Saad Hariri è ancora, come del resto aveva detto  Michel Aoun, il premier del Libano. Tornato oggi a Beirut per festeggiare i 73 anni dell’indipendenza dalla Francia, il leader sunnita,  al termine dell’incontro con il Capo dello Stato, ha detto: “Ho proposto le mie dimissioni al presidente che mi ha chiesto di temporeggiare per avere tempo per nuovi accordi, nella speranza che il Libano entri in una nuova fase”.

Hariri, stando alla trascrizione ufficiale del suo discorso, ha detto di sperare che la sua scelta “spiani la strada a un dialogo responsabile che rinnovi l’impegno rispetto agli Accordi di Taif e al consenso nazionale, e che risolva le questioni controverse con ripercussioni sulle relazioni del Libano con i fratelli arabi”.

Secondo il premier, in “questa fase critica”, servono “sforzi eccezionali da parte di tutti per proteggere” il Paese “dai rischi e dalle sfide”, tenendolo distante “dalle guerre esterne, dalle lotte e dai conflitti nella regione e da tutto ciò che può nuocere alla stabilità e alle relazioni fraterne con i fratelli arabi”. Hariri ha inoltre auspicato una “vera collaborazione con tutte le forze politiche” affinché “prevalga l’interesse del Libano”.

Gli accordi di Taif

Al termine della guerra civile che aveva insanguinato il Libano dal 1975 al 1990, i deputati del Paese dei Cedri, sotto l’egida di una commissione formata da Arabia Saudita, Marocco e Algeria, siglarono gli accordi di Taif (22 ottobre 1989) con lo scopo di disarmare tutte le milizie presenti nel Paese, sia quelle cristiane che quelle musulmane. Quest’accordo fu rifiutato (e non a torto) da Aoun: “I deputati non sono legittimati a concludere trattati con Paesi stranieri. È compito del governo”.

“Il Libano prima di tutto”

Dopo aver presenziato alla parata militare per l’indipendenza, Hariri è tornato a casa, dove è stato accolto da migliaia di sostenitori. “Resto con voi – ha detto il premier alla folla riunita nella zona della sua residenza – continuiamo insieme per essere la prima linea di difesa del Libano e della sua stabilità. È un momento che non dimenticherò. Grazie. Il nostro slogan resterà ‘Il Libano prima di tutto’“. 

I sauditi incassano

Almeno questo primo round, non è stato vinto dall’Arabia Saudita che spingeva per l’abbandono totale di Hariri dalla scena politica e, di conseguenza, per la crisi del governo libanese. Qualsiasi cosa si siano detti Aoun e il primo ministro libanese, l’obiettivo è la stabilità del Paese. L’Arabia Saudita sembra aver perso la sua partita in Libano. Almeno per il momento.

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