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Chiunque abbia seguito gli ultimi sviluppi della nuova Guerra fredda in atto tra Stati Uniti e Cina si è reso conto dell’inasprimento della posizione americana. Washington ha chiuso il consolato cinese di Houston, messo nel mirino le spie del Dragone, a quanto pare particolarmente attive a San Francisco e nei campus universitari, e minacciato di vietare l’ingresso nel Paese ai membri del Partito comunista cinese.

E pensare che soltanto pochi mesi fa, prima della pandemia di Covid, Donald Trump era riuscito a trovare un mini accordo commerciale con la controparte asiatica sulla fase 1 della guerra dei dazi. Non solo: l’inquilino della Casa Bianca sembrava intenzionato a voler ridefinire, una volta per tutte, con Xi Jinping in persona, le relazioni sino-americane. Il Covid ha cambiato i piani di Trump, che presto è stato costretto a fronteggiare un’emergenza sanitaria senza precedenti nella storia degli Usa.

L’eccessivo lassismo usato da The Donald ha fatto sì che gli Stati Uniti arrivassero impreparati all’ondata di coronavirus. Un’ondata che, come era prevedibile, ha travolto tutto e tutti. Per nascondere i suoi errori, il presidente americano ha spostato la questione sul piano delle responsabilità. Il Sars-CoV-2 è così diventato il “virus cinese” e la colpa di quanto stava accadendo al mondo intero era da attribuire solo e soltanto al silenzio e alle bugie perpetrate dalla Cina.

La politica estera di Trump ha quindi iniziato a ruotare costantemente attorno al risentimento anti cinese, particolarmente diffuso tra i suoi sostenitori più accaniti. Da un punto di vista politico, la mossa è servita per ricompattare la base elettorale repubblicana in vista delle prossime elezioni presidenziali. Ma dietro al ritorno di fiamma del maccartismo stile anni ’50, come si è azzardato a definirlo qualche osservatore, si nasconde ben altro.

I due falchi cinesi

Il discorso pubblico tenuto da Mike Pompeo alla Nixon Library, in California, non è un’invettiva partorita su due piedi. Come ha sottolineato il South China Morning Post, dietro alla posizione anti cinese del segretario Usa c’è un vero e proprio cervello. Il principale consigliere politico di Pompeo in merito agli affari cinesi e asiatici si chiama Miles Maochun Yu. Il signor Yu, professore di storia militare alla Us Naval Academy di Annapolis, è nato in Cina e può essere considerato a tutti gli effetti un super falco.

La sua posizione è chiara: gli Stati Uniti devono contrastare in tutti i modi la presunta aggressione della Cina nell’Asia-Pacifico. Dal momento che Pechino non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, sostiene ancora il prof, un conflitto con il Dragone è pressoché inevitabile. Anche perché il gigante asiatico considera il Mar cinese meridionale una sorta di cortile di casa, e non intende avere sul collo il fiato degli Stati Uniti. Per Yu e Pompeo, non serve più usare la politica della carota e del bastone. Arrivati a questo punto è necessario riporre la carota e impugnare soltanto il bastone. “Il revisionismo porta inevitabile confronto“, ha recentemente dichiarato il signor Yu.

Il team di Pompeo

L’entourage di Trump può fare affidamento anche a un secondo falco cinese anti cinese. Si tratta di Mung Chang che, ha scritto Bloomberg, è in congedo dal suo incarico come decano del college di ingegneria della Purdue Univerrsity. Mung e Yu hanno un obiettivo comune: costringere la Cina ad abbracciare i valori occidentali.

Altri nomi noti che hanno messo Pechino nel mirino sono Peter Navarro, il viceconsigliere per la sicurezza nazionale, Matt Pottinger e l’immancabile Mike Pompeo. Il team sta attaccando il Dragone su più fronti: dal nodo Hong Kong al tema del virus, dalla presunta persecuzione degli uiguri nello Xinjiang al pericolo nascosto dietro all’espansione tecnologica delle aziende cinesi nel mondo intero.

Pompeo, tra l’altro, proprio in questi giorni, sta viaggiando in giro per il mondo per stringere quante più alleanze possibili con i Paesi democratici per strozzare l’avanzata cinese. Trump ha passato i primi tre anni della sua presidenza a bilanciare le esigenze dei falchi con il suo desiderio di coltivare un rapporto forte e diretto con Xi. Adesso il vento sembrerebbe esser cambiato.

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