“Hindu, Hindi, Hindustan”: una religione, l’induismo, una lingua, l’hindi, per una terra consacrata a una comunità nazionale omogenea e la cui dominazione dovrebbe spettare a un ceppo ben definito. Un’India a uso e consumo della cultura indù, che ignori la presenza al suo interno di minoranze etniche, linguistiche, religiose di ampia portata, prima fra tutte la terza comunità musulmana più grande al mondo, che si aggira attorno ai 200 milioni di persone, maggioritaria nella contesta regione del Kashmir ai confini col Pakistan.

Sono questi i fondamenti dell’Hindutva, l’ideologia ultranazionalista che inforna oggi il governo di Narendra Modi e del suo Partito Popolare Indiano (Bjp), la cui retorica, letta soprattutto in contrapposizione alla radice musulmana del confinante Pakistan, è stata cruciale per garantirgli a maggio la rielezione ad ampissima maggioranza. Mentre sul fronte economico Modi predica il libero mercato, gli spiriti animali del capitalismo e le privatizzazioni, il suo consenso politico si fonda su un’ideologia che ha una storia novantennale e mira a ricondurre a unità la lunga tradizione storica, religiosa e politica della civiltà indiana.

Il Bjp, infatti, è organizzazione derivata dal Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss, “Organizzazione Volontaria Nazionale”), un’ampissima associazione-ombrello volontaria da oltre 5 milioni di iscritti che ha nell’evangelizzazione al verbo dell’Hindutva la sua missione. Narendra Modi ne fa parte fin da quando aveva l’età di otto anni, così come l’ex Primo Ministro Vayjpee. Il Rashtriya Swayamsevak Sangh, scrive Il Foglio, “nasce a Nagpur, in India, nel 1925 per opera di R.B. Hegdewar, un brahmino del Maharashtra. L’ ideologo di punta dell’ Rss è stato V.D. Savarkar (18831966). Fu lui a coniare il termine “hindutva” con cui viene oggi chiamata l’ ideologia fondamentalista hindu. Nella biografia di Savarkar si legge che, a dodici anni, alla testa di un gruppo di coetanei, prese a sassate la moschea del suo villaggio per vendicarsi delle “atrocità” commesse dai musulmani nei confronti degli hindu. Da allora, per Savarkar, i musulmani saranno sempre gli “aggressori” e contro di loro doveva materializzarsi la vendetta degli hindu”.

La Rss fu modellata tra gli Anni Venti e Trenta sulla base delle organizzazioni volontarie e giovanili dei regimi totalitari, come l’Opera Nazionale Balilla del periodo fascista a cui sono ispirate le unità di base dell’organizzazione, le “shakha” (“rami”), termine con cui è indicato “sia il gruppo di volontari sia il luogo fisico dove si riuniscono. La shakha prende lo spunto dagli akhara, le tradizionali palestre indiane. Nelle shakha si fanno esercizi fisici, si lotta con le “lathi”, i bastoni di bambù, si compie il saluto rituale alla bandiera triangolare color zafferano dell’ Rss, si ricordano l’ Età dell’ oro del periodo vedico e le gesta degli eroi hindu del passato”.

La Rss è una massa di manovra fortemente organizzata. Bandita quattro volte, di cui tre nell’era dell’India indipendente, si è sempre ripresa con forza. Nel 1971, durante la guerra col Pakistan, la Rss chiamò all’unità nazionale nonostante la sua ostilità al Primo Ministro Indira Gandhi, organizzando ronde notturne per le città e campagne di raccolta sangue; nel 1992 i suoi membri organizzarono la demolizione della Moschea di Babri nell’Uttar Pradesh, causando una reazione a catena che portò a scontri di piazza e a oltre 3mila morti. Oggigiorno, sostiene il nazionalismo hindu di Modi su diversi fronti, dalla protezione dei diritti di cittadinanza, che secondo il Ministro dell’Interno e membro della Rss, Amit Shah, dovrebbero essere concessi solo agli hindu alla difesa delle tradizioni più ortodosse, tra cui la sacralità dei bovini di cui si prende carica la curiosoa Bharatiya Gau Raksha Dal, l’Organizzazione indiana per la protezione della vacca.

Questo quadro descrive una situazione che vede un Paese a cavallo tra tradizione e modernità egemonizzato da una versione di nazionalismo rigida, di difficile sostenibilità in un Paese complesso e tarato su più fusi orari storici interni come l’India odierna. Sul piano concreto, la violenza etnica potrebbe essere lo sfogo della retorica di Rss e Bjp. Secondo quanto riportato dalla Bbc, la violenza religiosa sta contagiando un po’ tutta l’India. Lo scorso giugno è stato il mese più sanguinoso, con diversi attacchi registrati all’indirizzo dei musulmani che si vanno ad aggiungere a quelli degli anni precedenti, causa di oltre 40 morti tra 2015 e 2018. Intanto, dalle problematiche sulla disuguaglianza economica all’accessibilità a numerosi servizi primari, numerose questioni rimangono insolute nell’India di Modi. Fino a quando il nazionalismo etno-religioso esasperato potrà fungere da foglia di fico per tali contraddizioni?

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