Ebbene sì: i premiatissimi Caschi bianchi siriani, gli “eroi” dell’organizzazione umanitaria di protezione civile celebrati da Netflix e operanti nella guerra siriana nelle zone controllate dai ribelli, ora prendono di mira i curdi. Sposando la narrativa delle milizie ribelli filo-turche, sui social i Caschi bianchi hanno pubblicato un post nel quale denunciano i presunti crimini contro i civili delle Unità di Protezione Popolare (Ypg), le milizie armate a maggioranza curda presenti nelle regioni del nord della Siria che nel gennaio 2015 respinsero l’Isis a Kobane. “Ieri, 15 ottobre, dieci persone sono state uccise e 24 ferite, nella campagna di Aleppo. Sei sono morti per bombardamenti di artiglieria da parte delle Ypg e altri quattro bambini per un ordigno esplosivo fatto esplodere vicino alla loro casa”.

Ma la campagna mediatica dei Caschi bianchi siriani contro le milizie curde prosegue da giorni. Il 14 ottobre, sempre sulla loro pagina twitter, i Caschi bianchi hanno accusato le Ypg “di aver ucciso tre persone” sempre nei dintorni di Aleppo. Il 29 settembre, il portavoce della Ong fondata da James Le Mesurier Al-Saleh ha incontrato l’ambasciatore turco presso le Nazioni Unite “per discutere delle modalità di lavoro cooperativo” e per “rispondere al grande disastro degli sfollati dai loro villaggi e dalle loro case dopo la violenta campagna militare contro di loro negli ultimi mesi”. Poco prima aveva incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu.

Cala il sipario sui Caschi bianchi siriani

I Caschi bianchi siriani, come dimostrano i loro stessi report dalle zone di guerra, operano soprattutto nel governatorato di Idlib, nella Siria nord-occidentale, e nelle campagne di Aleppo. Nella città di Idlib è presente la formazione islamista di Hayat Tahrir al-Sham (Hts), di gran lunga la formazione ribelle estremista più organizzata e radicata in quella regine, nata dalle ceneri di al-Nusra, cioè la diramazione siriana di al-Qaeda. Il vice segretario alla Difesa degli Stati Uniti Michael Mulroy ha dichiarato nel giugno 2019 che “Idlib è presente la più grande concentrazione di affiliati di al-Qaeda al mondo in questo momento”, mentre secondo il generale Joseph Dunford a Idlib ci sono tra i 20mila e i 30mila terroristi.

I Caschi bianchi, dunque, operano solamente in queste zone controllate da milizie ribelli radicali e dai terroristi islamici. È dunque del tutto evidente la contiguità e l’affinità non solo ideologica ma anche operativa dei Caschi bianchi siriani con queste formazioni salafite: i recenti post contro le milizie curde dimostrano chiaramente che la celebre Ong è tutto fuorché neutrale nel conflitto siriano e ha fatto – da sempre – megafono alla narrativa dei “ribelli” e alla loro propaganda, come più volte abbiamo sottolineato su questa testata, nonostante le celebrazioni planetarie e gli endorsement dei vip.

Chi sono (davvero) i Caschi bianchi

Giusto per menzionare qualche episodio degno di nota, nel 2017 i Caschi bianchi ricevettero un premio a Idlib dagli islamisti ribelli, con tanto di cerimonia organizzata in loro onore. Il video che immortala l’evento è stato diffuso su twitter e ripreso da alcune agenzie di stampa come Mintpress. “Vorrei ringraziare i miei fratelli di Hayat Tahrir Al-Sham (Al-Nusra) per questa cerimonia in nostro onore e per tutti coloro che hanno partecipato all’organizzazione di questo evento” afferma il volontario mentre riceve il premio. In un altro video che ha fatto il giro del web e dei social network, l’ex leader della formazione terroristica, Abu Jaber, ha lodato apertamente i Caschi bianchi, definendoli i “soldati nascosti della rivoluzione”, certificando gli ambigui legami della ong con le formazioni islamiste siriane.

Ma facciamo un passo indietro. I Caschi bianchi nascono grazie a un’idea di James Le Mesurier. Come molti altri ufficiali dell’esercito britannico, Le Mesurier frequenta la Royal Academy of Military, dove si diploma con il massimo dei voti, ricevendo la Medaglia dalla Regina. In seguito serve l’esercito britannico in molti teatri di guerra. In particolare, lavora come capo dell’intelligence inglese a Pristina, in Kosovo. Nel 2000, Le Mesurier lascia l’esercito e inizia a lavorare per le Nazioni Unite, perché, secondo la sua esperienza, “l’aiuto umanitario è più efficace di un esercito nei teatri di guerra”.

Prima della fondazione i Caschi bianchi, Le Mesurier ricopre ruoli di prim’ordine nell’Olive Group, un’organizzazione privata di mercenari che si è poi fusa con Blackwater-Academi in quello che oggi è conosciuto come Constellis Holdings. Poi, nel 2008, Le Mesurier lascia l’Olive Group dopo essere stato nominato direttore della Good Harbor Consulting, presieduta da Richard A. Clarke, un veterano della sicurezza nazionale statunitense sotto le amministrazioni Bush e Clinton. Oltre ad essere stati fondati da un ufficiale britannico, i Caschi bianchi siriani hanno ricevuto importanti finanziamenti governativi. Come rileva il Telegraph, il Foreign and Commonwealth Office, il dicastero del Regno Unito responsabile della promozione degli interessi del Paese all’estero, rappresenta la “principale fonte di finanziamento” della ong.