Una doppia preoccupazione sta concentrando l’attenzione dell’Alleanza Atlantica sulla Serbia, che in questi giorni ha elogiato pubblicamente la Repubblica popolare cinese per averla fornita di una tecnologia letale interdetta alla maggior parte delle nazioni nella “lista nera” degli Stati Uniti, e per aver contribuito a “potenziare” con forniture militari di vario genere il suo esercito.

Secondo quanto si è potuto apprendere dai ringraziamenti pubblici resi da una delegazioni militare serba, Belgrado potrà presto schierare droni di produzione cinese per impiego militare modello Chengdu Wing Loong (o Pterodactyl-1). Sono velivoli a pilotaggio remoto classificati come Medium-Altitude Long Endurance Uav che possono essere armati con bombe e missili guidati per un raggio e un’autonomia considerevole, consentendo all’aeronautica serba di sorvegliare e distruggere una vasta gamma di obiettivi terrestri. I Pterodactyl-1, o Wing Loong, sono stati acquistati e sono già in servizio in numerosi paesi di Medio Oriente, Asia e Africa – tra cui Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Pakistan, Indonesia, Kazakistan, Arabia Saudita, Uzbekistan ed Egitto – e sono stati impiegati con successo in attacchi aerei nel teatro libico (operati dagli Emirati), nella penisola del Sinai in Egitto, e nella guerra civile che si sta consumando nello Yemen. Questa tecnologia estremamente sofisticata, prima offerta sul mercato degli armamenti solo ed esclusivamente dagli Stati Uniti e dai suoi più stretti alleati, dimostra come la rete commerciale cinese in questo campo abbia compiuto passi da gigante, anche mediante la sua campagna globale Belt and Road, e abbia colmato quel gap lasciato dai principali membri della Nato per quanto concerne la vendita e l’esportazione di armi a paesi indesiderati, ossia potenze in via di affermazione o impegnate in conflitti remoti, bramose di ottenere le stesse armi che le forze maggiori possono schierate sul campo da ormai un decennio.

Per parte sua, la Cina ha confermato questo rapporto commerciale con l’ex-potenza della Penisola balcanica, dimostrando la sua attività politica e commerciale in netta espansione nell’Europa sudorientale. Inoltre, ha affermato di essere pronta a consegnare ben 15 droni da ricognizione/combattimento e “altre attrezzature” – nonostante le preoccupazioni occidentali riguardo il potenziamento dell’esercito serbo, che potrebbe rappresentare una minaccia per la già fragile pace nella regione.

Il ministro della Difesa di Belgrado, Aleksandar Vulin ha dichiarato apertamente che il nuovo alleato cinese: “Rafforzerà l’esercito serbo”, che in tal modo acquisirà “maggiori capacità”. Sul piano politico attualmente la Serbia sta cercando formalmente l’adesione all’Unione Europea, cosa che in qualche modo potrebbe scongiurare, secondo alcuni crismi, un certo genere di “rischi“, ma nel frattempo si è già impegnata a potenziare oltre mode le sue forze armate attraverso l’acquisto di aerei da guerra di produzione russa (MiG-29), carri armati, veicolo corazzati e da trasporto (Humvee americane) e altre attrezzature di tipo logistico.

La preoccupazione principale prima del compimento del processo di adesione all’Ue è quella che Russia e Cina possano armare prima – e incoraggiare per proprio interessi poi – questo instabile paese dei Balcani che è già stato protagonista di una sanguinosa guerra  tra gli anni ’90 e nei primi anni 2000. In particolare si teme un nuovo scontro con la sua ex-provincia, il Kosovo, che ha proclamato la propria indipendenza nel 2008. Attualmente né Serbia, Russia e Cina, riconoscono lo stato del Kosovo. Stato indipendente che invece è riconosciuto dagli Stati Uniti e dalla maggior parte degli stati del “blocco” occidentale.