Una colonna di fumo in lontananza, un aereo non militare rimasto a terra con i motori accesi ed alcuni addetti che rientrano all’interno di una struttura. Sono immagini che testimoniano, secondo il sito libico The Libya Observer, il bombardamento dell’aviazione fedele al generale Haftar nei pressi del giacimento di El Feel. Il tutto sarebbe avvenuto tra venerdì e sabato scorso, quando già nel sud della Libia da almeno 48 ore è in vigore la “no fly zone” imposta dallo stesso generale che, nel frattempo, prova ad avanzare in tutto il Fezzan. 

La battaglia dei campi petroliferi 

L’aviazione dell’autoproclamato esercito libico, alle dipendenze per l’appunto di Haftar, entra già più volte in azione nel sud della Libia nell’ambito dell’operazione iniziata il 15 gennaio e voluta dall’uomo forte della Cirenaica per entrare nel Fezzan. Mai però, fino ad allora, si era spinta nei pressi di un campo petrolifero così importante come quello di El Feel. Quest’ultimo, assieme al vicino e più grande campo di Sharara, è oggetto delle mire degli attori attualmente in campo nel Fezzan. Ovviamente nessuno vuole perdere l’occasione di prendere o difendere il controllo delle risorse energetiche. Soltanto da Sharara, giusto per dare un’idea, esce circa un terzo dell’intera produzione di petrolio in Libia. La Noc, l’azienda libica che si occupa delle gestione delle risorse energetiche, da anni fa affidamento alle Petroleum Facilities Guard, milizie poste a protezione degli impianti ritenute vicine al governo di Al Sarraj. In particolare, è la brigata 30 ad occuparsi della sicurezza di Sharara, il cui campo però è in parte in mano ai manifestanti del gruppo de “La rabbia del Fezzan”, che prova ad attirare l’attenzione sulle condizioni di vita nel sud della Libia. 

Se a Sharara Haftar con le sue truppe è parzialmente presente da almeno una settimana, ad El Feel invece la situazione è diversa. Tra le altre cose, nelle ultime ore si ha notizia della totale presa di possesso dell’autoproclamato esercito libico proprio del campo di Sharara. Come si legge su Agenzia Nova, “una milizia di forze provenienti dalla città di Ubari, nel sud della Libia, e fedele al generale libico Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, ha occupato ieri sera gli impianti petroliferi di Sharara, nel sud”. Viene inoltre specificato che l’occupazione viene svolta in maniera pacifica dopo trattative con la brigata 30 e con i giovani del La Rabbia del Fezzan. 

Un avvertimento all’Italia?

Ad El Feel, come detto, al momento non ci sarebbero uomini ricollegabili ad Haftar. Il bombardamento citato ad inizio articolo, potrebbe quindi essere volto ad intensificare la lotta contro le milizie locali o vicine a Tripoli per prendere anche quel giacimento. Ma, rispetto a Sharara, c’è una differenza di non poco conto: se il primo è gestito da una joint venture che vede la compartecipazione della Noc con importanti colossi stranieri quali, tra tutti, la spagnola Repsol, ad El Feel invece la società libica opera con l’Eni. Il bombardamento di Haftar nei pressi del giacimento di El Feel coglie decisamente di sorpresa la stessa diplomazia italiana. Far cadere delle bombe nei pressi di uno dei più importanti obiettivi energetici dell’Italia, non può essere considerato affatto un caso. 

E c’è chi pensa ad un avvertimento fatto dal generale della Cirenaica proprio a Roma. O per sollecitare il nostro governo ad accettare lo situazione sul campo, accelerando il progetto già discusso nel dopo vertice di Palermo che vede Haftar quale capo militare unico della Libia, oppure per lanciare moniti per il sostegno dell’Italia all’attuale quadro politico di Tripoli. Di certo, si tratta di una repentina evoluzione su un terreno delicato, dove si concentrano molti interessi italiani, che rischia non fa dormire sonni tranquilli a chi, da diversi mesi, cerca di intrecciare la delicata e fragile tela che compone il quadro libico. 

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