Skip to content
Politica

Hamad Al Thani, il padre di una superpotenza in miniatura chiamata Qatar

Hamad Al Thani, il padre di una superpotenza in miniatura chiamata Qatar. Vita e sfide di un moderno principe.

La morte di Hamad Al Thani, ex emiro del Qatar e uomo simbolo del Paese arabo centrale per la produzione di gas naturale, gli investimenti e la diplomazia multilaterale, divenuto negli ultimi decenni un protagonista degli affari internazionali, segna la fine simbolica di un’era che proprio il 74enne ex monarca, morto due giorno fa a Doha, ha contribuito a edificare. Il Qatar di Hamad Al Thani ha avuto un ruolo da “superpotenza in miniatura” nel Medio Oriente contemporaneo.

Il Paese è divenuto una centrale energetica di primo piano strutturando l’export di gas naturale liquefatto (Gnl) come via maestra per alimentare, nell’era di Hamad, il neocostituito fondo sovrano, la Qatar Investment Authority (Qia), con una potenza di fuoco finanziaria utilizzata per compiere importanti investimenti in Occidente e presentare nel migliore dei modi l’immagine dell’Emirato, soprattutto in Europa. Armi e servizi occidentali, quote di gruppi come Volkswagen e Shell e l’intera proprietà di complessi residenziali a Milano (si pensi al caso di Porta Nuova) e di squadre di calcio in Francia (Paris Saint Germain) sono stati la destinazione dei proventi dei petrodollari (o meglio, dei gas-dollari) qatarioti. Nel 1996, poi, la nascita di Al Jazeera ha cambiato per sempre gli equilibri mediatici nella narrazione sul Medio Oriente, dando spazio anche a una voce araba di risonanza globale. E quella voce avrebbe, e ha tuttora, dietro di sé i capitali dello Stato del Qatar.

Hamad Al Thani fu il regista di tutte queste mosse, funzionali a presentare nel migliore dei modi l’agenda del suo Paese. Un’agenda fortemente autoritaria sul piano interno ma scintillante su quello esterno, che mostrava Doha come una città in rapida crescita, ricchissima e attrattiva, facendo della diplomazia dei grandi eventi sportivi una via maestra per presentarla al mondo, coprendo l’ombra delle grandi quantità di morti legate alle condizioni di lavoro precarie denunciate da media e attivisti.

La potenza nascosta del Qatar fu espressa con forza nel 2011, durante le Primavere Arabe, quando Doha si palesò come un attore decisivo per orientare in favore del movimento islamista della Fratellanza Musulmana le proteste in molti Paesi. In Egitto e nelle guerre civili in Libia e Siria la Fratellanza avanzò nettamente sulla scia della sponda tra Doha e la Turchia, sua stretta alleata, e di una certa benevolenza da parte occidentale, soprattutto statunitense, verso il processo di cambiamento regionale.

Doha avviò nell’era di Al Thani la sua operazione di bilanciamento tra attori che ne avrebbe amplificato il peso su scala internazionale, iniziando inoltre una strategia di mediazione nelle crisi più calde della regione e districandosi anche tra gli storici avversari del mondo arabo sunnita, Israele e Iran. Nel 2012 fu il primo capo di Stato straniero a visitare Gaza dopo la presa del potere di Hamas, che divenne negli anni una costola dello stesso Qatar a suon di finanziamenti a cui non furono mai estranee i via libera del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Vero e proprio “principe” nell’accezione machiavellica del termine, Hamad Al Thani ha sfruttato le logiche della globalizzazione e della nuova centralità del Medio Oriente per fare del Qatar un Paese inevitabile negli equilibri regionali. Ad oggi, la storia gli ha dato ragione, complici i suadenti (e miliardari) argomenti dati dalla ricchezza energetica e finanziaria di Doha. Il modello costruito dall’Emiro resta, però, precario. Negli ultimi mesi della sua vita ci ha pensato la guerra d’Iran, con la crisi di Hormuz a ricordarlo. E ora la sfida dei suoi successori sarà dare slancio e continuità a quanto costruito in questi 30 anni.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto