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Sulle rive del Mare del Nord e nelle Isole del Canale, nelle giornate tra il 6 e il 7 maggio, dopo il suo perfezionamento la Brexit è stata blindata. Con ogni probabilità definitivamente. Il Regno Unito si riscopre potenza insulare, il governo di Boris Johnson rafforza il consenso politico ed elettorale che ha trainato i risultati del referendum del giugno 2016 e delle elezioni generali del 2019 vinte a valanga dai Conservatori e nel braccio di ferro sulla pesca con la Francia si capiscono le volontà di Londra di impostare una strategia vigorosa sui settori di potenziale disputa con i Paesi dell’Unione europea.

Sulle rive nordiche e nel mare a sud della Gran Bretagna dunque si manifestano le decise tendenze del Regno Unito post-Brexit. Tese a confermare gli scenari degli scorsi anni dopo che la realtà dei fatti aveva, mese dopo mese, fatto venire meno ogni previsione allarmistica sulle conseguenze dell’uscita di Londra dall’Unione EuropeaMatthew Goodwin ha ricordato su queste colonne che sul fronte economico la ripresa del Regno porterà a un riassorbimento delle conseguenze della crisi prima dell’Ue e che “il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha appena previsto per la Gran Bretagna una crescita economica del 5,3% nel 2021, rispetto al 4,4% per l’Eurozona e al 3,6% per la Germania”, mentre oramai arcinote sono le differenze tra i risultati della campagna vaccinale del governo Johnson e le prime, enormi incertezze dei Paesi dell’Unione.

Trionfo Tory ad Hartlepool

Gli elettori premiano i Conservatori e il premier a scapito dell’opposizione laburista e l’elezione suppletiva per il collegio di Hartlepool tenutasi a fianco delle elezioni amministrative del 6 maggio ha confermato il vento favorevole nella politica a favore dell’inquilino di Downing Street. Soprattutto, la conquista da parte dei Tory di uno storico collegio laburista ha confermato il fatto che lo sfondamento del partito di Johnson nello storico “Muro rosso” dell’Inghilterra settentrionale non è stato un accidente della storia connesso al clima elettorale del 2019, anno in cui i Conservatori conquistarono le ex roccaforti operaie risultate già decisive nel dare una spinta al trionfo della Brexit del 2016. Nel 2019 i Laburisti avevano confermato il loro seggio nella cittadina portuale dell’Inghilterra del Nord-Est eleggendo Mike Hill, recentemente dimessosi da Westmeinster, con il 37,7% dei consensi contro il 28% dei conservatori, mantenendo il controllo di un feudo in cui la sinistra non perdeva dal 1964 ma scendendo sotto la maggioranza assoluta dei consensi storicamente mantenuta.

Ebbene, al voto del 6 maggio il ribaltamento è stato totale. Hartlepool, che nel 2016 aveva premiato la Brexit col 69,4% dei consensi, è stata conquistata dai Conservatori, la cui candidata Jill Mortimer ha stravinto col 51,9% dei suffragi. Il premier si è precipitato a Hartlepool a celebrare una vittoria dal peso politico nazionale sottolineando che la città potrà “beneficiare dell’istituzione di una zona di porto franco” in tutto il bacino del fiume Tees, resa possibile dalla Brexit e dichiarandosi orgoglioso di aver portato a termine la missione delle elezioni del 2019: Get Brexit Done! Nel suo discorso Johnson ha inoltre rivendicato che molte cose, dalla campagna vaccinale all’opposizione al progetto calcistico “secessionista” della Superleague, sono state rese possibili dalla nuova capacità d’azione dello Stato britannico fuori dall’Unione Europea. E rinsaldato in un certo senso la presa dei Tory sulla storica base elettorale della sinistra. Ora conquistata dalla svolta di Johnson sull’economia, dalla possibilità di una nuova protezione statale per redditi, occupazione, crescita.

Faccia a faccia nel Canale

Ha un forte peso politico per gli equilibri del post-Brexit anche quanto accaduto nelle Isole del Canale. L’arcipelago, che tra le isole conta oltre alla più grande, chiamata Jersey, quella di Guernsey e le isolette di Alderney, Herm e Sark, è al centro del contenzioso sui diritti di pesca tra Londra e Parigi. Le Isole del Canale, mai parte dell’Ue, hanno ritardato l’applicazione dei diritti di accesso alle acque britanniche concessi ai cittadini francesi, ricevendo in cambio minacce di tagli alla fornitura di energia elettrica tramite cavi sottomarini. Come riportato da Reuters, il primo ministro britannico ha affermato il suo “sostegno incrollabile” alla piccola comunità inglese presente sulle isole di fronte alla prospettiva di vedere tagliata la fornitura di elettricità.

Da inizio 2021 non è più valida l’intesa sottoscritta nel 2004 tra i pescatori bretoni e normanni e i funzionari inglesi per definire la delimitazione delle diverse zone di pesca delle isole del Canale della Manica. E la mancanza di un accordo tra il governo locale delle Isole, subordinato alla corona britannica, e Parigi o l’Ue ha reso ingarbugliata la situazione. Dopo che davanti al porto principale dell’isola di Jersey, Saint-Helier, decine di pescherecci francesi si sono ammassati per protestare contro il nuovo sistema di licenze applicato da Jersey Londra ha risposto schierando le navi da pattugliamento della Royal Navy. Ribadendo che dal completamento della Brexit la Manica si è ampiamente espansa nelle sue dimensioni. La nave britannica è in alto mare, tra i porti del Nord e le Isole del sud è proprio il mare stesso a segnalare che la Brexit è più reale che mai. Non sappiamo ancora come sarà la navigazione per Londra nel medio-lungo periodo: il governo di Johnson è però destinato a fare tutto il possibile per affermare l’irreversibilità del processo. I risultati elettorali e le scaramucce sui confini marittimi, a loro modo, blindano le prospettive in tal senso.

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