Il caso delle e-mail di Hillary Clinton potrebbe essere tutt’altro che chiuso. Nel luglio 2016, l’Fbi, attraverso l’ex capo del bureau James Comey, comunicò che non ci sarebbe stata alcuna incriminazione per l’ex segretaria di Stato, in merito al contestato utilizzo di un server privato per la posta elettronica, nel periodo in cui la Clinton guidava la diplomazia Usa. Comey definì Clinton e il suo staff “estremamente negligenti” per quanto hanno combinato con la storia delle mail, ma sottolineò che non c’era alcuna prova che abbiano inteso violare la legge.

Ora, però, sembra esserci l’ennesimo colpo di scena. Come riporta il giornalista investigativo John Solomon su The Hill, grazie all’incessante lavoro del presidente della commissione finanze del Senato Chuck Grassley e del presidente della commissione per la sicurezza e gli affari governativi del Senato Ron Johnson, infatti, sembra che il caso delle e-mail sia tutt’altro che chiuso. Secondo un memorandum dei due senatori che indagano sul caso, nel 2016 l’Fbi – non esaminò prove “altamente classificate” che potrebbero dare risposte a molte domande sull’operato di Hillary Clinton.

Nel 2016 l’Fbi ignorò prove fondamentali

Da ciò che emerge, la sensazione è che il bureau non fece adeguatamente il proprio dovere fino in fondo. Forse per salvare Hillary Clinton dalla possibile incriminazione? Secondo il memorandum redatto dai due senatori, nel 2016 “l’Fbi decise di non accedere a determinate informazioni altamente classificate e potenzialmente rilevanti per l’indagine” si legge, nonostante il bureau fosse consapevole della loro importanza ai fini dell’indagine e una loro lettura fosse “necessaria”. A seguito di questa rivelazione, il 16 aprile 2019, i senatori Grassley, Johnson e Graham hanno inviato una lettera al procuratore generale William Barr ribadendo la necessità di una risposta scritta.

“Inizialmente – scrive Solomon – il capo avvocato dell’Fbi James Comey pensava che Hillary Clinton dovesse essere incriminata, e l’ufficio scrisse una bozza a sostegno di quella decisione, salvo poi rinunciare. E ora apprendiamo che l’Fbi ha scelto volontariamente di ignorare prove altamente classificate nel caso delle e-mail. È esattamente quel tipo di comportamento che porta molti americani a chiedersi se ci siano due sistemi giudiziari all’interno dell’Fbi: uno per i Clinton e uno per il resto del Paese”.

Nei giorni scorsi, inoltre, sempre sul caso emailgate, un giudice federale di Washington Dc ha accolto quasi tutte le richieste di ulteriori accertamenti da parte del gruppo conservatore Judicial Watch. Nei prossimi mesi, sette funzionari del Dipartimento di Stato dovranno pertanto deporre rispetto alla loro condotta nel periodo in cui Hillary Clinton era Segretario di Stato.

Cos’ l’Fbi salvò Hillary dall’incriminazione

Secondo quanto emerso a dicembre 2017, la dichiarazione dell’ex direttore dell’Fbi James Comey inerente l’inchiesta sulle e-mail di Hillary Clinton fu modificata più volte in modo da “annacquare” le conclusioni del bureau e salvare Hillary dall’incriminazione. Come dimostra la documentazione resa pubblica dal senatore Ron Johnson – presidente del Senate Homeland Security Committee – l’agenzia governativa ha apportato delle modifiche alla bozza in maniera tale da non dare luogo a un’accusa formale nei confronti dell’ex Segretario di Stato.

Nella bozza iniziale, Comey affermava che era “ragionevolmente probabile” che “attori ostili” avessero accesso all’account personale di posta elettronica dell’ex segretario di stato Hillary Clinton: quel “probabile” è stato modificato successivamente in “possibile”, stravolgendo completamente il peso della dichiarazione. Un altra modifica mostra come le azioni di Clinton e dei suoi colleghi siano passate dall’essere “negligenti” a “estremamente distratte”. Questa è, come rileva Fox News, una distinzione legale fondamentale e non una banale questione stilistica o di forma.

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