Siamo pronti a ristabilire l’ordine a qualunque costo: è questo il messaggio che Pechino ha lanciato a Hong Kong dopo l’ennesimo fine settimana di scontri. La Cina sente di essere diventata il bersaglio principale della protesta, una protesta nata inizialmente per bloccare l’approvazione del disegno di legge sull’estradizione e presto diventata una vera e propria ribellione contro la “madrepatria”. La legge sull’estrazione è ormai un pretesto passato in secondo piano di fronte alle nuove richieste di una nutrita schiera di hongkonghesi: libertà, suffragio universale e addirittura democrazia. Tutte parole bandite nel resto della Cina continentale, ma che qui riscuotono enorme successo a causa della storia di Hong Kong, per oltre 150 anni colonia britannica e impregnata di valori occidentali. Dopo quasi due mesi di scontri, violenze e proteste Pechino ha deciso che è arrivato il momento di entrare a gamba tesa per stroncare sul nascere un movimento che rischia di mettere in discussione l’intero apparato statale di Xi Jinping.

Le analogie con il massacro di piazza Tienanmen

La Cina sa che nella sua storia esiste un triste precedente, e le autorità non intendono certo ripetere gli stessi errori che portarono al cosiddetto massacro di piazza Tienanmen avvenuto nella notte tra il 3 e 4 giugno 1989. Ci sono varie analogie tra le proteste di Pechino e quelle di Hong Kong. In entrambi i casi furono gli studenti a scioperare per primi, seguiti poi dal resto della popolazione: operai, ma anche impiegati e insegnanti. A Tienanmen andò in scena una protesta di massa; una parte delle persone, soprattutto i più giovani, chiedevano a gran voce riforme democratiche, mentre altri si lamentavano per gli effetti economici della nuova linea politica di Deng Xiaoping. Il mix creò una fiammata che per poco non scottò il Partito Comunista Cinese, che per ripristinare lo status quo fu costretto a usare l’esercito. Anche a Hong Kong tutto è partito dai giovani, anche se qui l’obiettivo principale di fondo è mantenere l’ex colonia britannica indipendente dal sistema politico della Cina.

La Cina ha perso la pazienza

A Hong Kong domenica scorsa la polizia ha caricato e arrestato, ha colpito e sparato lacrimogeni; 49 persone sono finite in manette mentre altre 44, arrestate nei recenti scontri, saranno accusate di rivolta, un reato punibile con una pena fino a dieci anni di carcere. Pechino ha lasciato passare intere settimane limitandosi a supportare le decisioni prese dalla governatrice locale Carrie Lam. Adesso però la situazione ha superato ogni punto di non ritorno e il Partito Comunista Cinese scalda i motori in vista della mossa decisiva. Un portavoce del governo cinese ha definito i fatti di Hong Kong “orribili incidenti” che hanno arrecato “un grave danno allo stato di diritto” e ha poi aggiunto una frase che suona minacciosa: “Puniremo gli atti violenti e illegali. Ci auguriamo che la popolazione mostrerà fermezza nel difendere la giustizia”.

I prossimi passi fanno tremare i polsi

Il ventaglio di opzioni su cui può contare la Cina è ristretto, quindi è possibile anche fare delle ipotesi su quello che avverrà da qui alle prossime settimane. Pechino potrebbe reprimere la protesta inviando l’esercito, ma un intervento così drastico farebbe fuggire i ricchi investitori di Hong Kong e comprometterebbe ancora una volta l’immagine della Cina agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. Pechino potrebbe poi inviare un contingente di soldati in supporto alle autorità locali dell’ex colonia britannica su richiesta di queste ultime. Oppure, terza e ultima opzione, Pechino potrebbe aspettare ancora, ma una simile tattica sarebbe improducente vista la fermezza dei manifestanti. Tra quelle esposte, la seconda alternativa è dunque la più accreditata, anche alla luce di due nuove giornate che si preannunciano nerissime, i prossimi 2 e 5 agosto, quando andranno in scena rispettivamente una manifestazione dei dipendenti pubblici e uno sciopero generale. Qualora la situazione degenerasse, la Cina avrebbe l’occasione di intervenire a fianco della polizia locale. Una nuova Tienanmen, ora, è davvero possibile.