Da alcuni anni a Bruxelles si discute del problema dei cosiddetti “passaporti d’oro” all’interno dell’Ue, ossia la concessione – in cambio di ingenti investimenti – della cittadinanza europea a soggetti che non ne avrebbero diritto o la cui presenza in territorio comunitario rappresenta un pericolo per la sicurezza stessa dell’Europa.

Uno dei casi più eclatanti tornato alla ribalta negli ultimi giorni grazie all’inchiesta realizzata da al Jazeera riguarda Cipro. Il Paese era già finito nel mirino della Commissione europea negli anni passati insieme a Malta e Bulgaria, ma il Governo a fine 2019 si era impegnato a modificare il Programma di investimento di Cipro (Cip) che regola per l’appunto la concessione della cittadinanza. I risultati però sono stati deludenti.

I passaporti d’oro ciprioti

Secondo il Programma di investimento avviato da Nicosia nel 2013, chiunque investa almeno 2,5 miliardi di euro nell’economia del Paese – normalmente tramite l’acquisto di immobili – e possa dimostrare di avere la fedina penale pulita ha diritto a richiedere e ad ottenere la cittadinanza cipriota. Negli ultimi due anni circa 2.500 persone sono riuscite ad avere il passaporto di Cipro grazie al Cip, che dal 2013 ad oggi ha portato nelle casse dell’isola ben 7 miliardi di euro, una somma che ha indubbiamente aiutato a tenere a galla l’economia di Nicosia.

Dopo le critiche della Commissione europea e le conclusioni presentate dalla task force europea Moneyval nel 2019, Cipro aveva apportato alcune modifiche al Programma rendendo più restrittive le condizioni necessarie per richiedere la cittadinanza. Mentre in precedenza, come detto, bastava dimostrare di avere la fedina penale pulita, dal 2019 anche chi risulta sotto indagine, è ricercato, è stato condannato oppure è oggetto di sanzioni internazionali è escluso dall’ottenimento del passaporto cipriota. A luglio, il Parlamento ha anche approvato una legge che permette di revocare il passaporto cipriota a chi ha commesso crimini o è ricercato dall’Interpol dopo essere diventato cittadino dell’isola per un periodo di dieci anni.

Le misure prese da Nicosia però si sono dimostrate non solo tardive, ma anche inadeguate. L’inchiesta di al Jazeera ha infatti rivelato come decine di persone con precedenti penali o ricercate dalla giustizia per crimini quali riciclaggio e abuso di potere siano riuscite ad ottenere la cittadinanza cipriota, sfuggendo in alcuni casi alla giustizia del proprio Paese di origine.

Un problema per la sicurezza europea

Lo scandalo dei Cyprus Papers mette in evidenza la mancanza di omogeneità a livello comunitario nelle procedure di concessione della cittadinanza europea. Diventare cittadini di Cipro, Malta e Bulgaria significa diventare a tutti gli effetti cittadini comunitari, con tutti i diritti che tale status comporta. Ad oggi, però, ogni Paese membro può decidere autonomamente quali criteri applicare nel concedere la propria cittadinanza, creando così delle pericolose zone grigie che rendono tutta l’Ue permeabile al riciclaggio di denaro sporco e ad altre attività illecite.

Ciò che la Commissione aveva chiesto, non a caso, era una maggiore omogeneità nelle procedure per evitare che l’assenza di trasparenza, di controlli o norme troppo poco restrittive permettessero a soggetti come quelli identificati dall’inchiesta di al Jazeera di accedere all’Ue. Una volta ottenuta la cittadinanza europea, queste persone hanno accesso ai mercati di tutti i Paesi comunitari e anche a ben noti paradisi fiscali presenti all’interno dell’Ue in cui riversare denaro proveniente da attività illecite.

Il caso di Cipro tra l’altro dimostra che le azioni messe in campo dai singoli Governi nel migliorare le procedure di concessione della cittadinanza non sempre danno i risultati sperati. Tra coloro che hanno ottenuto il passaporto cipriota dopo le riforme del 2019 vi è infatti Nikolay Gornovskiy, ex manager della compagnia petrolifera russa Gazprom e ricercato da Mosca al momento dell’ottenimento della cittadinanza europea.

Va inoltre segnalato che a marzo del 2020, per far fronte alla crisi economica derivante dal coronavirus, Cipro stava pensando di velocizzare le procedure di concessione della cittadinanza per chi investe nel Paese, riducendo i tempi di attesa a soli sei mesi. Una simile misura avrebbe disatteso completamente le raccomandazioni europee e aperto ulteriormente le porte dell’Ue a soggetti che non dovrebbero avere diritto al passaporto comunitario.

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