Dieci cerchi concentrici di interessi per delineare gli obiettivi di Xi Jinping, da molti definito l’“uomo più potente del mondo”, e ordinare quindi le priorità geopolitiche della Cina. Kevin Rudd, navigato politico australiano, membro del Parlamento federale, due volte premier ed ex ministro degli Esteri, è un grande conoscitore dei rapporti tra Stati Uniti e Cina.

Agli occhi della maggior parte del pubblico occidentale, Rudd è conosciuto non tanto per essere presidente e Ceo dell’Asia Society, quanto per aver dato alle stampe un volume fondamentale riguardante la Repubblica Popolare Cinese e l’agenda del suo leader. Il testo, uscito in Italia quasi un anno fa con il titolo Usa-Cina. Una guerra che dobbiamo evitare (Rizzoli), aiuta a capire quali potrebbero essere le prossime mosse di Xi.

Lo fa, come anticipato, proponendo un’immagine di facile intuizione: dieci cerchi concentrici. Dieci cerchi che corrispondono alle dieci impellenze della leadership cinese, e che, dal nucleo centrale rappresentato dalla Cina stessa, si estendono verso l’esterno, ovvero il mondo intero.

L’agenda di Xi

La visione del mondo di Xi è stata insomma sintetizzata, e semplificata, sotto forma di dieci cerchi concentrici di interessi. Questi si sviluppano a partire dai più importanti, riguardanti la posizione dello stesso presidente cinese all’interno del Partito Comunista Cinese, per poi passare ad altre priorità politiche interne, e infine alle personali aspirazioni del leader per il Paese sulla scena internazionale.

Per quale motivo parlare adesso dello schema di Rudd? Dato il recente incontro avvenuto a San Francisco tra Xi e Joe Biden, in molti si chiedono cosa potrebbe succedere adesso tra Stati Uniti e Cina. I contorni diplomatici sono sfumati, e anzi, non è stata trovata alcuna soluzione per il dossier più scottante di tutti: la questione taiwanese.

Un tentativo di prevedere quale piega potranno prendere le relazioni sino-statunitensi può dunque esser fatto analizzando le priorità di Xi. Al primo posto troviamo la centralità di Xi e del Partito, che dovrà restare tale per gli anni a venire. Stiamo parlando di una priorità diversa rispetto alla visione del mondo dei partiti occidentali, e con la quale fare i conti, nel bene e nel male. Dopo di che, ecco il mantenimento dell’unità nazionale cinese. Il secondo interesse di Xi coincide con l’integrità territoriale della Cina, che dovrà presto riunificarsi anche con Taiwan.

Le priorità della Cina

Il terzo cerchio chiama in causa la crescita dell’economia cinese. La continuità della ricchezza economica – adesso messa a dura prova da vari nodi spinosi, in primis una crisi immobiliare non ancora domata – costituisce una parte fondamentale del contratto sociale non ufficiale tra il Partito e il popolo. Se la crescita dovesse vacillare per molto tempo, potrebbe crescere il rischio di tensioni.

Arriviamo così alla sostenibilità ambientale, e cioè alla lotta contro l’inquinamento e alla garanzia di blindare la sicurezza alimentare, e alla modernizzazione dell’esercito. Per Xi, le forze armate sono i cardini, non solo della sicurezza del Partito, ma anche della capacità della Cina di proiettare il suo potere in tutto l’Indo-Pacifico e nel mondo intero.

Le altre priorità di Xi riguardano la gestione dei rapporti con gli Stati confinanti con la Cina (non è un caso che Pechino abbia iniziato a tessere nuovi rapporti diplomatici con gli attori della regione), la protezione della periferia marittima in Asia orientale e nel Pacifico occidentale, la protezione della periferia continentale della Cina occidentale, la volontà di influenzare il mondo con un modello di sviluppo con caratteristiche cinesi e, infine, la ridefinizione delle regole dell’ordine globale.

Per adesso, Xi sembrerebbe essersi concentrato sulla rivitalizzazione economica e sul consolidamento diplomatico dei suoi vicini di casa. In attesa di passare al piatto forte: la risoluzione della questione taiwanese.