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Anche per il nostro Paese l’anno appena iniziato si preannuncia importante. Si è in piena fase di ripresa economica dopo i lockdown del 2020 ma, al tempo stesso, l’inflazione e le turbolenze internazionali, così come l’aumento dei prezzi dell’energia, creano non poche apprensioni in ottica futura. A livello internazionale sono almeno cinque i dossier da seguire. A partire dalla Libia, da anni il principale a interessare l’Italia, fino ai rapporti con l’Europa per capire che direzione prendere su immigrazione ed energia.

Il dossier Libia

Il capitolo Libia è un nodo sempre aperto per il nostro Paese. Le tante attese elezioni fissate per il 24 dicembre 2021 non si sono tenute. E c’era del resto da aspettarselo. Il quadro politico e militare è ancora molto frammentato e inoltre sono presenti in territorio libico diverse milizie straniere e mercenarie. Impossibile quindi organizzare delle vere consultazioni. La lista di possibili 91 candidati ha reso ancora più caotico il lavoro della commissione elettorale. Per l’Italia la stabilità della Libia è comunque una priorità. In ballo ci sono alcuni dei principali interessi. Quello energetico in primis, visto che dal Paese nordafricano importiamo petrolio e gas grazie a una stabile presenza dell’Eni e di altre aziende nostrane. Poi c’è anche il nodo immigrazione. Frontex nel 2021 ha giudicato la rotta del Mediterraneo centrale, quella che riguarda Libia e Tunisia, come la più frequentata dai migranti con oltre 65.000 persone che hanno compiuto la traversata. Roma, così come del resto negli ultimi 11 anni, ha nel dossier libico il suo principale fronte aperto. Mario Draghi ad aprile ha compiuto un’importante visita istituzionale a Tripoli, nel 2022, terminato l’iter per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e chiarita la posizione del governo, occorre un rilancio dell’azione diplomatica in Libia.

La missione Takuba

Dalla Libia al Mali, il passo è breve. Non solo per la vicinanza dei due Paesi, ma anche per gli interessi politici e diplomatici riguardanti l’Italia. Roma è presente in questa nazione africana con la missione Takuba, a giorni definitivamente operativa. Gli obiettivi sono legati alla lotta al terrorismo, assieme agli altri contingenti internazionali presenti. Ma al di là della missione in sé, la presenza in Mali è significativa perché individua un altro dossier strategico importante per Roma. Quello cioè del Mediterraneo allargato. Limitarsi alla Libia e alle coste mediterranee sarebbe un grave errore. L’Italia ha quindi investito molto negli ultimi anni nel Sahel. Nel 2017 è stata aperta l’ambasciata in Niger, Paese peraltro dove è presente un altro contingente di soldati italiani. Monitorare la situazione in quest’area sarà essenziale anche nel 2022. Senza una chiara strategia africana, molti pilastri della diplomazia verrebbero a mancare.

La situazione in Tunisia

Il 2022 sarà un anno cruciale per la Tunisia. A dicembre si voterà per il rinnovo del parlamento e fino ad allora non mancheranno tensioni. Il Paese sta attraversando una fase delicata. A luglio il presidente Kais Saied ha di fatto sciolto il parlamento e ha avviato un periodo di transizione controllato in modo molto stretto dal capo dello Stato. Contemporaneamente la Tunisia è preda di una grave crisi economica, acuita dalla pandemia da coronavirus. Tunisi si sta quindi muovendo su un delicato equilibrio politico, sociale ed economico. Tanto basta all’Italia per guardare da vicino la situazione. Il Paese rappresenta una pedina importante per la politica di Roma nel Mediterraneo. E poi ovviamente dalla stabilità della Tunisia dipende anche l’andamento dei flussi migratori verso le nostre coste. Il dossier tunisino si può quindi annoverare tra i principali da seguire. C’è da scommettere su una serie di incontri istituzionali di alto profilo tra le due sponde del Mediterraneo già nei prossimi mesi.

Immigrazione

Oltre a seguire nello specifico i dossier su Libia e Tunisia, l’Italia è chiamata a seguire il discorso relativo all’immigrazione nella sua interezza. Vuol dire quindi porre l’attenzione su altri punti, quali tra tutti i rapporti con la Turchia. Nel 2021, complice anche la crisi afghana che ha fatto riversare più gente verso il Paese anatolico, sono aumentati gli arrivi di barche a vela e mezzi partiti dai porti turchi. Per Roma inoltre potrebbe aprirsi un altro fronte. L’inasprimento delle condizioni di sicurezza in Ucraina e la possibilità dello scoppio di una nuova guerra, avrebbe conseguenze anche sui flussi migratori. Da qui ogni anno, regolarmente o irregolarmente, arrivano centinaia di immigrati, le avvisaglie di un conflitto potrebbero aggravare la situazione. Importante per il governo italiano capire l’andamento del dibattito su questo dossier in Europa. Da Bruxelles infatti potrebbero arrivare precise indicazioni politiche a riguardo, sia in positivo che in negativo. Il 2022 potrebbe inoltre essere un nuovo anno di intensa attività delle Ong, intenzionate a stazionare stabilmente con le proprie navi dinnanzi le coste libiche.

Europa: tra immigrazione ed energia

Il 2022 a Bruxelles si è aperto con l’inaugurazione del semestre di presidenza francese. Emmanuel Macron, in questa fase impegnato nella campagna elettorale per la rielezione, ha annunciato di voler puntare il suo mandato semestrale su due argomenti in particolare: l’immigrazione e la riforma di Schengen. In entrambi i casi potrebbero non arrivare notizie positive per l’Italia. Sul primo punto infatti non è prevista una modifica del trattato di Dublino, da anni richiesta da Roma in quanto assegna l’onere dell’accoglienza unicamente ai Paesi di primo approdo. Mentre sul fronte Schengen, la bozza fatta circolare nelle scorse settimane dalla commissione europea rischia di penalizzare l’Italia specialmente sui maggiori controlli da autorizzare in caso di movimenti secondari dei migranti verso altri Paesi dell’Ue. Dunque il governo italiano ha tutto l’interesse a guardare con attenzione al dibattuto sull’immigrazione in Europa e a cercare di orientarlo verso posizioni ad esso più favorevoli.

C’è poi, sempre riguardo il discorso Europa, l’aumento dei prezzi dell’energia. Una tematica rientrante nel più ampio ventaglio delle norme sulla transizione energetica. Gli impegni presi dall’Ue e le possibili nuove strategie di cui si sta dibattendo in sede comunitaria potrebbero avere importanti impatti anche su contrasto al caro bollette. L’Italia, il cui governo ha al suo interno un ministero dedicato alla transizione ecologica, osserva da diretta interessata.

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