Negli ultimi 12 anni aveva partecipato a tutti i vertici Brics. In Brasile, per la prima volta in assoluto, Xi Jinping non era presente al summit organizzato dall’amico Luiz Inacio Lula da Silva. Il motivo? Non meglio specificati impegni sovrapposti del presidente cinese. Al suo posto c’era il primo ministro Li Qiang a guidare la delegazione di Pechino.
Forfait anche da parte dell’altro peso massimo del gruppo, Vladimir Putin, sul quale pende però un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra. Il capo del Cremlino, come accaduto nel 2024 in Sudafrica, dovrebbe aver rinunciato alla trasferta istituzionale per evitare imbarazzi ai padroni di casa, visto che il Brasile è firmatario dello Statuto di Roma che impone l’obbligo di arresto nei confronti dei ricercati dalla suddetta Corte.
Senza Xi né Putin: è in un contesto del genere che si è svolto l’incontro di due giorni dei Brics, un incontro ufficiale dal quale sono emerse tante certezze quanto alcuni dubbi. La certezza più rilevante? La totalità dei protagonisti intende ancora promuovere un’agenda riformista e multilaterale, volta cioè a conferire più importanza e spazio di manovra al Global South nell’ambito di una governance globale considerata dai Brics eccessivamente sbilanciata in favore dell’Occidente. Le incertezze riguardano invece le modalità da impiegare per realizzare questa agenda, nonché i differenti approcci utilizzati dai singoli Paesi (un esempio su tutti: nel mantenere i rapporti con gli Stati Uniti).
L’agenda dei Brics
I leader hanno discusso di svariati temi, a partire da come aumentare la cooperazione in un quadro internazionale preoccupante per via del crescente predominio occidentale. I Brcis hanno anche condannato l’aumento dei dazi statunitensi e gli attacchi all’Iran, ma sono stati ben attenti a non nominare mai Donald Trump.
La dichiarazione del gruppo, che ha anche criticato le azioni militari di Israele in Medio Oriente, ha inoltre risparmiato critiche alla Russia e ha menzionato solo una volta l’Ucraina devastata dalla guerra. In un attacco indiretto agli Usa, il gruppo ha sollevato serie preoccupazioni sull’aumento dei dazi, definiti “incoerenti con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio”. Restrizioni del genere, hanno proseguito i presenti, “minacciano di ridurre il commercio globale, interrompere le catene di approvvigionamento globali e introdurre incertezza”.
Lula ha criticato la decisione della Nato di aumentare la spesa militare del 5% del Pil all’anno entro il 2035. “È sempre più facile investire nella guerra che nella pace”, ha dichiarato il presidente brasiliano. Posizione condivisa da tutti i presenti al summit.
La sfida del gruppo
I leader dei Brics hanno espresso “grave preoccupazione” per la situazione umanitaria a Gaza, hanno chiesto il rilascio di tutti gli ostaggi, un ritorno al tavolo dei negoziati e hanno ribadito il loro impegno per la soluzione dei due stati.
Allo stesso tempo Lula, aprendo il summit, ha delineato i contorni di un terribile scenario globale. Ottant’anni dopo la sconfitta del fascismo e la creazione dell’Onu, “abbiamo assistito a un crollo senza precedenti del multilateralismo”, ha dichiarato il presidente brasiliano ai suoi ospiti. “I progressi ottenuti a fatica, come i regimi climatici e commerciali, sono minacciati”. E, ha infine avvertito, l’autonomia del gruppo dei Brics è messa a repentaglio.
Trump ha infatti imposto dazi ingenti su diverse nazioni del gruppo ha minacciato sanzioni ancora più elevate se la piattaforma dovesse continuare a cercare alternative all’uso del dollaro nel commercio internazionale. In teoria i Brics dovrebbero avere il peso necessario per modificare l’ordine mondiale. I suoi 11 membri effettivi rappresentano il 40% della popolazione e dell’economia mondiale, e oltre la metà delle emissioni di gas serra mondiali. I protagonisti del gruppo sono però divisi su certi dossier (quali rapporti tenere con gli Usa?) e geopoliticamente squilibrati. La Cina ha all’incirca lo stesso Pil di tutti gli altri membri dei Brics messi insieme. Da qui lo sgomento generale quando si è saputo che Xi non avrebbe partecipato in prima persona ai colloqui di Rio.