Non si placano le proteste a Hong Kong, anzi la situazione rischia davvero di sfuggire di mano. Migliaia di persone sono nuovamente scese in strada per protestare contro l’emendamento chiesto dalla Cina sull’estradizione forzata. La proposta di legge suggerita da Pechino avrebbe dovuto essere discussa oggi dal Parlamento locale dell’ex colonia britannica, ma i cittadini hanno circondato le zone intorno all’edificio costringendo le autorità a rimandare la discussione.

Clima teso

Il clima è teso nella città che ospita poco meno di 8 milioni di abitanti. Nel fine settimana un milione di hongkonghesi era sceso in piazza per lanciare un messaggio chiaro alla Cina continentale: guai a mettere il naso nella nostra giurisdizione. Il pericolo, secondo gli oppositori della legge invocata dal governo cinese, è che in caso di approvazione dell’emendamento Pechino possa usare l’estradizione come arma politica per punire i dissidenti. In sostanza Hong Kong teme che il Dragone possa stracciare con i suoi artigli l’aura di libertà che si respira da queste parti.

Discussione posticipata

La Cina ha sempre paura quando una folla così immensa si riversa nelle strade. Il pretesto della legge sull’estradizione può facilmente trasformarsi in un tentativo di attaccare il sistema politico cinese, mettendone in discussione efficacia e metodi. Nelle strade di Hong Kong gli attivisti pro-democrazia hanno infatti sollecitato una nuova mobilitazione dopo quella di domenica, circondando il Parlamento locale per ostacolare la discussione sull’emendamento incriminato. Il Presidente del Legislative Council, Andrew Leung, una sorta di governatore locale, ha detto ieri che la votazione finale sul provvedimento si terrà il 20 giugno. Dunque un posticipo, sì, ma niente di più.

La situazione degenera

Intanto le proteste sono degenerate in violenti scontri tra manifestanti e polizia. Le forze dell’ordine hanno dovuto utilizzare spray al peperoncino e cannoni ad acqua per disperdere la folla, dicendo di essere pronte a usare la forza in caso di necessità. Gli oppositori alla legge sull’estradizione, da poche migliaia sono diventati decine di migliaia; indossano maschere, occhiali protettivi e molti di loro hanno in mano un ombrello. Tanti giovani si sono accampati nelle strade che circondano il Parlamento locale e, per evitare di essere sgomberati, hanno costruito barricate con inferriate e cartelli stradali. Le proteste, scoppiate nella giornata di ieri, sono proseguite tutta la notte e sono tutt’ora in corso.