“Io e Ursula Von der Leyen siamo come i Due Papi in Vaticano”. Parole, seppur pronunciate con un tono evidentemente ironico, dell’ex capo della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Come riporta Politico, intervenuto a Berlino, dopo aver ricevuto un premio alla carriera, Juncker ha dichiarato di avere ancora oggi un ufficio nel quartier generale della Commissione europea a Berlaymont, che ha definito un “mostro architettonico”. “Ursula con der Leyen – ha sottolineato il lussemburghese Juncker – ha un ufficio al 13esimo piano. Pensavo che lo avrei occupato per sempre. Ora sono a un paio di piani più in basso. Io e lei siamo come i due Papi in Vaticano” ha poi aggiunto, riferendosi al celebre film omonimo diretto da Fernando Meirelles che racconta il rapporto tra i due ecclesiastici.

Tra i due Juncker dice di essere “Papa Ratzinger”. C’è grande affinità tra l’ex capo della Commissione Juncker e il suo successore. L’ex primo ministro del Lussemburgo dal 20 gennaio 1995 al 10 luglio 2013 ha confermato di “andare d’accordo” con von der Leyen e “di combattere per gli stessi obiettivi”. Tant’è che i due pare s’incontrino regolarmente, ogni settimana.

Piena continuità fra Juncker e von der Leyen

La continuità fra la Commissione Juncker e von der Leyen è acclarata dalla presenza, nell’attuale commissione, di tre-vicepresidenti d’esperienza come l’olandese Frans Timmermans, la danese Margrethe Vestager e il lettone Valdis Dombrovskis, tutti già membri del precedente esecutivo. I tre commissari danno un segno di forte continuità con il predecessore della Von der Leyen, Jean-Claude Juncker: tanto che Margaritis Schinas, portavoce e uomo di fiducia del lussemburghese, è entrato nella Commissione con un specifico incarico che riguarda politiche migratorie, educative e di pubblica sicurezza.

“Ho imparato molto da Jean Claude Juncker, sarà un onore prendere la sua successione” aveva ammesso la presidente nella conferenza stampa di presentazione dei commissari: “Sarà una commissione diversificata come l’Europa e forte come l’Europa”. Benché von der Leyen abbia spinto sull’acceleratore dell’approvazione del New Green Deal, la continuità politica con il suo predecessore è pressoché totale, dalla politica economica – la presenza ingombrante di Valdis Dombrovskis ne è piena conferma – a quella migratoria. Una Commissione europea che, a maggior ragione dopo la Brexit, e come analizzato da Stephen M. Walt su Foreign Policy, deve fare i conti con una grave crisi politica.

Lo scandalo che fa tremare Ursula von der Leyen

Come spiegato su questa testata, oltre al futuro incerto dell’Ue, Ursula von der Leyen deve vedersela con uno scandalo che potrebbe travolgerla. Nei giorni scori, infatti, ha depositato le sue memorie per l’inchiesta che in Germania ha interessato il ministero della Difesa per le eccessive spese riguardanti i collaboratori esterni. Le indagini, che erano già state aperte nel 2018, si riferiscono ai sei anni in cui Ursula era a capo della Difesa del Paese e che sono stati caratterizzati da una spesa superiore all’attesa per circa dieci miliardi di euro nel quadriennio.

Quest’estate, in Germania, si è istituita una commissione d’inchiesta del parlamento tedesco – lo strumento che i legislatori possono usare per sondare i misfatti del governo – che ha il compito di esaminare il modo in cui le consulenze sotto il suo ministero sono state assegnate: la commissione sta verificando se una rete di “conoscenze personali” abbia o meno influito sulla stipulazione di accordi e appalti. Le ombre su von der Leyen non sono tanto sui milioni di euro spesi in consulenze esterne, piuttosto sulle modalità con cui venivano affidati incarichi milionari. A gennaio, il dicastero ha confermato alla commissione d’inchiesta che non può consegnare i dati contenuti nei telefoni cellulari di Ursula von der Leyen perché sono stati tutti cancellati prima che si trasferisse a Bruxelles.

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