Che la campagna elettorale per le midterm 2022 presenti discrasie su più fronti questo è ormai assodato. Ad esempio, nessuno si scandalizza per una Liz Cheney che ormai fa proseliti fra i democratici. Così come non è insolito che un ex presidente scenda in campo per un “compagno di squadra” in occasione delle periodiche liturgie elettorali americane. Ma se l’ex presidente in questione è Barack Obama, le cose cambiano. Il former president, infatti, non è stato reclutato come un banale cheerleader di partito o del suo ex n.2, ma sembra essere stato arruolato in qualità di vecchio saggio-più saggio dei vecchi-in grado di compiere il miracolo.
Il discorso di Obama a Las Vegas
L’evento elettorale a Las Vegas ne è stata una prova: l’ex presidente è intervenuto al fianco di Steve Sisolak, in corsa per la riconferma a governatore del Nevada, e la senatrice Catehrine Cortez Masto, che cerca la conferma del suo seggio.
La regia dell’evento è di quelle in linea con lo spirito della comunicazione dem incastonata nel cuore della Sin City d’America. Obama giunge sul palco accompagnato dal brano degli U2 City of Blinding Lights: la platea lo accoglie scandendo a squarciagola il suo nome. “La ragione per cui sono qui è semplice: io sono qui per chiedervi di votare”. Ormai canuto, galvanizza la platea: lapidario, carismatico, essenziale, magnetico. Ad osservare quella folla ipnotizzata dal suo oratore sembra di rivivere le immagini del 2008, quando l’outsider democratico si guadagnava il Paese di palco in palco e all’anziano Joe Biden non restava che il ruolo di modesto accolito comprimario.
Obama ripete, con fare da rapper, l’appello al voto più volte durante il suo intervento: un discorso-almeno in apparenza-a braccio e appassionato, rimettendo in campo la retorica progressista che aveva rieditato per la sua prima campagna elettorale; quella che prende da Roosevelt e dalla Bibbia, da John Fitzgerald Kennedy a Michael Jackson, passando per Martin Luther King e lo slang dei giovani. Sono proprio questi ultimi che, dalla platea della Cheyenne High School, intonano quel “Yes we can” che dovrebbe essere per loro già troppo datato per ricordarlo.
Senza mai abbassare il tono di voce, Obama ha sciorinato tutti i temi della campagna elettorale, dalle armi all’inflazione, dai tagli alla sanità all’aborto, mettendoli interamente nelle mani degli elettori che dovranno scegliere se andare a votare o meno. L’ex inquilino della Casa Bianca ha invitato tutti a motivare i familiari, i vicini di casa, gli amici, ad andare ai seggi o a ricorrere al voto postale. Non ha citato mai per nomi i nemici, una scelta vincente in passato, limitandosi a tuonare: “Abbiamo politici che invece di unirci, vogliono dividerci”, citando l’attacco a Paul Pelosi e il rapper e produttore Kanye West, accennando a “personaggi famosi che lanciano messaggi antisemiti”.
Obama e lo “spirito del 2008”: tentare il miracolo
In Nevada sembrano ripetersi le scene di Milwaukee di alcuni giorni fa. Nessuno è più richiesto di lui negli eventi dem: raccolte fondi, brevi video, comizi. Tanto da far impallidire il presidente Biden, leader teorico dei democratici, che regna ma non governa. Dopo il Nevada, sulla road map, ci sono Phoenix e poi la Pennsylvania insieme a Biden nel rush finale verso le midterm. Tre giorni prima delle elezioni, sabato 5 novembre, Biden, Trump e Obama sono arrivati tutti in Pennsylvania, uno Stato che vede margini sottilissimi in una delle corse al Senato più importanti della nazione, quella che potrebbe determinare l’equilibrio di potere al Congresso.
Il calore con il quale gli elettori dem stanno accogliendo il “ritorno” di Obama spiazza e mette in imbarazzo gli assistenti di Biden, giunti al punto di suggerire al proprio boss di non comparire in alcuni Stati o eventi, e di presentarsi solo ad alcuni. La strategia è semplice nonché duplice: da un lato, come spiega Doug Herman, stratega democratico, Obama è il portavoce di “pragmatismo, speranza e buon senso che sono scarse da quando ha lasciato l’incarico”. Dall’altro, le eminenze grigie dei Democratici sperano che riportare in auge le atmosfere progressiste del 2008 possa generare un’impennata blu alle urne.
La battaglia non è meramente quella pro-dem ma contro l’astensionismo: l’intervento a gamba tesa di Obama, infatti, si riflette chiaro nelle parole di qualche giorno fa: “Capisco perché le persone sono ansiose. Capisco perché potreste essere preoccupati. Capisco perché potrebbe essere allettante solo staccare la spina, guardare il calcio o ‘Ballando con le stelle'”. Ma sono qui per dirvi che il distacco non è un’opzione. La disperazione non è un’opzione. L’unico modo per rendere questa economia più equa è se tutti noi lottiamo per essa. L’unico modo per salvare la democrazia è se, insieme, nutriamo e lottiamo per essa”.
Il disappunto di Biden, la discesa in campo di Clinton
Ad Atlanta, lo scorso 29 ottobre, Obama aveva usato toni ancor più salomonici. “Alle imminenti elezioni di midterm, il prossimo 8 novembre, è in gioco la democrazia Usa”: dalla Georgia questo il suo messaggio, esortando tutti ad andare a votare per evitare che cospirazionisti possano mettere le mani sul potere a vari livelli. “Non è sufficiente eleggere un democratico al vertice, dobbiamo avere brave persone a tutti i livelli”, ha sottolineato l’ex capo della Casa Bianca. “In tutto il Paese, alcuni di quelli che hanno cercato di minare la nostra democrazia si stanno candidando per le cariche che supervisioneranno le prossime elezioni. E se vincono, non si può dire cosa potrebbe accadere”, ha aggiunto Obama, ospite d’onore nello Stato dove la battaglia è tra il dem Raphael Warnock, primo afroamericano a essere eletto senatore nello Stato del Sud, ed Herschel Walker, ex star del football americano sostenuta da Donald Trump.
Dal canto suo, Biden pare non digerire la parziale estromissione dalla campagna elettorale. Il presidente contesta l’idea che il suo partito abbia poco bisogno del suo coinvolgimento sul campo, poiché l’inflazione ancora alle stelle rimane una delle massime priorità degli elettori. Da qui l’annuncio dei suoi prossimi impegni. Ma che la retorica “dei tempi andati” sia ormai l’ultima carta per i democratici lo testimonia la discesa in campo di un altro pezzo da novanta, Bill Clinton. L’ex presidente sta sostenendo in particolare due deputati, Pat Ryan e Sean Patrick Maloney, impegnati in difficili campagne per la rielezione anche a causa della ridefinizione dei distretti elettorali.
Con i sondaggi che continuano a pronosticare una valanga rossa, i democratici tremano soprattutto in uno stato roccaforte come New York. Ma a preoccupare in modo particolare i dem è la corsa per la poltrona di governatore in cui Kathy Hochul – alla guida dello Stato da quando nell’agosto del 2021 Andrew Cuomo si è dimesso a causa di uno scandalo per molestie sessuali – ha visto pericolosamente ridursi nelle ultime settimane il vantaggio a due cifre che aveva sullo sfidante repubblicano Lee Zeldin.
Scintille in Pennsylvania
“L’unico modo per salvare la democrazia è lottare insieme per la democrazia”, urla l’ex presidente a Pittsburgh, nel primo dei due comizi nello swing state a sostegno dei candidati democratici, John Fetterman al senato e Josh Shapiro alla carica di governatore. “Dovete votare per chi si occupa di voi, quella persona è Joe Biden”, ha esortato Obama a una folla in visibilio. L’appello è sempre lo stesso, invitare innanzitutto a votare. Anche qui, come a Las Vegas, volano i “ti amo” dei supporter democratici a cui Obama risponde sornione “Ti amo anche io ma vai a votare!”, ribadendo orari e modalità di voto: è evidente come per i dem l’astensionismo sarà il più grande nemico da combattere.
“I democratici potrebbero non essere perfetti. … Nessun politico lo è”, ha ripetuto Obama. “Ma in questo momento, con alcune eccezioni degne di nota, la maggior parte dei politici repubblicani non sta nemmeno fingendo che le regole si applichino a loro. Si inventano solo cose”. Con un ultimo residuo di voce che sembra rompersi più volte, l’ex presidente ha rimarcato il discorso sulle disuguaglianze acuite dalla pandemia. Nel giorno più infiammato della campagna per le midterm, Obama ha ripetuto lo stesso messaggio sul salvataggio per la democrazia che ha predicato nel tour dei cinque stati che sta terminando. La folla, stipata nello Schenley Park di Pitt per la manifestazione lo ha seguito al grido di: “Vote, vote, vote”.
La domanda è: basterà? Probabilmente no. Lo stesso Obama ha sofferto la fisiologica crisi da midterm assieme all’intero carrozzone dei Democratici. Ma soprattutto è uno specchietto per le allodole, un “prodotto” che non tornerà: usato come showman per “pubblicizzare” un partito in declino e un probabile candidato per il 2024 che non regge l’agone, rischia di trasformarsi in pubblicità ingannevole. Tra i dem, dell’era Obama, forse resta soltanto Obama stesso.