Quello che sta per andare in archivio è stato un anno di fuoco per l’intera Asia. La Cina è passata dall’affrontare una massiccia ondata di contagi da Covid-19 – iniziata tra il dicembre 2022 e il gennaio 2023, dopo che il governo aveva revocato le rigide misure restrittive in quelle stesse settimane – al fare i conti con una spinosa crisi immobiliare. In mezzo non sono mancate le tensioni, crescenti, con gli Stati Uniti, le scintille lungo lo Stretto di Taiwan e, in ultima battuta, il recente braccio di ferro con le Filippine.

Xi Jinping ha rimosso alti funzionari e ministri, tra voci di spionaggio e diffusione di segreti di Stato, e rafforzato i rapporti con Vladimir Putin. In extremis, il leader cinese ha incontrato Joe Biden accordandosi con il suo omologo statunitense per far ripartire le comunicazioni militari tra i rispettivi Paesi.

La diffidenza tra Washington e Pechino resta tuttavia estrema, così come “estrema” è stata definita la situazione militare nella penisola coreana niente meno che da Kim Jong Un. Il presidente nordcoreano ha trascorso gli ultimi 12 mesi a potenziare l’arsenale militare di Pyongyang e a rafforzare i legami con Mosca. Come diretta conseguenza, e per arginare la Corea del Nord, gli Usa hanno implementato una cooperazione triangolare con Giappone e Corea del Sud.

Nel sud-est asiatico, invece, la maggior parte dei membri dell’Asean – dal Vietnam alla Cambogia, dall’Indonesia alla Malesia – ha dato l’impressione di volersi ritagliare uno spazio d’azione rilevante approfittando della contesa Usa-Cina. E l’India? Il gigante asiatico ha mostrato segnali economici incoraggianti, ma bisognerà capire se Nuova Delhi riuscirà a sfruttare il momento propizio. Se questi sono stati i frame asiatici più rilevanti del 2023, che cosa possiamo e dobbiamo aspettarci per il 2024? Ci sono almeno 5 dossier scottanti da tenere sotto stretta osservazione. Eccoli, non in ordine d’importanza: 1) l’economia cinese; 2) l’India come potenza globale; 3) le tensioni coreane; 4) le elezioni (in primis taiwanesi); 5) l’ascesa dei nuovi protagonisti del sud-est asiatico.

Cina e India: occhio ai due giganti asiatici

Il 2024 potrebbe essere l’anno del riscatto dell’India e della nuova ascesa cinese. Riscatto per l’India, visto che Nuova Delhi potrebbe definitivamente svegliarsi dal letargo in cui è relegata da ormai troppi anni e diventare, finalmente, una potenza globale a tutto campo. Nuova ascesa per la Cina, dopo gli anni del Covid e del rallentamento economico che hanno costretto Xi a rivedere le priorità del Paese, modificare piani e agende. Attenzione però alle variabili in campo.

Per quanto riguarda il contesto indiano, le imminenti elezioni dovrebbero consegnare a Narendra Modi il terzo mandato da premier. La strada per un anno da protagonista dell’India è insomma tracciata, ma pesano alcuni interrogativi che potrebbero compromettere, o addirittura rimandare, il risveglio dell’Elefante. Riuscirà Modi a risolvere l’annoso problema infrastrutturale che limita le potenzialità economiche del Paese? A risolvere le criticità socio-economiche di uno Stato-nazione poco armonioso sul piano etnico e a macchia di leopardo in campo economico? A consolidare una terza via alternativa a quella cinese ma, allo stesso tempo, non identica a quella occidentale? E, soprattutto, sarà in grado Modi di evitare che il nazionalismo indiano sfoci in dure risposte militari contro Pakistan e Cina?

A proposito della Cina, oltre la Muraglia Xi è chiamato a risolvere un rebus diverso. L’economia, e cioè il carburante che ha consentito al Dragone di spiccare il volo nel corso degli ultimi decenni, non va come dovrebbe. Come ha scritto Foreign Policy, i prezzi delle case sono sull’orlo del baratro da anni, e il 2024 potrebbe essere l’anno in cui raggiungeranno il limite. La crisi tra i promotori immobiliari nel 2023 è stata già abbastanza grave, avendo colpito aziende un tempo considerate relativamente sicure. Il governo cinese teme adesso un calo dei prezzi delle case. Una prospettiva da incubo, considerando che il 70% del patrimonio delle famiglie cinesi è investito in immobili.

Taiwan (e non solo)

Il 2024 asiatico passa anche e soprattutto da Taiwan. Sull’isola si terranno le elezioni presidenziali il prossimo 13 gennaio e l’anno potrebbe iniziare con una piccola crisi nello Stretto. L’attuale vicepresidente in carica, Lai Ching Te, che presta servizio sotto la presidenza Tsai Ing Wen ed è membro del Partito Democratico Progressista (Dpp), detiene uno stretto vantaggio sui suoi avversari (l’ex sindaco di Taipei, Ko Wen Je, del Partito popolare di Taiwan, e Hou Yu-ih del Kuomintang). L’ipotetica elezione di Lai farebbe “arrabbiare” Pechino, poiché il candidato in questione è sostenitore di una Taiwan più indipendente e fortemente contrario al Partito Comunista Cinese. Una sua vittoria potrebbe quindi indurre Pechino a compiere mosse aggressive, comprese manovre navali e intrusioni nello spazio aereo.

In calendario, come già scritto su queste colonne, ci sono poi altri appuntamenti elettorali. Gli indonesiani voteranno per un nuovo presidente il 14 febbraio 2024. L’attuale presidente, Joko Widodo, è stato strettamente alleato della Cina sin dal suo insediamento nel 2014. Da quando è entrato in carica, il Dragone è diventato il principale partner commerciale e investitore dell’Indonesia. Si voterà poi anche in Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka, ovvero in tre Paesi rilevanti ai fini dello scontro diplomatico tra Usa e Cina.

Per quanto riguarda la penisola coreana, c’è il rischio che Kim possa effettuare un test nucleare, scatenando la reazione di Seoul. In tal caso, i riflettori del 2024 asiatico potrebbero essere puntati per lo più all’altezza del 38esimo parallelo. Dove, ricordiamolo, c’è una guerra congelata dal 1953.