Macron, candidato dell’establishment

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Il partito socialista punta tutto su Emmanuel Macron. Dopo l’investitura di Valls, che aveva detto che avrebbe votato Macron per dare alla Francia un candidato forte e credibile, anche il presidente François Hollande ha deciso di far cadere la maschera.In particolare, secondo il quotidiano Le Monde, in una confidenza fatta da Hollande al suo entourage, il presidente avrebbe affermato che sentiva qualcosa di marcio in queste elezioni. “Cette campagne sent mauvais”, avrebbe detto ai suoi collaboratori. Il più grande timore, l’odore di marcio che esalerebbero questi ultimi giorni di campagna elettorale, nascerebbe dal potenziale scontro fra i cosiddetti populismi, fra Le Pen e Mélenchon. All’Eliseo sanno che questa possibilità non è più qualcosa d’impossibile, e hanno paura che possa escludere i partiti dell’establishment dalla corsa alla presidenza.Con Le Point, che sta per far uscire un numero con le dichiarazioni del presidente, Hollande è stato anche più esplicito, quando, in un passaggio su Macron, ha parlato della necessità di rinnovamento della politica francese. Un rinnovamento che servirebbe, a detta del presidente, come antidoto ai populismi, alle falsificazioni e alle semplificazioni. Secondo Hollande, bisogna dare fiducia all’intelligenza dei francesi e in quei francesi che vogliono il rinnovamento.Questo rinnovamento sperato da Hollande, non è nient’altro che Emmanuel Macron. E del resto, non poteva essere altrimenti. La sinistra francese di oggi è rappresentata da due nomi che certamente non sono visti di buon occhio da Hollande. Benoit Hamon è il candidato più scomodo che potesse uscire dalle primarie del Partito Socialista. Ministro con Hollande tra il 2012 e il 2014, fu lui a essere parte di quella fronda di ribelli che, dall’interno del partito, spingevano per cercare in tutti i modi di modificare la tremenda legge del lavoro varata da Macron e Valls. Un binomio che non a caso si ripresenta ora, con l’investitura di poche settimane fa da parte di Valls nei confronti del suo giovane ministro.Mélenchon, invece, rappresenta forse anche un nemico peggiore di Le Pen per i socialisti, perché sta diventando nel corso del tempo il porto in cui approdano tutti i socialisti delusi dagli anni di presidenza Hollande. Non è un caso che il crollo del Partito Socialista sia andato di pari passo nei sondaggi con l’ascesa di Mélenchon. France Insoumise, il movimento di Mélenchon, raccoglie una sinistra radicale ma soprattutto delusa. È una Francia che va dai comunisti ai socialisti e che guadagna terreno grazie a una campagna elettorale quasi perfetta del suo leader e alla fine dei giochi per Hamon. Il programma di Mélenchon, fatto di ecologia, antimilitarismo, uscita dalla NATO e riforma dei parametri dell’eurozona, è un programma che oggi pesca in un oceano di sinistra “populista” che non ha alcuna voce. E in Francia è una fetta importantissima dell’elettorato.Tra la vendetta per Hamon e l’odio per Mélenchon, l’unica alternativa per Hollande era quella di sostenere alla fine Macron. Del resto, se i sondaggi hanno ragione, le alternative sono due: o un ballottaggio Le Pen – Mélenchon, o un ballottaggio Le Pen – Macron. Tra le due alternative, il Partito Socialista non ha dubbi. Il primo ballottaggio sarebbe il trionfo del nemico populista, una riformulazione politica dei parametri con cui la Francia ha vissuto negli ultimi anni, e una vera e propria fine per i partiti tradizionali.Macron è la novità mediatica che però ricalca, al contrario, politiche perfettamente in linea con gli ultimi governi. Non a caso era nel governo Valls. Non a caso era il ministro dell’economia tra il 2014 e il 2016. E non a caso fu uno dei primi a chiedere ad Hollande di ricandidarsi, in qualità di “candidato legittimo”. È esattamente uno di loro, ma con l’aura di rinnovazione che oggi è il leitmotiv dei partiti legati all’establishment. Il Partito Socialista non aveva alcuna possibilità, dopo Hollande, di vincere di nuovo. Consapevole di questa sconfitta certa, il presidente francese non ha neanche deciso di ricandidarsi, per quanti fossero i rischi di una colossale sconfitta, e si è così deciso di giungere a una candidatura di ripiego come Hamon, destinata a perdere.L’investitura di Hollande è quindi l’ennesima dimostrazione che Macron ha di nuovo solo il nome del partito, ma in realtà è un programma perfettamente conciliabile con il precedente governo e la precedente presidenza. Un’investitura che però potrebbe essere anche una lama a doppio taglio. Se il Partito Socialista è crollato nei consensi e Hollande è il presidente meno apprezzato della storia repubblicana, un’endorsement socialista può davvero aiutare Macron?Stando ai sondaggi e alle tendenze dell’elettorato francese, non sembra essere così. Il movimento di Macron ha puntato tutto sull’apparire come il nuovo, il diverso, quell’essere “né di destra né di sinistra” per raccogliere consensi nella Francia liberale, liberista e moderata. Ma soprattutto per raccogliere consensi fra i delusi socialisti e i delusi gaullisti, un bacino elettorale molto fluido e senza radicamento. Il sostegno di Macron e Valls, rispettivamente il peggior presidente francese e il premier più discusso degli ultimi tempi, potrebbe presto trasformarsi in un regalo avvelenato.