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Hezbollah ha 10mila soldati nel sud della Siria, a pochi chilometri dalle alture del Golan, ed è in corso la costruzione di basi e di reti di tunnel per preservare le truppe libanesi in caso di attacco israeliano. La testata online Middle East Eye ha ricevuto questa informazione direttamente da un comandante di Hezbollah in Siria, che ha tuttavia preteso l’anonimato. “Il piano di de-escalation è migliore per noi“, ha spiegato il comandante Hezbollah, “stiamo lavorando con più libertà, non ci sono più bombardamenti”. Che poi continua dando le cifre di questa forza sciita presente nel sud della Siria: “Hezbollah ha oltre 10mila combattenti dispiegati nella Siria meridionale: un esercito composto di fanteria, missili, carri armati, forze d’élite. Operiamo come nel Libano meridionale, ma ovviamente in maniera velata”.

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L’intervista è stata pubblicata soltanto in queste ore, nonostante sia arrivata alla redazione della testata online prima di questa settimana. In particolare, il portale sul Medio Oriente ha precisato che le dichiarazioni fossero precedenti all’esplosione delle tensioni fra Hezbollah e Israele di martedì scorso, quando le forze israeliane hanno colpito un drone di ricognizione del Partito di Dio che, secondo quanto dichiarato dal comandante delle Israel Defense Forces, stava minacciando la sicurezza dei cieli israeliani nelle alture del Golan.

Le dichiarazioni rese da parte del comandante di Hezbollah possono suonare come una minaccia all’interno delle forze di sicurezza israeliane, soprattutto perché confermano quanto sospettato e temuto da Israele negli ultimi anni, e cioè che Hezbollah stesse sfruttando la guerra in Siria per consolidare le proprie posizioni militari al confine siro-israeliano in caso di attacco da parte israeliana o per sferrare un attacco contro lo Stato di Israele. Le alture del Golan, occupate dalle forze armate israeliane e mai riconosciute legittimamente in mano a Israele, rappresentano uno dei punti di frizione più importanti fra queste forze, tanto che Israele ritiene che la possibilità di un conflitto con Hezbollah sia praticamente identica sia nel territorio al confine con la Siria sia nel territorio al confine con il Libano. Non è un caso, dunque, che il governo di Tel Aviv stia da tempo chiedendo alla Russia e agli Stati Uniti di modificare gli accordi che prevedono le zone di de-escalation nel sud della Siria. Queste regioni in cui vige il cessate-il-fuoco, che sono state essenziali per la pacificazione del conflitto siriano in quelle aree e utili affinché gli sforzi degli eserciti di Damasco e Mosca si concentrassero contro i terroristi di Daesh a Deir Ezzor, sono considerate il vero problema di Israele che le ritiene invece zone franche sotto la protezione russa in cui Iran ed Hezbollah possono proliferare e radicarsi.

A conferma di quanto Israele ritenga possibile, anche nel prossimo futuro, uno scontro frontale con le milizie sciite libanesi, le forze israeliane hanno concluso giovedì scorso le più grandi esercitazioni militari da vent’anni a questa parte (Per approfondire: “Israele inizia le prove generali della guerra contro gli Hezbollah”). Le manovre, denominate “Luce del grano”, hanno avuto luogo nel nord di Israele, non troppo lontano dal confine con il Libano, ed hanno avuto come oggetto la potenziale invasione di un “gruppo terroristico”, in riferimento, ovviamente a Hezbollah. Intervistato al quotidiano online, Nicholas Blenford, esperto di Hezbollah per l’Atlantic Council, ha sostenuto che in realtà è facile ritenere che il numero di diecimila soldati sia eccessivo. A suo dire, la milizia sciita consta di meno uomini in prossimità del Golan e probabilmente non ha questa forza militare così come paventata nelle dichiarazioni rese dall’anonimo comandante. Tuttavia, sempre secondo l’esperto, è da ritenere implicito che Hezbollah abbia voluto da subito imporre nella guerra in Siria una strategia tesa all’acquisizione di avamposti nei pressi delle alture del Golan. Se dunque è accertato che le forze libanesi abbiano l’intento di rendere la regione meridionale della Siria una base logistica per le proprie truppe e per costruire infrastrutture belliche in caso di conflitto con Israele, non è chiaro né se queste siano poi utilizzate effettivamente, né se siano poi già pronte all’uso. Sembra più di essere di fronte al classico esempio di equilibrio del terrore. Un equilibrio che per ora ha mantenuto la pace per 11 anni, dopo il conflitto del 2006 terminato con l’imposizione di Unifil come forza cuscinetto fra i due contenendoti e che sembra dover continuare. Nessuna potenza mondiale può accettare, in questo momento, lo scoppio di una guerra in quella regione, specialmente quando ci sono ancora forze russe e statunitensi in campo. Il rischio della deflagrazione di un conflitto su larghissima scala è ancora troppo alto.

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