“Addio, vecchio amico del popolo cinese”. Pechino ha accolto con grande tristezza, persino sul social Weibo, la scomparsa di Henry Kissinger, il controverso gigante della politica estera americana che ha mantenuto per decenni e sino ai suoi ultimi giorni un legame indissolubile con la Cina. Xie Feng, l’ambasciatore della Repubblica popolare cinese negli Stati Uniti, ha espresso profondo dolore per una figura che rimarrà “sempre nei nostri cuori” mentre la televisione di stato ha ricordato le oltre 100 visite compiute dal diplomatico Usa nel Paese del dragone e le parole da lui pronunciate qualche anno fa: “la Cina è diventata una parte importante della mia vita”.  

Genesi di un’amicizia 

Tutto era cominciato con l’elezione di Richard Nixon nel 1968. L’allora inquilino della Casa Bianca si chiedeva come fosse possibile trattare con un nemico come Mosca e non anche con Pechino. All’epoca, infatti, gli Stati Uniti riconoscevano solo le autorità cinesi che governavano Taiwan e un timido dialogo con i rappresentanti comunisti si svolgeva a Varsavia senza grandi risultati. Nixon aveva quindi raggiunto la conclusione che un avvicinamento al gigante asiatico sarebbe potuto tornare utile in funzione antisovietica. Una convinzione condivisa da Kissinger già prima di entrare nella squadra del presidente.  

Dopo la sua nomina, Kissinger aveva cercato di stabilire un canale di comunicazione attraverso il Pakistan, la Romania e alcuni contatti presso l’ambasciata di Pechino a Parigi. Il segnale decisivo era arrivato con la risposta del premier cinese Zhou Enlai al presidente pachistano Yahya Khan per confermare che “un inviato speciale di Nixon sarebbe stato ricevuto con piacere”.

È a quel punto, nel 1971, che l’allora consigliere per la Sicurezza nazionale, viene inviato in gran segreto nella Cina comunista, di fatto il primo americano di alto livello a visitare quel Paese. Nel corso di due missioni a distanza di pochi mesi l’una dall’altra, incontra Zhou Enlai discutendo di questioni spinose come la guerra di Corea, il conflitto in Vietnam e lo status di Taiwan rendendosi protagonista di un equilibrismo diplomatico sul dossier legato all’isola ribelle rivendicata da Pechino e governata dalla fine della guerra civile dal generale Chiang Kai-shek.

L’iniziativa dell’inviato del presidente americano viene apprezzata da Zhou Enlai e, soprattutto, dal Grande Timoniere Mao Zedong. Il successo di Kissinger apre quindi la strada alla visita ufficiale di Nixon nel febbraio del 1972, il primo passo verso la normalizzazione dei rapporti tra la Cina e gli Stati Uniti. Lo scandalo del Watergate che travolgerà il presidente e le esitazioni del suo successore Gerald Ford comporteranno un ritardo nella formalizzazione delle relazioni tra Washington e Pechino, avvenuta nel 1979, e nell’accettazione della politica di un’”unica Cina”.  

Il simbolo dietro l’amicizia 

Pur se lontano dalle stanze del potere, l’opinione di Kissinger ha continuato ad essere ascoltata in Cina con grande interesse e reverenza. L’ultima visita a Pechino del diplomatico è avvenuta la scorsa estate quando è stato ricevuto dal presidente Xi Jinping nel pieno della fase di tensione successiva all’abbattimento di una sonda spia cinese intercettata nei cieli americani.

Xi Jinping ha commentato l’ultima visita del diplomatico ricorrendo ad espressioni particolarmente calorose: “il popolo cinese non ha mai dimenticato i suoi vecchi amici e le relazioni sino-americane saranno sempre legate al nome di Henry Kissinger”. Dietro queste dichiarazioni esplicite gli analisti colgono messaggi ben più nascosti. A partire dall’amministrazione di Barack Obama, Washington ha cominciato a considerare Pechino come un rivale strategico. La presidenza di Donald Trump in questo senso ha segnato uno dei punti più bassi nelle relazioni tra i due Paesi con l’inizio di una guerra commerciale e l’aumento del supporto a Taiwan da parte degli Stati Uniti. La celebrazione dell’amicizia con l’uomo che ha permesso il rapprochement tra le due potenze sembra pertanto assumere quasi i tratti di un’operazione nostalgia finalizzata a ricordare all’ex partner come un tempo le due nazioni erano in grado di intendersi e cooperare. 

Non è dato sapere cosa Kissinger pensasse di questa interpretazione ma quel che è certo era la sua opinione sulle crescenti tensioni nelle relazioni tra gli Stati Uniti e la Cina rilanciate, dopo Trump, anche con Joe Biden alla Casa Bianca. “Considerando l’attuale traiettoria ritengo che un conflitto militare sia probabile” ed entrambe le parti “dovrebbero fare un passo indietro prima del precipizio”, così affermava in un’intervista il miglior amico di Xi Jinping a Washington. Ed oggi, mentre il Paese del dragone piange uno storico alleato, quel precipizio appare un po’ più vicino.