L’incubo di Hong Kong potrebbe presto diventare realtà. L’esercito cinese è pronto a intervenire per placare le proteste che da ormai otto settimane stanno mettendo a soqquadro l’ex colonia inglese, danneggiandone l’economia e provocando seri danni d’immagine alla Cina. E potrebbe farlo nei prossimi giorni, alla vigilia del 5 agosto, giorno in cui è stato indetto uno sciopero generale su tutta l’isola. L’atteggiamento di Pechino nei confronti di quella che ormai ha assunto le forme di una vera e propria ribellione è cambiato di pari passo con l’aumento delle violenze. Se in un primo momento la Cina si è limitata ad appoggiare pubblicamente la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, negli ultimi giorni il governo cinese ha mandato chiari messaggi alla polizia hongkonghese e ai dimostranti: è necessario ristabilire l’ordine a qualunque costo, compreso l’utilizzo dei militari e della legge marziale.

Il messaggio dell’esercito e l’indiscrezione della legge marziale

Nelle ultime ore il web cinese è in subbuglio per due video. Nel primo, pubblicato a nome della guarnigione di Hong Kong dell’esercito cinese, si vedono i militari esercitarsi in uno scenario urbano che rimanda neanche troppo velatamente alle strade della stessa Hong Kong; nel secondo appare il dissidente cinese emigrato negli Stati Uniti, Gui Wengui, recentemente accusato di essere una spia al soldo di Pechino, fare un annuncio che avrebbe del clamoroso. Secondo quanto svelato dall’uomo, che in passato ha più volte raccontato trame oscure interne al sistema politico del suo paese, il governo di Hong Kong chiederà alla controparte cinese di applicare la legge marziale sul’’isola a partire dal prossimo 4 agosto, ricorrendo a una clausola presente nella cosiddetta Hong Kong Garrison Law. In tal caso verrebbero imposte massicce restrizioni sulla libertà personale dei cittadini al fine di ristabilire l’ordine; probabile, sempre secondo il documento a cui fa riferimento Gui Wengui, anche l’allontanamento da Hong Kong di istituzioni americane ed europee. La veridicità del primo video è confermata mentre la notizia della legge marziale è da prendere con le pinze, dal momento che non ci sono ulteriori riscontri eccetto l’indiscrezione lanciata da Gui.

Le conseguenze di un intervento militare

L’intervento militare della Cina appare un’ipotesi ancora lontana, nonostante vi siano sempre più segnali che vadano in questa direzione. Il motivo principale che frena il governo cinese dall’utilizzare la forza è l’enorme danno economico che tale decisione avrebbe su tutta la Cina. Con l’esercito cinese in giro per le strade di Hong Kong, l’isola perderebbe l’immagine di città cosmopolita e grande hub finanziario; le grandi banche e gli investitori fuggirebbero di corsa mentre Pechino dovrebbe guardarsi le spalle dall’eventuale inasprimento di movimento per l’indipendenza di Taiwan. Senza considerare che, se dovesse ricorrere all’esercito, la Cina rischierebbe di incorrere in potenziali sanzioni economiche da parte di Unione Europea e Stati Uniti.

Pechino ricorrerà all’uso della forza in un solo caso

Il Dragone potrebbe sguinzagliare l’esercito in un solo caso, cioè nell’eventualità in cui i dimostranti riuscissero a sopraffare la polizia locale e mettere in discussione il controllo della Cina sul territorio. Inoltre Xi Jinping, il presidentissimo cinese ideatore della Nuova Via della Seta e del Sogno Cinese, non ha alcuna intenzione di macchiarsi con un nuovo massacro in stile Tienanmen. Per il momento a Hong Kong le autorità sostengono di avere il controllo della situazione. Intanto l’ombra sempre più amplificata dell’intervento militare cinese potrebbe scoraggiare i manifestanti ad azzardare azioni plateali in occasione dello sciopero indetto il prossimo 5 agosto.

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