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Politica

Hong Kong, la Cina teme l’effetto contagio

Solo 66 chilometri separano Hong Kong da Macao. Ancora minore è la distanza tra l’ex colonia britannica e Shenzen: poco più di 27 chilometri, neanche un’ora di macchina, traffico permettendo. Le infrastrutture locali sono all’avanguardia, tanto che Hong Kong e...
Carrie Lam ritira la legge sull'estradizione (LaPresse)

Solo 66 chilometri separano Hong Kong da Macao. Ancora minore è la distanza tra l’ex colonia britannica e Shenzen: poco più di 27 chilometri, neanche un’ora di macchina, traffico permettendo. Le infrastrutture locali sono all’avanguardia, tanto che Hong Kong e Macao sono collegate dal ponte più lungo del mondo, l’Hong Kong-Zhuhai-Macau Bridge. Rimane, poi, la possibilità di spostarsi da una parte all’altra utilizzando treni super veloci, traghetti, shuttle bus, taxi, aerei. Insomma, le connessioni non mancano e sono sempre più efficienti. Questo significa che l’eco delle violente proteste anti cinesi che stanno sconquassando Hong Kong può spostarsi senza troppa difficoltà in uno dei centri urbani limitrofi, con il rischio, per Pechino, che possano scoppiare nuovi incendi nella periferia dell’Impero. L’incubo più grande della Cina, infatti, è che le istanze sollevate dagli hongkonghesi possano contagiare gli altri cittadini cinesi, o per lo meno, una buona parte di essi.

Le preoccupazioni di Pechino

La Cina è in ascesa, la sua economia, pur nascondendo qualche crepa, prosegue nella sua crescita estenuante. Il popolo cinese ha migliorato le proprie condizioni di vita, ma è inevitabile che su quasi 1,4 miliardi di persone possano permanere alcune sacche di arretratezza concentrate in alcune zone specifiche. Le campagne, ad esempio, sono ancora lontane dall’aver raggiunto lo standard delle scintillanti megalopoli da cartolina, così come le periferie delle stesse megalopoli racchiudono storie personali complicate. La diseguaglianza, in Cina, ha raggiunto livelli esorbitanti: basti pensare che il coefficiente Gini del Paese – cioè lo strumento impiegato per misurare il livello delle diseguaglianze economiche – è salito di ben 15,1 punti dal 1990 al 2015, e nel frattempo è aumentato ancora. Chi non è riuscito ad afferrare l’ancora del miracolo cinese ha quindi buoni argomenti per protestare contro il governo.

Shenzen e Macao a rischio contagio

Poco importa se le manifestazioni di Hong Kong sono partite per affossare la legge sull’estradizione in Cina. L’estradizione è solo un pretesto che racchiude altre richieste, fra cui una feroce critica al sistema cinese, derivato, probabilmente, dall’altrettanta elevata diseguaglianza economica presente a Hong Kong come in altre parti della Cina continentale. L’effetto incendio è per sua natura progressivo quindi, prima di arrivare nel cuore di Pechino, deve passare lungo le frontiere di Hong Kong. Shenzen e Macao sono i primi centri nevralgici che la Cina intende blindare per stroncare sul nascere ogni eventuale tentativo di propagazione delle proteste. L’eco dei disordini dell’ex colonia britannica ha iniziato a farsi sentire a Macao, ma l’altra regione amministrativa speciale cinese sembra essere immune al contagio. Per sicurezza, le autorità hanno schierato in campo la polizia per prevenire disordini nei giorni in cui la popolazione ha annunciato possibili manifestazioni. Tuttavia, a differenza del 2014, Macao non sembra essere solidale con Hong Kong.

Perché Macao non si ribella come Hong Kong?

Anche a Macao vice il principio “una Cina, due sistemi”: Pechino riconosce all’ex colonia portoghese una certa autonomia in vari settori, tra cui il sistema giuridico, monetario, politica d’immigrazione e doganale. Solo la difesa e gli affari esteri dipendono dalla Cina continentale, esattamente come nel caso di Hong Kong. Perché i cittadini di Macao non protestano come fanno i loro “fratelli” di Hong Kong? Per il semplice motivo – fa notare l’Economist – che il modello politico di Macao è imperfetto: dei 33 deputati complessivi che formano l’Assemblea legislativa, solo 14 sono eletti direttamente dal popolo, mentre gli altri sono espressione degli interessi economici e politici della città. Il capo dell’esecutivo, ora Fernando Chui Sai On, è eletto con cadenza quinquennale da 400 pezzi grossi. Inoltre l’economia di Macao dipende dal gioco d’azzardo e dai soldi riversati in loco dai turisti, per lo più cinesi: ecco perché la politica del posto è ben felice di essere leale a Pechino. C’è poi da considerare che è la società di Macao a essere più equa e umana rispetto a quella di Hong Kong: il welfare è migliore e i prezzi delle abitazioni sono più abbordabili. Tutte caratteristiche che contribuiscono a mantenere lo status quo nella regione speciale cinese.





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