Quando arriva il momento di tirare le somme, soprattutto nel caso di un’esperienza politica che giunge al termine, si tenta di rilevare luci e ombre, mettendole sul piatto della bilancia e cercando di redigere un’analisi più obiettiva possibile: operazione difficile nel caso di François Hollande, primo presidente uscente della Repubblica francese in 58 anni di storia a decidere di non ricandidarsi , anche se alcuni rumors lo vorrebbero ancora in corsa. Ciò non accadeva dalla Seconda Guerra mondiale.Un bilancio disastrosoDietro di sé, il socialista lascia soltanto macerie: quando, lo scorso dicembre, decise che non si sarebbe presentato alle prossime elezioni di aprile, i sondaggi gli accreditavano un misero 14%: “Non mi candido perché voglio dare una chance alla sinistra di sconfiggere estremisti e conservatori” – ha dichiarato – “Qui non è in gioco il futuro di una persona ma di un intero Paese”. Sembra passato un secolo da quel 6 maggio 2012, quando Hollande vinse il secondo turno delle elezioni presidenziali ottenendo 18.000.668 voti (51,6 %), contro i 16.860.685 (48,4 %) di Sarkozy. Era il grande ritorno dei socialisti al governo dopo l’esperienza (1981-1988) di François Mitterrand. Dopo 5 anni di governo, Hollande lascia una Francia impaurita, disorientata, colpita nel cuore dal terrorismo jihadista, indebolita sotto il profilo geopolitico – schiacciata dal predominio della Germania di Angela Merkel – e segnata dall’accrescere di tensioni sociali, soprattutto nelle convulse periferie cittadine. Una voragine che potrebbe spianare le porte alla candidata del Front National Marine Le Pen.Austerità, la grande promessa (non mantenuta)Quel 6 maggio 2012, Hollande promise, davanti alla folla che si era accalcata a place de la Bastille, la piazza-simbolo della Rivoluzione, di cambiare l’Europa: “Grazie popolo di Francia, questo è l’inizio di un movimento in tutta Europa – affermò – è ora di finirla con l’austerità. Ricorderete per il resto della vostra vita questo grande raduno alla Bastiglia, perché darà un segnale di cambiamento. In tutte le capitali, ci sono persone che vedono in noi una speranza per la fine dell’austerità”.Gavin Mortimer, sulle colonne del quotidiano britannico Spectator, analizza in modo efficace quel discorso e il flop dei cinque anni disastrosi del Presidente socialista: “E’ difficile non ridere rileggendo quelle parole. Un cambiamento in Francia c’è stato sì, ma in negativo. Nemmeno il sostenitore più accanito di Hollande potrebbe mettere in discussione il fatto che la sua presidenza è stata la più catastrofica dall’inizio della Quinta Repubblica, iniziata nel 1958. Con lui la Francia ha raggiunto livelli di illegalità spaventosi”. Al contrario di ciò che promise il leader socialista, in Europa la Francia si è appiattita sulle posizioni della Germania, lasciando ad Angela Merkel il ruolo di protagonista assoluta. Il modello tedesco è ancora quello dominante e Hollande non ha fatto nulla per metterlo in discussione.Un Paese più poveroSecondo l’analisi di Stefan Kipfler pubblicata su Global Research, il presidente uscente ha completamente tradito le istanze dei lavoratori: “Il numero totale di disoccupati e precari ha continuato a crescere durante la presidenza Hollande. Nonostante l’esportazione di armi, l’industria è in grande difficoltà e in pieno declino. I tassi di povertà, inoltre, sono superiori rispetto al 2008”.La disoccupazione a dicembre 2016, nonostante qualche timido segnale di ripresa, era salita per il terzo trimestre consecutivo toccando il 10%. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, nei mesi scorsi, arrivando anche a scontri violentissimi e scene di guerriglia, per protestare contro la Loi Travail , la riforma del mercato del lavoro – il “jobs act francese” –  varata dal governo Valls.Il flop delle misure anti-terrorismoCharlie Hebdo, le stragi del 13 settembre 2015, l’attentato del 14 luglio 2016 a Nizza. In Francia si è assistito a una drammatica escalation del terrorismo jihadista. Naturalmente, questi tragici eventi hanno contribuito a minare la leadership di Hollande e la popolarità della sua presidenza.Dopotutto, il programma del governo per contrastare il cancro islamista in Francia si è rivelato un “fiasco totale”, secondo un rapporto parlamentare pubblicato pochi giorni fa. Secondo il dossier, il tentativo di reinserimento dei potenziali terroristi nella società, non funziona perché la maggior parte degli islamisti rimane convinta delle proprie idee. “E’ un processo molto lungo. Queste persone, che hanno sposato l’ideologia dello Stato islamico, non se ne libereranno così facilmente, in pochi mesi” – ha affermato il senatore Esther Benbassa.  “Il programma di reinserimento è un fiasco totale. Tutto deve essere ripensato da zero” – ha affermato il senatore Philippe Bas, capo della commissione del Senato che ha stilato il rapporto. L’ultimo grande flop di una presidenza da dimenticare, in attesa delle elezioni di aprile che potrebbero cambiare il volto dell’Europa per sempre.

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