano, in tutto il Baltico, ancora oggi terreno di scontro tra sicurezza e propaganda.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto