Hollywood ancora in campo contro Donald Trump. “Queste elezioni potrebbero avere un forte impatto sulla nostra vita. Vi esortiamo tutti ad andare a votare e a far sentire la vostra voce”. Con un video-appello pubblicato su NowThis e sui social network, Leonardo Di Caprio e Brad Pitt chiamano a raccolta gli elettori liberal all’indomani delle elezioni midterm che saranno cruciali per il futuro della presidenza Trump.

Nel video, i due attori toccano tutti i temi più cari ai progressisti e alla sinistra chic: “C’è molto in gioco, dalle leggi sulla sicurezza delle armi, alla politica di immigrazione, all’acqua pulita e all’aria”, afferma Di Caprio. E poco importa se sotto Trump l’economia americana vola: “Le elezioni di metà mandato determineranno il futuro dei cambiamenti climatici, la riforma della giustizia penale, i finanziamenti per l’istruzione, l’uguaglianza Lgbtq e persino la tua capacità di votare”, aggiunge l’attore di Fight Club

Di Caprio e Pitt chiedono agli elettori di iscriversi su TheLastWeekend.org, sito fondato dal gruppo progressista Swing Left per supportare i democratici alle elezioni di midterm, e che vanta tra i principali partner MoveOn.org, l’organizzazione che dal 1998 ad oggi ha raccolto milioni di dollari per i democratici e che a sua volta ha ricevuto ingenti finanziamenti da parte del magnate George Soros.

Non solo Brad Pitt e Di Caprio

Esattamente come nel 2016, anche quest’anno le celebrità si schierano a favore dei democratici e soprattutto contro il presidente Donald Trump. A differenza delle elezioni presidenziali, però, le star di Hollywood si sono impegnate in prima persona per far trionfare i democratici. Come riporta Variety, lo showbiz ha donato ben 42 milioni di dollari a candidati e comitati federali, secondo il Center for Responsive Politics. Oprah Winfrey ha fatto campagna elettorale per Stacey Abrams, che cercherà di diventare la prima donna-afroamericana governatrice in Georgia. A darle supporto, anche Jimmy Kimmel, Natalie Portman, Lin-Manuel Miranda, Mark Ruffalo e Cecily Strong.

Il mondo dello spettacolo attende con trepidazione i risultati di quest’elezione dopo la cocente delusione del 2016. La sfida su cui più hanno scommesso i dem è quella in Texas tra Ted Cruz e Beto O’Rourke: qui si sono spesi a favore di O’Rourke, Rian Johnson, Chelsea Handler, John Slattery e Susan Sarandon. In Missouri, star e democratici sostengono con grande dispendio di energie e contributi Claire McCaskill contro il “trumpiano” Josh Hwaley; tra i grandi donatori dem figurano nomi del calibro di Steven Spielberg, Katzenberg, Barbra Streisand e Bob Iger. Jeff Shell della Universal ha ospitato una raccolta di fondi per candidata democratica a maggio, che è stata presieduta dall’ex presidente Barack Obama.

L’impegno (ipocrita) delle star contro Trump

E proprio come nel 2016, le star del mondo dello spettacolo sono convinte che i loro soldi e la loro fama basteranno per far trionfare i candidati su cui hanno scomesso e hanno investito tanto tempo e denaro. E se le cose non dovessero andare come loro credono, c’è chi promette di ricorrere alla violenza e alle armi, come l’attore James Cromwell: “Se non fermiamo Trump ora, ci sarà una vera rivoluzione. Ci sarà sangue per le strade. Sta per arrivare qualcosa che è disperatamente importante per questo Paese e questo pianeta: questa è un’elezione nella quale speriamo in qualche misura di riprenderci la nostra democrazia” ha detto durante una premiazione.

Oggi come nel 2016, la battaglia delle star appare però segnata da un’ipocrisia di fondo: sia chiaro, ci sarebbero mille ragioni per criticare il presidente Donald Trump o la sua politica estera, ma la battaglia di Hollywood sembra essere prerogativa di qualche borioso miliardario conformista che non riesce più a comprendere il mondo e che non accetta che vi sia un presidente che porta avanti una visione diversa dalla sua.

I temi su cui le star tacciono

Perché, per esempio, le star di Hollywood non spendono nemmeno una parola per la guerra in Yemen, il più grande disastro umanitario del nostro tempo in cui anche gli Usa sono impegnati? Perché non criticano l’appoggio incondizionato dell’amministrazione americana a un regime spietato come quello saudita? Eventi cruciali del nostro tempo che non sembrano interessare l’attore medio hollywodiano, impegnato com’è a spendere sempre una buona parola sui temi cari al politicamente corretto quali ambiente, razzismo, e diritti lgbt.

Come i grandi partiti di “progressisti”, in calo in tutto il globo, il patinato mondo dello spettacolo riflette la grande crisi d’identità della “sinistra” liberal e politicamente corretta. Come spiega Francis Fukuyama, infatti, “in molte democrazie, la sinistra si concentra meno sulla creazione di un’ampia uguaglianza economica e più sulla promozione degli interessi di un’ampia varietà di gruppi emarginati, come le minoranze etniche, gli immigrati e i rifugiati, le donne e le persone Lgbt […] Durante l’era della globalizzazione, la maggior parte dei partiti di sinistra ha cambiato la propria strategia. Piuttosto che costruire solidarietà attorno a grandi collettività come la classe lavoratrice o gli sfruttati, ha iniziato a concentrarsi su gruppi sempre più piccoli”.

Ancora poche ore e vedremo se ai lavoratori della classe media americana i predicozzi sul clima e sul razzismo di star che vivono in una bolla di sapone lasciano il segno. Nel 2016 fu un vero e proprio autogol dei democratici. Sarà così anche questa volta? 

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